TENDENZE POST-IMPRESSIONISTE

Orientamenti artistici che si svilupparono in Francia a partire dagli ultimi due decenni del XIX secolo e che ebbero influenze anche nel resto dell’Europa e furono fondamentali per la nascita dell’arte del Novecento. Alla loro base c’era la conquista impressionista della natura, indagata senza che l’artista scegliesse un soggetto particolare poiché tutto ciò che si presentava agli occhi era degno di essere rappresentato così come appariva alla vista. Il post-impressionismo è caratterizzato da un processo quasi infinito di ricerca che divenne estremamente soggettivo e sempre più legato alla cultura, all’interiorità e alle vicende di coloro che si avventurarono per strade non ancora percorse. Caratteristiche comini ai post-impressionisti sono il rifiuto della semplice impressione visiva e la tendenza a cercare la solidità dell’immagine, la sicurezza del contorno, la certezza e la libertà del colore.

Paul Cèzanne

Nato ad Aix-en-Provence nel 1839 da una famiglia benestante, studiò nel collegio Bourbon e successivamente seguì dei corsi di disegno alla Scuola delle Belle Arti della città natale. Passò alcuni anni a Parigi, dove si dedicò alla pittura, cercando di far accettare le sue opere al Salon ricevendo sempre rifiuti. Trascorse tutta la sua esistenza in Francia, tranne che per un breve soggiorno in Svizzera. A Parigi entrò in contatto con gli Impressionisti e partecipò anche alla loro prima esposizione.
Dall’Impressionismo Cézanne apprese l’arte del dipingere en plein air e la ricerca della massima luminosità dei colori. Ma l’esperienza impressionista fu per lui soltanto l’inizio di una ricerca che lo vide tormentarsi continuamente nella speranza di giungere a quella verità essenziale delle cose che l’impressione visiva non poteva esaurire.
Il lavoro fu per lui l’unica ragione di vita e morì in seguito a un temporale che lo colse mentre stava lavorando nel 1906
Cézanne pensava di essere come un ricercatore che sembra intravedere la realtà e le si avvicina sempre di più, ma non è certo di poterla finalmente contemplare e possedere.
Il disegno di C. è deciso ed è realizzato con linee ondulate che si sovrappongono nel delimitare i contorni mentre un fitto tratteggio indica le zone in ombra e modella i volumi. Talvolta al disegno a matita si sommano delle macchie d’acquarello. Gli acquarelli dell’artista vivono del disegno sottostante a matita che individua la geometria dell’insieme e dei vari strati di trasparenze colorate, sovrapposti l’uno all’altro solo dopo che la pennellata sottostante si era già asciugata. In tal modo si impedisce ai colori di mischiarsi e la loro sovrapposizione dà luogo a vari piani determinanti lo spazio. Inoltre lasciava bianco il foglio nei punti colpiti direttamente dalla luce. Ma neppure le masse venivano completamente finite bastante il colore già dato ad incarnare la forma.


La montagne de Saint Victoire,
1902, 1904
Philadelphia museum of art

C. è quasi ossessionato dal paesaggio che era solito vedere sin da bambino : quello dominato dalla montagna di Saint Vincent.
Nel dipinto, alla rappresentazione dei volumi, cioè alla scomposizione delle cose (paesaggio naturale e paesaggio creato dall’uomo) in essenzialità e loro ricomposizione tramite superfici accostate, si somma la ricerca della profondità senza prospettiva, ma attuata tramite i colori. Sono lo spessore e la corposità dell’aria che intende mostrare nella profondissima valle bloccata dal profilo del monte. L’aria e il cielo assumono anche i colori delle case e degli alberi: il verde è pure nel cielo da cui solo un tenue contorno azzurrino riesce a separare il monte, tanto i loro colori sono simili. La profondità è tutta nel cielo unito al monte dall’aria palpabile che si interpone tra il pittore e l’oggetto ritratto. Il dipinto è la natura svelata e vinta, pronta per essere consegnata ai pittori-ricercatori delle generazioni successive.

Paul Gauguin

Nasce a Parigi nel 1848 e l’anno dopo partì per il Perù, dove trascorse la prima infanzia. Rientrato in Francia, studiò a Parigi e ad Orléans; si stabilì a Parigi, dove lavorò come agente di cambio ma, costretto ad abbandonare l’impiego, poté dedicarsi alla pittura alla quale si era accostato negli anni Settanta partecipando a tutte le mostre degli impressionisti. Si trasferì in Bretagna e subito partì per Panama e la Martinica. Rientrato in Francia, visse per un certo tempo con Van Gogh, poi vendette tutto per trasferirsi a Tahiti. Dopo due anni fu di nuovo in Bretagna dove morì nel 1903.
Anche per lui gli inizi furono impressionisti, ma già nel 1888 il suo modo di dipingere era diverso. I colori erano dati per ampie campiture piatte e faceva uso maggiormente dei colori primari (R,B,G).Fu influenzato anche dalla pittura giapponese e dall’amico Bernard apprende il cloisonnisme, tecnica consistente nel contornare con un marcato segno nero cose e persone dipinte e nel riempire lo spazio definito con il colore, ad imitazione del cloisonné delle vetrate gotiche e nell’oreficeria medievale. La forte linea di contorno assume un valore espressivo contribuendo a mettere in risalto ciò che viene dipinto ed è sostitutiva dei valori spaziali di cui le tele di Paul Gauguin sono quasi del tutto prive. C’è quindi il recupero della bidimensionalità della pittura che può anche fare a meno di ogni illusionismo prospettico geometrico e cromatico.


Le Christ jaune
1889
Buffalo

Il dipinto raffigura delle donne bretoni inginocchiate ai piedi della statua di uno tanti crocifissi nei quali è facile imbattersi ancora oggi nelle chiese e nelle frazioni della Bretagna. Le colline sono gialle, gli alberi dalla chioma fiammeggiante d’un rosso vivo e il Cristo (contornato in verde e nero) è totalmente giallo.

Vi è anche resa evidente l’importanza rivestita dal colore, poiché esso non corrisponde a quello oggettivo. I colori adottati non sono altro che simboli, G. vuole esprimere una serie di sensazioni che vanno al di là del soggetto del dipinto.
Assieme all’antinaturalismo e alla tecnica cloisonniste è da sottolineare l’essenzialità del paesaggio e delle figure dai tratti appena abbozzati, figure semplificate, riassuntive e sintetiche (sintetismo viene infatti allineato a impressionismo da G).

Vincent Van Gogh

Uomo istintivo, dai sentimenti forti e violenti e che solo il fratello Theo seppe capire e amare. La consapevolezza di essere incompreso, l’ansia di capire se stesso e di trovare i modi attraverso cui esprimere la propria interiorità, la ricerca di un ben definito ruolo umano e professionale seguite dagli insuccessi, dai rifiuti, dall’isolamento, lo fecero sprofondare dapprima in una profonda depressione e, in un secondo tempo, lo condussero a una forma di alienazione mentale che gli procurava tremende crisi durante le quali perdeva ogni contatto con la realtà e che lo portò al suicidio nel 1890. V.G. si sentì sempre un prigioniero impossibilitato a infrangere le barriere che lo separavano dalla vita degli altri uomini e incapace di uscire dal groviglio di pensieri cupi permeati di sensi di colpa e di istinti autopunitivi indotti dalla depressione. Tuttavia a momenti di morte interiore si alternavano in lui periodi anche di spensieratezza o di serenità in un bilanciamento di sensazioni dall’equilibrio molto precario. Nei momenti di calma continuava a rimuginare sulla sua condizione alla quale si ribellava.
Nacque in Olanda nel 1853 da una modesta famiglia, i suoi studi furono molto incostanti. Nel 1880 si recò a Bruxelles, dove studiò anatomia e seguì saltuariamente corsi di disegno prospettico. A l’Aja prese lezioni di pittura. Entrò in contatto con Monet, Degas, Renoir, Seurat e con altri impressionisti e divisionisti. Iniziò un’amicizia con Gauguin, che finì però tragicamente dopo appena due mesi di convivenza. Fu più volte ricoverato in ospedale per accessi di follia e, convinto che la sua malattia dipendesse dal clima meridionale, decise di trasferirsi a nord. Si suicidò sparandosi al cuore, morendo tra le braccia del fratello.
I primi disegni di V.G. hanno la funzione di esperimenti di tecniche grafiche, anche se la scelta dei soggetti indica lo stato d’animo dell’artista. Col tempo, però, assieme all’affinarsi delle tecniche e alla padronanza dei propri mezzi espressivi, V.G. realizza disegni che ricalcano il suo modo di dipingere.


Campo di grano con volo di corvi
1890
Amsterdam

Dipinto poco prima della morte, rappresentò la disperazione, la rabbia, la solitudine e la dolcezza che ancora aveva nel cuore.
Una tempesta, quasi un presagio di lutto, si sta per abbattere su un campo di grano tagliato da tre viottoli bordati di verde e dai quali uno stormo di corvi neri si leva.
Il dipinto è stato rappresentato con una violenza che mai prima di allora l’artista aveva osato rivelare in una tela. Il campo di grano è trattato con frustate di giallo e il cielo è incupito dal nero delle nubi minacciose. La luminosità del cielo azzurro e l’oro lucente del grano stanno per soccombere, vinti da un colore scuro che inesorabilmente li copre. L’artista pare guardare impotente l’evento che si compie sotto i suoi occhi e se ne sta immobile. Nel dipinto possiamo cogliere l’immediata espressione dello stato d’animo dell’artista, egli temeva di essere ucciso da uno stormo di corvi mentre dipingeva.

ESPRESSIONISMO

Gli si può attribuire una precisa collocazione temporale (dal 1905 al 1925) e ad una collocazione geografica (Europa centro-settentrionale, in particolare Germania). L’espressionismo tedesco è un fenomeno culturale estremamente articolato ed eterogeneo che si manifesta anche in architettura, letteratura, teatro e cinema. Rappresentava il moto dall’interno verso l’esterno, cioè vi era una riproduzione di ciò che viene visto dall’anima dell’artista direttamente nella realtà, senza mediazioni né filtri.
La stessa natura dell’Espressionismo, inteso come proiezione immediata, di sentimenti e stati d’animo estremamente soggettivi, è ricca di contenuti sociali, di spunti dialettici, di drammatica testimonianza della realtà. L’Espressionismo tedesco tende a togliere al mondo ogni sua realtà oggettiva per trasferirla nella sfera del personale. Si assisterà così a trasfigurazioni drammatiche, forme e colori inizieranno una lotta furiosa che tingerà i cieli di rosso, rappresenterà gli uomini e le donne di scheletrica angolosità, distruggerà ogni sentimento bello e soffocherà ogni anelito d’amore nell’abbraccio della morte. I paesaggi sono dunque modificati dalla volontà dell’artista e dal suo pensiero.

Edvard Munch

Munch è uno dei più significativi esponenti dell’Espressionismo, in lui si ritrovano infatti tutti i grandi temi sociali e psicologici del tempo: dall’incertezza del futuro alla disumanizzazione della società borghese, dalla solitudine umana al tragico incombente della morte, dall’angoscia esistenziale alla crisi dei valori etici e religiosi. Le morti della madre e della sorella sono i primi appuntamenti con la malattia e con la morte che costelleranno tutta la sua esistenza, influendo sulla maturazione di un pensiero fortemente negativo. A partire dal 1880 intraprende regolari studi artistici alla Scuola Reale di pittura di Oslo e la sua prima formazione risente dell’evidente impostazione naturalistica dei suoi primi maestri. I suoi soggiorni all’estero sono fondamentali per la sua formazione, soprattutto il contatto con gli impressionisti parigini gli consente di illuminare la propria tavolozza (anche questa però viene presto superata). Nei primi anni della sua produzione fu al centro di molte critiche, alcune delle quali lo definirono “un insulto all’arte”, ma a partire dal 1914 la sua arte comincerà ad essere accettata, ma non del tutto compresa. M. conosce anche le prime persecuzioni naziste; ben 82 delle sue opere sono definite “degenerate” e se ne dispone la vendita per toglierle dai musei. Quando i Tedeschi invadono la Norvegia l’artista fugge negli Stati Uniti per evitare ogni contatto con gli invasori. Muore due anni dopo a Oslo.
Le radici di Munch sono più letterarie che figurative; profondamente suggestionato dalla filosofia esistenzialista di Kierkegaard non menno che dai drammi di Ibsen e Strindberg, egli ha una visione della realtà profondamente permeata dal senso incombente e angoscioso della morte per cui anche l’amore è visto come affiorare di un’animalità primitiva e insopprimibile e la voglia di annullarsi l’una nell’altra viene ancora letta come espressione di morte. La vicenda personale non è certo estranea al maturare di una visione così lucidamente senza speranza. La morte della madre, della sorella, le crisi depressive, l’inquietudine anteriore, costituiscono l’unico possibile quadro di riferimento all’interno del quale leggere lo sviluppo artistico di Munch.
Nella sua tecnica pittorica parte dall’abbandono di ogni tradizionalismo come il chiaroscuro e il disegno, al posto della rappresentazione realistica dei corpi l’artista sostituisce dei semplici abbozzi di colore al di fuori di qualsiasi regola mai prima sperimentata. Anche tutte le convenzioni del disegno e delle lumeggiature accademiche vengono trasgredite. Gli intenti rappresentativi di Munch sono nuovi e diversi. Egli vuole rappresentare sentimenti e anche i personaggi sono involucri di passioni o di angosce.


L’urlo
1893
Oslo

Opera in cui il simbolismo di M. si fa più maturo e il suo messaggio più angosciante. E’ una delle opere più sottilmente inquietanti di tutto il nostro secolo.
La scena, fortemente autobiografica, è ricca di simboli. L’uomo in primo piano esprime il dramma collettivo dell’umanità intera. Il ponte richiama mille ostacoli che ciascuno di noi deve superare nella propria esistenza, mentre i presunti “amici” che continuano a camminare incuranti del nostro sgomento rappresentano la falsità dei rapporti umani. I contenuti non sono mai disgiunti dalla forma e qui la forma perde qualsiasi residuo naturalistico diventando preda delle angosce più profonde dell’artista. L’uomo che leva il suo urlo terribile è un essere serpentinato, quasi senza scheletro, fatto della stessa materia filamentosa con cui è realizzato il cielo infuocato o il male oleoso. Al posto della testa vi è un cranio calvo, come di un sopravvissuto a un disastro atomico. Le narici sono ridotte a due fori, gli occhi sbarrati come se avessero visto qualcosa di abominevole, le labbra nere rimandano alla putrescenza dei cadaveri.
L’urlo si propaga nelle pieghe di colore del cielo, della terra e del mare. E’ l’urlo di chi si è perso dentro se stesso e si sente solo, inutile e disperato anche tra gli altri.
Faceva parte di un’opera più complessa composta dal risveglio dell’amore, l’amore che fluisce e passa, paura di vivere, la morte (appartiene a quest’ultimo).

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