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Picasso

Pittore e scultore spagnolo. Figlio del pittore José Ruiz Blasco, adottò poi il cognome della madre, Marie Picasso Lopez, d’origine genovese. Iniziato dal padre all'espressione artistica, frequentò per un breve periodo le accademie di Barcellona e di Madrid; appena sedicenne espose le prime tele, opere abbastanza legate alla tradizione dei maggiori maestri spagnoli, ma in cui già si affermava la tendenza ad un realismo violentemente espressivo. A Parigi nel 1900, Picasso si dedica ad uno scrupoloso studio dei contemporanei francesi, Gauguin e Van Gogh. Nel 1901 Picasso espone una numerosa serie d’opere sul tema dei fiori, cabaret parigini, amanti, scene urbane. Tornato in Spagna l'anno seguente, realizza una serie di tele che la critica distinguerà come opere del «periodo blu». La definizione trae origine dalla gamma di colori usata che va dal grigio al turchino al blu. Al di là dei soggetti ritratti (appartenenti al misero panorama del proletariato spagnolo) è il peso e il significato sociale della miseria in generale ad emergere dalle composizioni: la strana immobilità e, a volte, l'evanescenza delle figure appaiono di un realismo anche più profondo che non la denuncia dei particolari. Ricordiamo, tra le opere di questo periodo, la Bevitrice appisolata e La vita. Nel 1904 Picasso torna a stabilirsi a Parigi, fissando la sua residenza al Bateau-Lavoir. Nell'estate dello stesso anno compie un viaggio in Olanda. Dopo una serie di Arlecchini, in cui il colore tende già ad accenti più morbidi e caldi, Picasso dipinge il gruppo di opere dette del «periodo rosa»: probabilmente a seguito della breve esperienza olandese, opera secondo ritmi più ampi, spesso curvilinei, dando anche alle figure un’impostazione maggiormente scultorea. Con Les Demoiselles d'Avignon (1906-1907) si chiarisce definitivamente la distanza che esiste tra «natura» e «arte». La tela, presentata nel 1907, suscitò un certo stupore e interesse tra gli artisti contemporanei, ma non ottenne successo presso critici e pubblico. Il merito di avere compreso l'importanza dell'opera, che può porsi come fatto iniziale del movimento cubista, è da attribuirsi in maggior parte al mercante d'arte: attraverso lui, tra l'altro, si trovarono in contatto Picasso e G. Braque. Al di là, di una sterile polemica sull'attribuzione del titolo di iniziatore del Cubismo, sta di fatto che proprio la stessa collaborazione tra i due pittori genera, a partire dal 1910, la precisa scelta espressiva che identifica propriamente il Cubismo. Principio basilare del Cubismo è l'idea della scomponibilità dell'oggetto e della sua proponibile rappresentazione secondo una tridimensionalità non prospettica ma oggettiva. Così come il dato dell’esperienza concettuale dell'oggetto viene anteposto al dato dell'esperienza puramente visiva, l'unità concettuale delle immagini è ciò che determina la scelta formale-compositiva: il soggetto, volutamente banale e casuale, si offre come entità, significante solo attraverso l'intervento pensante dell'autore e del utilizzatore. La semplificazione «cubica», ha un significato proprio per la sua elementarità: la forma geometrica fondamentale è l'entità più immediatamente riconoscibile, la prima acquisita dall'essere umano. Quest'elemento della forma semplice rimarrà basilare anche in opere più tarde di Picasso, ad esempio quando, in Guernica, all'entità geometrica se ne sostituirà una simbolica. Ciò che distingue nettamente Picasso da Braque è la tendenza a un'espressione drammaticamente estroversa, per questo possedere ed esprimere la realtà significa necessariamente violentarla, distruggerla, ricostruirla. Tra le opere del periodo analitico (1908-11), sono Donna con mandolino (1909), Fabbrica a Horta de Ebro (1909), Nudo seduto (1909), Donna in verde (1909), Ritratto di D.H. Kahnweiler (1910), Ritratto di A. Vollard (1910). È da sottolineare, soprattutto a proposito delle prime esperienze cubiste, come il concetto di rappresentazione simultanea della totalità degli elementi e degli aspetti dell'oggetto, integrando all'interno della composizione la componente del «tempo», si ponga come momento di mediazione tra l'esperimento pittorico e fotografico e quello poi realizzato con il cinema. Negli anni immediatamente seguenti, tra il 1911 e il 1914, il movimento cubista perviene a uno svolgimento più complesso e multiforme: la riduzione dell'oggetto a un'organizzazione di forme geometriche semplici viene via via esasperata fino a ottenere il massimo possibile della scomposizione, tale per cui l'oggetto cessa di esistere per divenire punto di partenza per la creazione pittorica. L'autonomia del «fare artistico» è ormai proclamata e, al suo interno, può realizzarsi effettivamente la massima variazione della tematica iniziale secondo le esigenze particolari delle diverse sensibilità ed esigenze espressive. Non solo aderisce al movimento un numero relativamente alto di pittori, ma l'apporto personale di ognuno si integra all'evoluzione stilistica del gruppo. Mentre Braque tende, ad esempio, ad un'organizzazione maggiormente lineare, cromaticamente ricca e formalmente più equilibrata, Picasso tende a una ritmicità architettonica, in cui la funzione della proiezione delle forme trova la massima applicabilità; anche i valori cromatici, più incisivi e meno variati, tendono a ricreare quel fattore di potente drammaticità, presente fin dalle prime opere, ma al di fuori dello schema tradizionale della contrapposizione di piani, di luci, di colore. Superfici, luce e colore tendono anzi a presentarsi come valori autonomi l'uno dall'altro, ma riproposti in unità attraverso una sintesi formale valida di per sé. Nascono così Uomo con mandolino (1911-1912), Il poeta (1911). In nessun caso i cubisti possono essere considerati pittori «astratti»: l'oggetto della composizione diviene il metodo stesso del dipingere, non l'una o l'altra figura astratta; tanto il punto di partenza oggettuale quanto, e questo è vero soprattutto per le opere di Picasso, la mediazione del mezzo tecnico è sempre in stretto rapporto con una particolare concezione dell'oggetto rappresentato. L'esperienza del Cubismo rimarrà fondamentale per tutti gli artisti che vi si impegnarono, ma per Picasso in particolare segna una direzione irreversibile, per quanto differenti possano essere i successivi episodi pittorici. Nel 1926 Picasso partecipa all'esposizione dei surrealisti: non si può comunque parlare di un'adesione di Picasso al Surrealismo, quanto piuttosto di un confronto e di un aggiornamento del suo linguaggio, di una ricomposizione della sua tematica sulla base di una realtà storica e culturale che ha ormai superato il Cubismo in sé. In effetti bisogna dare atto a Picasso di non essersi mai lasciato portare alla costruzione di uno stereotipo: se, quindi, l'esperienza cubista rimane fondamentale e lo vediamo nell'esigenza di riproporre in unità logica i dati fondamentali, anche in opere quali Metamorfosi del 1929, i temi del «surreale», del «fantastico» gli forniscono piuttosto l'occasione per ritrovare una direzione, per disciplinare la propria creatività. Dipinge in questo periodo figure mostruose in riva al mare, figure monumentali tormentosamente deformate, immagini inquietanti e, spesso, angoscianti. Del 1931 è l'illustrazione, in stile classico, delle Metamorfosi di Ovidio di poco posteriore quella del Capolavoro sconosciuto di Balzac. Allo scoppio della guerra civile prende chiaramente posizione a favore dei repubblicani, dai quali tra l'altro riceve l'incarico di dirigere il museo del Prado. Nel 1937 scrive il poemetto Sogni e menzogne di Franco, illustrandolo con diciotto acqueforti. Del medesimo anno è una delle sue opere più significative e importanti: Guernica. La composizione si riferisce alla distruzione della cittadina basca di Guernica, rasa al suolo dall'aviazione tedesca, e rappresenta il primo esempio di intervento esplicito e diretto dell'arte nell'azione politica. Pure ponendosi del tutto al di fuori della logica cubista, l'opera traduce alcuni elementi formali, quali la tipicità del singolo elemento compositivo e l'uso del collage, in funzione simbolico-espressiva, escludendo sia una retorica sull'oggetto di tipo surrealista che qualsiasi accenno di Realismo plastico-formale. In assenza di ogni valore cromatico, la pittura in bianco e nero risolve la «drammaticità» senza alcuna indulgenza al «patetico». Nella descrizione della singola immagine è tuttavia riconoscibile l'assimilazione del linguaggio surrealista. In questa nuova direzione della ricerca pittorica possono porsi alcune opere più tarde, quali la tela con Donne sedute terminata nel 1944, con figure viste simultaneamente di prospetto e di profilo. Trascorre gli anni della seconda guerra mondiale a Parigi, dove si dedica anche alla litografia, alla scultura (Testa di toro, L'uomo dal montone) e al teatro (Il destino preso per la coda). Tra il 1945 e il 1952 si colloca una serie di opere di impegno politico-civile: Carniere (1945, ispirato al dramma dei campi di concentramento nazisti), Massacro in Corea (1951), e i due pannelli di Pace e della Guerra (1952). Trasferitosi nel 1946 nella Francia del Sud, iniziò anche a sperimentare nuove forme di espressione artistica, dalle arti grafiche e decorative in genere alla pittura su carta, stoffa e ceramica. Dal 1955, con Le donne di Algeri, ripreso da Delacroix rinnova la polemica sulla storicità del fatto artistico (chiarendo che nulla è immutabile o valido in sé, ma è comunque suscettibile di modificazione e critica) ironizzando sulle opere di Velasquez, del quale ripropone la tela Las Meninas in 48 versioni diverse, di Goya, Delacroix, Manet, Courbet. Nel 1958 esegue, per il palazzo dell'Unesco, il pannello con La caduta di Icaro. Nel 1966 riceve il Premio Lenin per la pace.

(Malaga 1881 - Mougins, Alpi Marittime 1973).

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