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-Guernica-

Nel 1937 era giunta a Picasso la notizia del bombardamento della città spagnola di Guernica da parte dei tedeschi.
Egli era stato commissionato dal governo repubblicano di realizzare una grande tela per l’Esposizione Universale di Parigi.
In quegli anni la Spagna era agitata da una guerra civile tra repubblicani e monarchici, guidati dal generale Francisco Franco, che alla fine avrà la meglio.
Il bombardamento di Guernica avvenne nelle ore in cui le strade della cittadina basca erano piene di gente e ciò suscitò in Picasso ira e disperazione, tant’è che dipinse il quadro in sole cinque settimane ed identificò il suo quadro come simbolo di protesta universale contro la guerra.
L’opera ha dimensioni enormi, in modo da poter coinvolgere lo spettatore, facendolo sentire vittima tra le vittime.
Il pittore mostra le cose nel loro aspetto sia frontale che laterale, riduce il coloro al monocromo, la prospettiva la costruisce con l’incastro delle figure e attua una giustapposizione di rappresentazioni piatte di figure con volume, crea immagini che si spingono verso l’osservatore anziché allontanarsi.

Lo spazio rappresentato è quello di un interno sventrato dai bombardamenti.
Da sinistra a destra vi sono: una madre con un bimbo morto in braccio, un toro, un uomo caduto, un cavallo sotto una lampada, una donna che porta una lampada ad olio, una donna che si trascina in avanti, un uomo in fiamme.
Le figure rappresentate rimandano ai classici e alle stesse opere di Picasso.
La madre col bambino pare essere una ‘pietà’.
Il Toro, simbolo della Spagna delle corride, è dipinto spesso da Picasso nelle sue tauromachie; la bestia compare come segno di forza bruta, così come il cavallo dovrebbe rappresentare una forza addomesticata dall’intelligenza.
In Guernica, in realtà, le bestie sono concepite come compagne dell’uomo e ne condividono lo stesso destino, infatti le guerre entrano nelle case così come nelle stalle, non risparmiano nessuno, neppure bambini, donne o animali.
La luce della lampada emana raggi che rimandano alle fiamme della guerra; sulla parte destra del quadro vediamo delle lingue di fuoco.
L’ultima figura a destra, ossia l’uomo in fiamme, ricorda la posizione della Maddalena in molte crocifissioni.
La composizione risultasuddivisa in parti come i polittici medioevali.
Nella parte alta compaiono il toro, il cavallo, la donna con la lampada e l’uomo in fiamme.
Tutti questi elementi sono rafforzati da una linea verticale che dipende da loro: il collo del toro, il bastone del cavallo, la lampada della donna, il braccio sinistro dell’uomo urlante.
Al centro del dipinto vi è un triangolo isoscele dato da un raggruppamento di figure; il suo vertice è il polso della donna, mentre si chiude da entrambi i lati col braccio del caduto a sinistra e il ginocchio della donna a destra.
Le parti che stanno fuori dal triangolo assumono l’effetto di frammenti esplosi dal centro, aumentando la drammaticità della scena e quasi creando un rumore visivo.
Il caduto ha in mano un frammento di spada e il cavallo mostra di aver perso l’orientamento.
Ci troviamo insomma di fronte ad un attimo di panico collettivo.
Quasi tutte le figure, inoltre, sono come spinte da sinistra da una sorta di vento, creatosi dalla forza d’urto delle bombe.
Il quadro, dunque, si trasforma in un’allegoria del dolore.

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