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Pellizza da Volpedo, Giuseppe - Il Quarto Stato

Appunto di storia dell'arte contenente la descrizione dell'opera dell'artista divisionista Giuseppe Pellizza da Volpedo, "Il Quarto Stato".

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Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato

Il Quarto Stato, inizialmente intitolato Il Cammino dei Lavoratori, nacque al termine di una lunga serie di studi e di opere compiute ispirati a scioperi e manifestazioni di protesta da parte di contadini ridotti alla fame. Il quadro rappresenta il simbolo della consapevole avanzata sociale della classe popolare – ovvero il quarto stato - la quale, supportata dai principi di eguaglianza fra gli uomini diffusi dal socialismo di Filippo Turati, iniziava a rivendicare i propri diritti in opposizione alla borghesia e all’aristocrazia. La scena è ambientata nella piazza Malaspina di Volpedo, la cittadina piemontese in cui l’artista era nato. La definizione sommaria della folta barriera scura di cespugli sopra i quali si innalza un cielo violaceo è funzionale all’espressione di un contenuto fortemente sociale: la folla di lavoratori, volgendo le spalle a questo crepuscolo cupo, avanza verso la piena luce solare. La tela è dipinta con la tecnica divisionista, a piccole pennellate, in un dominante di toni verdi, marroni e rossastri che riflettono i colori degli abiti dei braccianti. Il disegno deciso di ogni figura e le ombre blu punteggiate di rosso su un terreno chiaro conferiscono al dipinto una luminosità diffusa. I personaggi sono tutti studiati dal vero: Pellizza realizzò molti cartoni per i quali posarono contadini della cittadina natale e persino la moglie Teresa, li modellò attraverso grandi masse di luce, senza soffermarsi sui dettagli minori, per non rischiare di perdere la forza del loro carattere. L’uomo al centro, al vertice della piramide che sembra idealmente protendersi verso l’osservatore, guida la marcia affiancato da un altro più anziano e da una donna che ha in braccio un bambino, simbolo di rinascita. La gestualità composta della folla che li segue in modo pacifico discutendo, gli atteggiamenti naturali delle figure, la solidità e l’equilibrio della composizione rilevano evidenti riprese degli affreschi di Raffaello, in particolare dalla Scuola di Atene. La grandezza al vero del dipinto e lo spazio vuoto in primo piano obbligano a una visione da una certa distanza e danno a chi osserva la sensazione di trovarsi davanti a una massa di popolo che avanza inesorabilmente.
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