Le prime ricerche per la fotografia iniziarono nel XVIII secolo, quando furono costruite le prima camere ottiche, che consistevano in una cassettina di legno dotata di un sistema mobile di lenti (l’obiettivo) che, una volta puntato sul soggetto, lo riflette su uno specchio interno inclinato di 45°, che a sua volta proietta l’immagine capovolta su un vetro smerigliato. Ponendo un foglio di carta lucida e coprendosi con un panno nero è possibile ricopiarla. Essa aveva però un limite: era necessario l’intervento umano.
A inizio 800 la chimica fece passi da giganti, soprattutto sullo studio della luce e sui materiali. Si scoprì che alcuni materiali, se opportunamente trattati, registravano le variazioni di luminosità che percepivano; se si sostituisce il foglio con una di queste lastre, ecco che si ottiene un negativo. Si ha così la nascita della fotografia. La prima foto fu eseguita da Niépce, che dopo un’esposizione di ben otto ore riuscì a fotografare ciò che si vedeva dalla finestra del suo studio.

A succederlo fu Daguerre, che realizzò la DAGHERROTIPIA, una rappresentazione fotografica che consiste nell’utilizzare come lastra una lastra di rame argentata trattata con vapori di iodio: a contatto con la luce, l’argento si ossida e rimane la scena al negativo. Trattandola con Sali di mercurio si inverte l’immagine e si ottiene la foto. Successivamente, poteva anche essere acquerellata per dar un tocco di colore. Il limite di questa tecnica è che ogni foto era un UNICUM.
Dopo altri studi, in Francia si sviluppa una lastra a base di albumina.
Nel 1877 Muybridge esegue la prima serie di fotografie con soggetti in movimento, ponendo le basi della cinematografia e permettendo all’uomo di studiare quelle cose che prima apparivano invisibili agli occhi (ad esempio, come venivano mosse le zampe del cavallo mentre va al galoppo).
Nel 1888 viene commercializzato in America il primo rullino Kodak.
In Italia, la famiglia Alinari, in provincia di Firenze, fotografa tutte le bellezze architettoniche toscane e sprazzi di vita quotidiana, donandoci uno straordinario documento storico e sociologico.
Questa grandissima innovazione influisce molto sugli artisti e sulle testimonianze ai posteri. In primis, la pittura cessa la sua azione di documentazione per concentrarsi preferibilmente sull’analisi psicologica e sulle emozioni. In secundis, ci fu un reazione ambivalente nel mondo della pittura. Da una parte, molti se ne serviranno come aiuto per le proprie opere (un esempio saranno alcuni impressionisti), dall’altra, ritrattisti e paesaggisti cessano di avere una funzionalità sociale, sostituiti da una macchina migliore di loro. Infine, il campo dei disegnatori passerà un iniziale momento di crisi, in quanto l’esclusività e la novità della fotografia attirerà una clientela soprattutto alto-borghese.

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