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Movimenti artistici del novecento

IL realismo può essere visto come una sorta di anticipazione rispetto alla poetica dell’impressionismo. Realismo in senso generale ( realismo in età romana, nell’ellenismo) indica una tendenza a dare una rappresentazione appunto reale del
Dal punto di vista specifico realismo indica una tendenza programmatica, diffusa dalla metà dell’800 che diventa un vero e proprio movimento.
1)Padiglione del realismo (1855) scritto da Gustave Courbet in antagonismo all’esposizione universale di Parigi, dello stesso anno, atta a promuovere e diffondere i prodotti industriali. Il padiglione di Courbet si presenta come un’esposizione di pittura e scultura. Scrive un opuscolo dedicato al realismo e l’amico letterato Clury scrive un libello dedicato alla pittura definita realistica.
I caratteri del realismo sono ripresi in parte dalla cultura ROMANTICA, ad esempio particolare è l’attenzione dedicata all’aspetto storico, soprattutto quello contemporaneo, dell’illuminismo recupera la visione positiva nelle capacità razionali dell’uomo .nasce il romanzo realista di Zola e quello verista in Italia. È quindi un movimento che non rinnega i movimenti precedenti. La componente critica si divide. Il campo di interesse del realismo è l’analisi della realtà; l’affermarsi della fotografia viene valutata come riproduzione meccanica della realtà e, in particolare Baudelare non la condivide.

Gustav Courbet, figlio di un agiato possidente terriero, figlio di una nascente borghesia, si fa portavoce di una nuova tendenza , all’interno dei Salon ( nati in concomitanza con le accademie, circa nel 1600, proponevano l’arte ad uno studio) quella del realismo, differente sia dal romanticismo che dal classicismo.
Nell’opera “ il cane nero” (1842) compaiono già alcuni elementi che caratterizzano la sua produzione; attento studio degli artisti i cui quadri erano contenuti al Louvre, presta attenzione soprattutto alla pittura del 600, legata alla vita quotidiana. Studierà l’Olanda e si trasferirà a Parigi, dove espone l’opera sopracitata.
La rappresentazione è in plain air; libro degli appunti, bastone che indica la ricerca del vero
1848 gli scaccia-pietre ( Courbet) . le sue opere vengono considerate il manifesto del realismo, esposte in una mostra personale di Courbet ad Ornans. Gli spaccapietre ripropone due braccianti di cui viene celata l’identità, curvi sotto la fatica del lavoro, senza nessun abbellimento. Esso presenta due lavoratori senza nessun intento nobilitante. Viene tolta persino l’identità dei personaggi.
1850 i contadini di Flagey, ritorno dalla fiera. I contadini denunciano le loro origini contadini tramite le loro vesti. Vi è un personaggio in primo piano che tiene al guinzaglio un maiale ( riferimento ancora al lavoro, in particolare alla nuova borghesia rurale). 1848 ribellione dei contadini, diffuse anche in altri paesi europei, repressa dalla restaurazione di Napoleone III al regno monarchico.
Se in genere la borghesia veniva ritratta celebrando la vocazione alla famiglia e al lavoro, ora viene mostrato
CLARK dice che Courbet si rifà alla tradizione ma soprattutto alle stampe di divulgazione popolare, di cui riprende sia l’impostazione che l’aspetto contenutistico.
1851 “funerale a Ornans”, presenta il formato dei grandi quadri storici, rappresenta una scena “ banale” celebrato in una piccola cittadina. Nell’opera compaiono i ritratti dei personaggi noti a Courbet, dei cittadini reali di Ornans; la composizione è tripartita; a destra un gruppetto di donne, al centro viene mostrata la fossa del defunto aperta, i funzionari e i religiosi sulla parte sinistra.
In una lettera all’amico Clury descrive esattamente i personaggi che compongono l’opera. La dimensione è sconvolgente, insieme alla volontà di rappresentare tramite un formato caratteristico delle opere storiche, una materia banale, riguardante peraltro umili contadini. L’aspetto realistico è accentuato anche mediante l’esasperazione di alcuni dettagli, che sembrano quasi grotteschi.
La fossa è sfacciatamente aperta verso lo spettatore, espediente per far “ entrare “lo spettatore nel quadro. Importante l’assenza di un intento nobilitante, ma la semplice esigenza di rappresentare la nascita e i costumi di una nuova classe sociale, che sta diventando dominante.
La tecnica consta della prima fase di disegno, quella compositiva, a cui segue il colore, passato per velature ( tecnica veloce con colore stesso per campiture campi di colore)
Utilizza gli strumenti pittorici quasi a rendere la profondità e gli spessori reali; il realismo è quindi insito anche nella resa pratica della materia. Si creano delle macchie cromatiche in cui emergono lo scuro e il bianco, al centro il rosso.
1857 J Breton: la benedizione del grano dell’Artois, ritrae i contadini nell’atto di inginocchiarsi umilmente ; i contadini sono diversi da quelli rappresentati da Courbet, depositari di un nuovo ruolo della borghesia all’interno del sistema economico e sociale .
1857 Millet: le lavoratrici, con quello in precedenza ha in comune la chiarezza e la trasparenza del paesaggio, agreste , luminoso, sereno. Questo conferisce una qualche nobiltà alla loro figura
1852 giovani donne di paese danno l’elemosina ad una guardiana di vacche di una vallata di Ornans; la quinta è anche qui un paesaggio agreste, manca la volontà di abbellire la scena. Courbet lavorerà molto spesso en plen air, all’aria aperta. Utilizza una sorta di taccuino in cui prende dal vero alcuni scritti, che rielabora in un secondo momento. Il paesaggio evoca una sensazione di “non finito”, proprio per la vastità di grandi campi di colore, la tecnica non è accademica ma vuole rendere la complessità e la mutevolezza della natura.
Monet, padre dell’impressionismo, dipingerà insieme a Courbet sulle coste della Normandia.
Courbet attua una rivoluzione sia relativamente al soggetto dipinto ( che diventa la borghesia rurale), sia relativamente alla tecnica che diventa rapida, incisiva tesa a cogliere la complessità della realtà
1855 unica allegoria “l’atelier del pittore” allegoria reale che determina una fase di sette anni della mkia vita artistica. Opera anch’essa di grande formato, viene rifiutata dall’esposizione universale di Parigi e decide quindi di allestire una mostra personale, manifesto del realismo. È in questa occasione in cui scrive l‘opuscolo che esprime la sua poetica realistica.
La pittura per Courbet è un linguaggio fisico, di cui partecipano tutti gli elementi del visibile, il suo scopo è essere in grado di tradurre costumi, idee e aspetti della sua epoca tramite il suo filtro personale.
L’opera che diventa l’emblema della sua volontà di staccarsi definitivamente dalla realtà accademica è proprio l’allegoria. Al centro del quadro, di grande formato (359 x 598 cm) Courbet si ritrae al centro nell’atto di dipingere un paesaggio, in compagnia di una donna nuda che rappresenta la Verità; anche il fanciullo accanto a Courbet rafforza il concetto di innocenza. Vengono ritratti alcuni dei personaggi a lui vicini, Baudelare, Clury.
Dietro alla tela vi è un personaggio in posa, somigliante quasi ad un Cristo in croce, un ebreo che vende stoffe, una madre che allatta un figlio, una sorta di summa del mondo degli umili, del commercio, del tessuto sociale reale dei suoi tempi; sulla destra compaiono invece i suoi ideali mentali, l’amore per l’arte rappresentata dalla componente culturale. La Verità ha abbandonato le sue vesti per terra e si presenta nuda.
1857 le signorine in riva alla Senna, Courbet ritrae due figure femminili vestite ma sdraiate in maniera scomposta sull’erba, sotto ad un gruppo di alberi. Hanno le caviglie scoperte, una è in collasso pesante mentre l’altra si appoggia sulla mano sinistra. Rappresentano proprio due signorine moderne che si riposano lungo la senna dopo una passeggiata. L’incarnato del volto è reso dalla luce filtrata dalle foglie dell’albero, non vi è nessuna volontà di idealizzare le figure, ma quella di inserirle in un momento qualsiasi.
1872 la trota, natura morta. Viene realizzata nel periodo di prigionia, anche in questo caso la natura morta gli permette di riabilitare un genere minore di pittura, di poterlo analizzare e riproporne un aspetto, la trota è colta nell’atto della cattura, si presenta diagonalmente ed è già morta,con l’amo infilato; vuole instaurare un parallelismo tra l’animale braccato e la sua prigionia. La capacità e la tecnica a campiture rappresenta ancora una volta la volontà di abolire i precetti teorici e tecnici di tutta l’impostazione accademica. La realtà non è statica e ideale, ma concreta e mutevole.
Gli impressionismo si sviluppa proprio tra gli anni 60 e 70 dell’800.
1874 prima mostra impressionista ( essi prima si chiamavano scuola di BARBIZON gruppo di pittori a maggioranza francese che si ritirano in campagna con l’intento di studiare e approcciarsi in maniera nuova alla pittura. Evidente è l’interesse sociale che anima la contrapposizione dialettica tra la natura e la società borghese)
Manet non vorrà mai entrare a far parte degli impressionisti anche se avrà spesso relazioni con loro.
Sensazione di non finito, grandi pitture cromatiche tese a rendere la mutevolezza del reale.
1821 Constable, il carretto del fieno. Molta attenzione alla resa delle nuvole, realismo impressionante.
La presenza costante della componente sociale non è un atto di denuncia ma si presenta come la semplice constatazione della realtà, la volontà di rappresentare il vero.
L’impressionismo rigetta completamente i modelli precedenti, sia l’ideale romantico che quello classico.
1863 Rousseau, il calesse comincia ad indagare il paesaggio agreste, cercando di cogliere l’impressione della natura, vivendo immersi in essa. Vi è un calesse che avanza, oggetto banale.
1830 Corot, la cattedrale di Chartres; lo spunto è sempre preso dall’ambito del reale, la gamma cromatica è chiara, luminosa, gialla.
1850-51 Corot, una mattina.la danza delle ninfee; rappresenta l’assunzione di un soggetto tradizionale, reso con un a tecnica innovativa, rivoluzionaria; vi sono grandi macchie di colore che vanno a tracciare un paesaggio agreste, protagonista indiscusso della composizione.
La poetica del reralismo , in definitiva, si propone come una sorta di premessa dell’impressionismo, movimento dirompente che brucia i ponti con il passato, rigettando qualsiasi poetica artistica precedente e precostituita e si apre ad una pittura diversa, moderna.
Esso si afferma a Parigi nel 1870, la prima esposizione avviene nel 1874, autopromossa da una società di artisti che si definiscono “indipendenti”.
Zola è entusiasta della pittura nuova di questi artisti, del loro modo di rendere luce e colore, Leroy invece li contesta, utilizzando il termine impressione con sfumatura dispregiativa.
Fanno parte del gruppo MONET, RENOIR, DEGAS, CEZANNE, PISSARRO, SISLEY.
Dal punto di vista teorico, questi artisti non si danno un manifesto programmatico, tranne il rifiuto
Essa proclamava una composizione tracciata con la linea, una prospettiva rigorosa dello spazio, il colore steso x velature e riprendeva la famosa gerarchia dei generi, concentrazione sul valore pittorico tralasciando l’aspetto anedottico. L’impressionismo è un movimento fortemente dirompente, che rompe con la staticità e con l’idealizzazione delle immagini. Ciò che fanno i realisti e gli impressionisti è rendere la complessità della realtà tramite l’impressione empirica, la fugacità e la mutevolezza del divenire. La tecnica è rapida , veloce, deve dare l’impressione del primo sguardo, di un primo abbozzo in continuo cambiamento.
L’illuminazione e la luce è molto spesso naturale, derivata anche dall’abitudine di pitturare en plen air; si vuole cogliere il riflesso e la rifrazione della luce che incide sulle gamme cromatiche degli oggetti; per gli impressionisti il bianco e il nero non sono colori; viene applicata la legge del contrasto simultaneo a livello cromatico, con l’idea che diversi colori si influenzano, creando effetti ottici molto particolari. Gli impressionisti recepiscono la potenza comunicativa del colore e la utilizzano all’interno delle loro composizioni, per ottenere particolari effetti illuministici. Bianco e nero non erano considerati colori veri e propri ( per Manet il nero è un colore), venivano utilizzati ma con altri colori, mai puri né isolati.
( la pittura giapponese entra a far parte della cultura artistica dell’800 grazie alla presenza del Giappone all’interno delle esposizioni universali, i giapponesi utilizzavano un tipo di prospettiva con un punto di vista piuttosto rialzato, soprattutto le xilografie erano caratterizzate da una linea marcata di contorno e da un uso piatto del colore. La realtà è inquadrata dall’alto, senza nessun riferimento alla prospettiva tradizionale,manca il punto di fuga o ve ne sono più d’uno, così come per la linea d’orizzonte. Si comprano molti oggetti giapponesi e si rende omaggio alla cultura orientale utilizzando alcuni espedienti tecnici pittorici tipica della pittura giapponese.)
La simbologia non è un obiettivo perseguito dall’impressionismo, i colori non hanno valenza simbolica , danno solo una rappresentazione oggettiva ed empirica della realtà.
La modernità degli impressionisti è nel modo diverso di affrontare il problema del rapporto con la realtà; si rendono conto che la realtà è percepita non per frammenti isolati, ma nella sua totalità.
Gli impressionisti sono i primi a stabilire una certa connessione tra critici, mercanti, collezionisti, CREANDO UN CIRCUITO SOCIALE e collettivo che sarà un sistema tipico del 900. Essi si autofinanziano e si autopromuovono perseguendo la loro poetica.
1863Manet: colazione sull’erba, condivide con Courbet la passione per la pittura olandese del 600. Quest’opera viene esposta al Salon del recupero, il salone dei rifiutati, unica edizione voluta da Napoleone III per concedere un’altra possibilità alle composizioni che erano state precedente rifiutate.
Il soggetto è una colazione che avviene tra due uomini borghesi vestiti ed una donna nuda,m sullo sfondo una ragazza è immersa nello stagno. Lo scandalo non è tanto la nudità, ma lo sguardo diretto della donna che, con sembianze di donna contemporanea e non divinità, guarda direttamente verso l’osservatore.
Non esiste una prospettiva definita con un solo punto di fuga, non vi è una linea d’orizzonte ben definita; tutto questo contribuisce a determinare lo scandalo, anche se Monet sembra rifarsi esplicitamente al “ concerto campestre”, opera di Giorgione vecchio o di Tiziano giovane, anch’essa ambientata in un paesaggio agreste, due donne nude e due uomini che dialogano. Le figure femminili rimandano alla mitologia e non vengono considerate scandalose; nell’opera di Monet lo scandalo è dato dalla rappresentazione schietta e concreta, non idealizzata, della realtà.
Il rifiuto del metodo accademico viene rifiutato anche tramite la rivalorizzazione del genere della natura morta, considerato all’ultimo posto nella gerarchia dei generi pittorici.

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