Ominide 1047 punti

Gustave Moreau, Orfeo

A cavallo tra il XIX e il XX secolo, dopo l'abbandono dei soggetti mitologici da parte del Romanticismo, che aveva preferito l'età medievale, essi tornano in auge con il raffinato movimento letterario e artistico del Simbolismo, nato in Francia intorno al 1885, che, amante delle metafore, utilizzò il mito non più come strumento educativo o d'evasione, quanto piuttosto per evocare atmosfere misteriose e inquietanti e indagare il sottile confine tra realtà e sogno e i risvolti imperscrutabili della coscienza umana. Nei quadri di Gustave Moreau, per esempio, personaggi del mito e della Bibbia sono rivisitati come apparizioni oniriche a volte dolci ma inquietanti a un tempo, a volte decisamente perverse e demoniache, in atmosfere arcane e trasognate, come se fossero evocazioni di un mondo perfetto ma morto per sempre, allegorie che vogliono rimandare a un oltre ma che non si svelano e che per questo sono ancora più affascinanti: il tutto reso con una qualità pittorica altissima e con minuzie quasi da miniatura tardogotica. Nell'Orfeo Moreau narra il momento in cui la testa di Orfeo, troncata dalle baccanti, viene trovata e deposta sulla lira da una fanciulla tracia: l'episodio del mito è quasi un pretesto per raffigurare la bellissima donna che sembra specchiarsi nel bellissimo viso del cantore, che neppure la morte ha potuto offuscare, ma anche un simbolo per proclamare l'eternità della poesia.

Hai bisogno di aiuto in Arte moderna e contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email