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Claude Monet

Trascorre la propria infanzia a Le Havre, dove ha sede il porto che darà ispirazione ad una delle sue opere più famose. Non frequenta corsi accademici regolari e nel 1861 presta servizio ad Algeri, dove sviluppa la passione per i colori forti. Dopo il 1880, con l’ultima presenza al Salon, diventa l’uomo simbolo dell’impressionismo: si ritira così a Giverny, dove si fa costruire un giardino ed un lago di ninfee da poter ritrarre ogni stagione dell’anno.

Impressione, sole nascente

1. Nell’opera non vi è alcuna traccia di disegno preparatorio e dunque il coloro è steso direttamente sulla tela, con pennellate brevi e veloci.

2. Il soggetto è difficilmente riconoscibile: rappresenta il porto di le Havre al sorgere del sole, sulla sinistra gli alberi del mare si riflettono sull’acqua e a destra si intravedono le gru e le strutture del porto.

3. Monet con quest’opera non intende più descrivere la realtà ma vuole piuttosto cogliere l’impressione di un attimo, diversa e autonoma rispetto a quella dell’attimo immediatamente successivo e precedente.

4. L’uso giustapposto di colori caldi e freddi rende in modo suggestivo la nebbia mattutina.

La serie delle cattedrali di Rouen

1. Negli anni Novanta l’artista è interessato ai problemi della luce: si dedica così a serie di dipinti dove immortala il medesimo soggetto ma in condizioni luminose e atmosferiche diverse.

2. L’artista dipinge la Cattedrale di Rouen dalla sua stanza in affitto o da una bottega vicino.

3. Monet si dimostra indifferente alla struttura architettonica della cattedrale, e sembra prediligere i giochi di luce ed ombre, l’armonia dei colori e gli attimi fuggenti impressi dalla luce mutevole

Lo stagno delle ninfee

1. L’acqua è uno degli elementi con maggiore fascino per l’artista: egli desidera studiarne la mobilità e analizzarne il colore. (solitamente dipingeva da solo en plein air, ma talvolta non disdegnava la compagnia del caro amico Renoir).

2. Al tema delle ninfee egli si dedicò dal 1899 alla morte, indagandole con meticolosità e tentando di riprodurre ogni sfaccettatura possibile.

3. Lo stagno delle ninfee rappresenta il ponte giapponese che si era fatto costruire all’interno del giardino, sotto cui fluisce il laghetto delle ninfee. Nel quadro la realtà non sussiste altro che come pretesto per dar voce e colore allo sconfinato mondo delle sensazioni.

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