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Escher

Maurits Cornelis Escher nasce il 17 giugno 1898 a Leeuwarden, quinto figlio dell'ingegnere Arnold Escher e Sara Gleichman. Nel 1903 si trasferisce ad Amhem con la famiglia. A scuola non ottiene buoni risultati, tranne che nel disegno, e nel 1912 alla prova di maturità viene respinto. Nel 1913 inizia la sua carriera artistica e nel 1916 realizza la sua prima incisione su linoleum. L'anno successivo si trasferisce insieme alla sua famiglia a Oosterbeek, in questi anni Escher si interessa molto alla letteratura e scrive i suoi primi saggi e poemi. Inoltre produce la sua prima incisione all'acquaforte. Nel 1918 si trasferisce ad Haarlem, dove si iscrive alla scuola di architettura e arte decorativa, e incontra l'artista Jessurun de Mesquita, il quale dopo aver visto i suoi disegni lo incoraggia a continuare con il disegno. L'anno successivo si iscrive alla scuola di de Mesquita, dove studierà fino al 1922, anno in cui visita l'Italia e la Spagna dove resterà colpito dall'Alhambra.

Nel 1923 si trasferisce a Roma, dove resterà fino al 1935. Si tiene la sua prima epsosizione a Siena, al Circolo artistico senese. Nel 1924 si sposa con Jetta Umikr. Si tiene la sua prima esposizione personale a L'Aja, presso la galleria De Zonnebloem. Nel 1925 muore il fratello e realizza le sue famose incisioni sul legno Giorni della Creazione. Nel 1929 espone le sue opere in Svizzera e Olanda. Nel 1934 vince il terzo premio alla Mostra di stampe contemporanee, prezzo L'Art Institude di Chicago con la sua stampa Noza. Nel 1935 con l'ascesa in Italia del fascismo si trasferisce a Chateau d'Oex. Esegue Mano con sfera riflettente, la più famosa fra le sue opere con questo oggetto. Nel 1938 disegna Cierro e acqua, utilizzato da un geologo per illustrare un trattato scentifico e per lo studio della percezione visiva in fisica, geologia, chimica e psicologia. Nel 1940 realizza La Metamorfosi una sorta di riassunto della sua precendente produzione. Nelle sue opere l'ambiguità visiva diventa ambiguità di significato con la conseguenza che i concetti di positivo e negativo, corretto e scorretto sono intercambiabili. Dai suoi lavori traspaiono i molteplici interessi e le svariate fonti di ispirazioni che vanno dalla psicologia alla matematica, dalla poesia alla fantascienza. Nel 1943 disegna Rettili; mentre negli anni successivi realizza la litografia Verbum (1944); Tre sfere I. (1945); Divisione regolare del piano (1958); Belvedere, litografia dedicata alle sue celeberrime costruzioni "impossibili" (1958). Nel 1968 nasce la Fondazione Escher. Nel 1972 muore a Laren. NEl 2002 è innagurato a L'Aja l'Escher Museum.

Opere
L'arte dell'Escher maturo ruota intorno a un concetto unico e fondamentale, quello dello spazio. Uno spazio che non è la semplice riproduzione su un piano dell'ambiente tridimensionale. Il tema indagato da Escher si sviluppa infatti sulla base di accorgimenti geometrici che vanno a cercare le situazione limite nelle quali la percezione dello spazio è incerta, ambigua, e gli elementi che lo popolano possono ben esser detti "oggetti impossibili".

Concavo e convesso (1955)
La litografia sembra tutta coerente e mostra una struttura architettonica con archi, colonne, volte e mensole, popolata di figure che si muovono all'interno di questo ambiente; la metà di sinistra del nostro disegno è osservata dall'alto e presenta un ponte con delle scale percorso da una donna che tiene in mano un cesto. Accanto, si scorge una sorte di cappellina di cui si vede la copertura a vela crociata, verso la quale sale un signore su una scala a pioli, da un lato; mentre, all'altra parete, è appogiato un personaggio che sta rannicchiato come se dormisse. Al centro, un invaso a forma di fiore di loto stilizzato orna una slargo chiuso, in alto, da due pareti e una colonna ad angolo. In basso, poi, si apre un emiciclo che digrata in scale su cui sale una lucertola.
La metà destra della scena risulta invece osservata dal basso. Così q uelle che sembravano scale diventswno sostegni di una mensola su cui un'altra lucertola, si arrampica. La colonna rimane fissa, ma ora sostiene una volta e non più un tetto. Allo stesso modo, quelle che erano le scale del ponte finiscono per essere l'imposta di un arco dietroil quale si apre un'ambiente a volta, corrispettivo della cappellina, verso cui sale il solito omino sulla scala a pioli. Il disegno sfrutta quella capacità delle ombre sfumate di suscitare nel cervello l'idea di una superficie solida che diventa concavo o convessa, secondo l'orientamento della zona luminosa.

Alto e basso (1947)
Nella metà superiore di questa litografia il punto di vista e posto al terzo piano di un edificio che si apre su un cortile abbellito dalla presenza di una palma. La metà inferiore dell'opera, invece, rappresenta il medesimo edificio visto dal cortile, dove un ragazzotto coi pantaloni corti guarda una donna affacciata alla finestra. Si ha cosi un effetto dentro/fuori. Tra l'altro, per riuscire a fare entrare nella superficie ristretta di un foglio rettangolare uno spazio cosi dilatato, Escher e costretto a utilizzare un tipo di deformazione prospettica che apparre assolutamente innovativa, ovvero quella della prospettiva curvilinea che Escher aveva studiato riproducendo le celebri sfere riflettenti. Sulla base dell'esperienza delle sfere riflettenti, seguendo le leggi geometriche, imposta uno spazio curvilineo che ha il suo punto di corvengenza a livello del pianerottolo di terra, da dove partono e dove arrivano tutte le linee verticali della scena superiore e di quella inferiore. Sul pianerottolo, però, si apre una rampa di scale che lascia intendere che di lì si puo scendere ancora. Succede allora che, seguendo con lo sguardo le scale, ci si ritrova nel bel mezzo del cielo, il quale conclude in alto la parte inferiore del disegno con la vista dal basso. Inquesto modo, è come se scendendo scendendo ci si ritrovasse in cima alla costruzione e, al contrario, salendo salendo ci si ritrovasse al pian terreno. In definitiva, l'occhio dell'osservatore passa dal dentro al fuori e dal basso all'alto con un effetto di grande suggestione.

Mano con sfera rifllettente (1935)
Come Parmigiamino nella sua opera "Autoritratto allo specchio convesso" del 1523-1524, anche Escher impostò la composizione in modo che lo spettatore finisse per sentirsi nella stessa posizione dell'artista mentre si ritraeva. Anzi, il pittore italiano dipinze su di un supporto ligneo semisferico che sporge cosi dalla cornice, proprio come accade agli specchi convessi. In questo modo, chiunque si accosti al quadro riprende il ruolo che era stato di parmigiamino. E' quanto accade con la litografia dell'artista Olandese che si diverte a giocare sull'ambiguità della mano sostegno della sfera. Come si vede le affinità fra le arte di Escher e il mondo Fiammingo rinascimentale sono sottili e profonde.

Escher e l'Alhambra: la divisione regolare del piano
Escher sentiva il bisogno di organizzare in maniera regolare la superficie da incidere o da disegnare come un'esigenza interiore e personale che pian piano si andava chiarificando con il progredire della ricerca. Il grosso della sua produzione incisoria e i disegni più o meno correlati erano dedicati ai paesaggi italiani, alle ricerche di prospettiva e alla scelta di particolari soggetti come per esempio le palme che lo affascinavano per effetti ottici e simmetrie. L'opera dell'artista olandese segue uno sviluppo coerente e anche alcune scelte che potrebbero apparire dei diversivi rispetto ai temi della produzione matura finiscono per essere funzionali agli esiti della maturità e all'intento di scomporre la superficie pittorica in maniera regolare. Quest'ultima idea e sempre presente nella mente dell'artista, sicché lui stesso la definisce <una vera "mania" dalla quale era ossesionato>. Si osservi una xillografia come Torre di Babele del 1928 e nella esasperata vista dall'alto non sarà difficile scorgere le radici di quelle ricerche prospettiche sviluppate successivamente non solo in opere come Interno di San Pietro, ma anche in incisioni come Un'altro mondo II o Alto e basso. I paesi italiani, cosi diversi dalla monotona distesa della campangna olandese, hanno sicuramente contribuito a sviluppare in Escher l'idea di uno spazio complesso e articolato. Del resto, l'amore per l'Italia non solo è dimostrato dalla proprietà di una casa acquistata a Frascati, nei pressi di Roma, ma anche da una frequentazione decennale che vide l'artista percorrere il nostro paese dalla Calabria alla Costiera Amalfitana, fino in Abruzzo e Molise. In fine, una xillografia come Palma (1933) reintroduce nel disegno un rigore geometrico che Escher non ha mai abbandonato, ma che qui si esalta nell'incrociarsi delle foglie composte che creano dei veri e propri giochi di nuovo presenti, per esempio, in Superficie increspata (1950). La svolta nodale nella carriera di Escher si ebbe con la seconda visita all'Alhambra nel 1936. quel che interesso all'artista fù l'abbilità degli Arabi nel decorare le pareti a maiolica dando vita a superfici che potevano estendersi all'infinito sempre con il medesimo motivo ornamentale. Finalmente, aveva trovato un modello sul quale misurare le proprie esperienze e i propri studi relativi alla divisione regolare dello piano. Così, agli schizzi che riproducevano a gessetti le varie soluzioni decorative che si rincorrevano nei sontuosi ambienti della dimorra principesca seguirono alcuni studi che tendevano a ricavare delle regole generali per lo sviluppo di simili forme ornamentali. L'incisore olandese non solo introdusse l'elemento figurativo come modulo nella scansione regolare del piano ma finì per sfruttare alcune regole della percezione allo scopo di rendere le sue composizioni ancor più affascinanti. Se, infatti, in un'opera come Otto teste, Escher si diverte una successione di volti che può essere letta anche girando sottosopra la stampa, quando affronta la divisione del piano, sfrutta il concetto di pieno e di vuoto. Il vuoto, ossia lo spazio negativo che risulta fra un oggetto e un altro, ha la medesima importanza compositiva dello oggetto stesso. Perdipiù, esistono dei casi per cui lo spazio negativo fra gli oggetti finisce per assumere una forma compiuta vera e propria. Il caso più noto e quello del vaso di "Rubin" che altro non è se no lo spazio vuoto fra 2 volti di profilo affrontati. Escher non fa altro che sfruttare questo principio aplicandolo alla ripartizione regolare del piano dove i moduli si incastrano divenendo di volta in volta spazio negativo l'uno dell'altro. Si possono cosi creare degli effetti straordinari come in Liberazione dove la forma del triangolo man mano si modifica e si anima nella sagoma di uccelli bianchi e neri che prendono vita e volano via.

L'ultimo Escher
Dal 1947 Escher incomincia a dedicarsi al tema dei cristalli. Il suo interesse non fu superficiale, ma partendo dallo studio dei solidi platonici e dai solidi di Archimede, l'artista olandese seppe applicare queste sue conoscenze alla realizzazione di opere straordinarie, come per esempio Stelle, una xilografia del 1948 che sembra entrare nel cuore della struttura dei cristalli. Del resto il senso profondo del messaggio di Escher nei cristalli pare sintetizzato bene dalla litografia intitolata Ordine e caos (1950), nella quale il primo concetto è rappresentato da un dodecaedro stellare racchiuso in una sfera trasparente e il secondo da oggetti inutili e rotti che, però, si riflettono nel solido traslucido; come a dire che dal primo si può risalire al secondo e viceversa.

Stelle
Questa xilografia ben esprime l’interesse di Escher verso semplici figure spaziali geometriche, come i poliedri regolari. L’origine di questo interesse risiede nell’ammirazione di Escher per le forme cristalline esistenti in natura. Ecco come l’autore stesso commenta questa sua opera: “Dei solidi regolari semplici, doppi e tripli fluttuano nello spazio come stelle. Nel mezzo si trova una forma geometrica data dai contorni di tre ottaedri regolari. Due camaleonti sono stati scelti come abitanti di questa struttura perché con le zampe e con la coda possono aggrapparsi alle travi della loro gabbia, mentre questa si libra nell’universo.” Come spiega Escher questo piccolo universo è riempito di solidi regolari di tre tipi: semplici (cubi, dodecaedri, ottaedri, …), doppi (cioè formati da due solidi regolari che si compenetrano) e tripli (cioè ottenuti dalla compenetrazione di tre solidi platonici). In particolare, nell’angolo in alto a destra, appare la cosiddetta “stella ottangula”, data dall’intersezione di due tetraedri uguali: guardando al suo interno, essa è costituita da un ottaedro, sulle cui facce sono state poste piramidi triangolari; guardandola al suo esterno, i vertici della stella sono i vertici di un cubo, le cui facce hanno per diagonali i lati della stella. Escher disegna la stella con lo stesso stile usato da Leonardo.

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