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Manet, Edouard - Opere (2) scaricato 1 volte

Manet

Colazione sull’erba

La Colazione sull’erba è un’opera realizzata da Manet intorno al 1863. La scena, ambientata nella radura di un boschetto, rappresenta una donna nuda in primo piano, la cui realizzazione posò la modella preferita dell’artista. Accanto a lei vi è seduto un uomo, uno dei fratelli di Manet, mentre il secondo personaggio maschile, rappresentato dal futuro cognato di Manet, è semisdraiato di fronte ai due, con un braccio teso in direzione della giovane donna. Una seconda ragazza sta lavandosi nelle acque di un ruscello in lontananza.
Le quattro figure risultano composte entro un triangolo ideale, uno dei cui vertici cade sul cappellino di fianco alla giovane donna nuda in primo piano. L’atmosfera del dipinto, nonostante le tonalità scure di verde e di bruno utilizzate da Manet, si presenta fresca e luminosa, grazie ai giochi di luce. Fu un’opera che si trovò al centro di un vero e proprio scandalo. Il pubblico rimase insegnato dal realismo utilizzato dal pittore per il nudo femminili, per il quale, i critici lo accusano di volgarità e malizia. Quello che colpisce il pubblico, però, non è il nudo femminile, ma la figura rappresentata da questa giovane donna esposta. Infatti, non si trattava di una dea o di un personaggio mitologico, ma di una fanciulla del tempo. I motivi di critica mossi a Manet, comunque non riguardano solo il soggetto il primo piano, ma si estesero alla tecnica pittorica utilizzata. Infatti, molti sostenevano che egli non fosse stato in grado di utilizzare né la prospettiva né il chiaroscuro secondo i canoni ideali del tempo. Infatti, osservando il dipinto notizia che i personaggi, forse eccetto la ragazza sullo sfondo, appaiono sconnessi dalla natura e dall’ambiente che li circonda, come se fossero stati ritagliati da un altro dipinto ed incollati in questo. Del resto, il disegno, quasi totalmente assente, non mette in risalto la prospettiva e la profondità, quanto più gli alberi e le fronde sullo sfondo. Si tratta del dipinto che segnò l’inizio della carriera tormenta di Manet, e per il quale si ispirò a Concerto Campestre di Tiziano ed un’altra opera di Raffaello.

Olympia

Olympia è un’opera olio su tela del 1865 ispirata alla Venere di Urbino di Tiziano o alla Maya desnuda di Goya. Quest’opera rappresenta con crudo realismo una donna nuda sdraiata su un letto disfatto. Ai suoi piedi vi è un gatto nero, mentre una domestica di colore sopraggiunge portando un mazzo di fiori, dono evidente di qualche ammiratore. Lo scandalo fu, anche in questo caso, duplice. In primo luogo il nudo femminile, palesemente rappresentata una prostituta dell’epoca, anche se incerto, sul luogo di lavoro. Il nome stesso, Olympia, fu discusso, in quanto ricordava il nome d’arte di molte prostitute parigine. Inoltre, così come nella Colazione sull’erba, Manet fu criticato per la sua tecnica pittorica. Il corpo sgraziato della ragazza non ricordava le morbide sinuosità dei nudi accademici, quelli delle eroine storiche e le divinità. La posa della donna, inoltre, volutamente sprezzante, con la mano sinistra premuta sul ventre, ricorda alcune immagine pornografiche. Forse, l’unico accenno, ed unico apprezzamento, fu fatto alla tecnica impressionistica utilizzata nella realizzazione dei fiori, rappresentati con pennellate e macchie disordinate incoerente con i colori. Il bar delle Folies Bergère Si tratta dell’ultimo dipinto al quale Manet lavora, prima della sua precoce morte. Realizzato tra il 1881 e il 1882. Si tratta di un’opera che costituisce il testamento spirituale di Manet. In essa sono infatti ripresi tutti gli elementi caratterizzanti la sua pittura: dall’amore realistico per il quotidiano, la cameriera biondiccia che ci fissa con occhi mesti; alla natura morta, la bottiglia, la fruttiera di cristallo e il bicchiere con le rose; dall’uso di colori piatti e senza chiaroscuro, i rapidi tocchi di colore che si frantumo all’impatto, la chiarezza della luce e la semplicità dei soggetti, alla suggestione dell’immenso specchio alle spalle della cameriera. é proprio attraverso quello specchio, che Manet, riesce a suggerirci l’immensità del Bar delle Folies Bergère.

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