Mongo95 di Mongo95
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La fine dell’Ottocento rappresenta un periodo di forte sviluppo industriale e l’ascesa della borghesia. È l’epoca delle grandi esposizioni universali, l’occasione per le grandi metropoli di mostrare al mondo il loro progresso industriale. Vengono prodotti nuovi materiali da costruzione, che permettono di erigere edifici mai pensati prima. Nasce la scienza della costruzione, che comprende che i flussi di forza agenti su una struttura sono più intensi all’esterno, quindi sviluppano dei nuovi modelli a T, risparmiando anche sul materiale. Nasce la figura dell’ingegnere. Vengono costruiti così padiglioni enormi, grazie all’impiego di nuovi archi “a tre cerniere”. È il tempo dell’architettura del ferro. Sono i primordi dei “prefabbricati”. Nasce il concetto di restauro, che viene interpretato in vari modi: in chiave nostalgica e romantica (lasciando che il tempo facesse il proprio corso, intervenendo al minimo); oppure la volontà dell’intervento pesante per riportare l’opera al suo antico splendore. La fotografia è l’invenzione del secolo: si realizza per la prima volta l’antico sogno di rappresentare perfettamente la realtà, con una restituzione prospettica automatica.

Edouard Manet

La formazione è accademica, ma è influenzata anche da viaggi in Italia, Germania ed Olanda. Non critica mai la pittura accademica, ritenendola essenziale per la formazione, in quanto ogni opera deve essere prodotta nel solco della tradizione, secondo le sue regole. Come oggetto però deve avere la contemporaneità. La sua intenzione principale è quella di cogliere l’atmosfera del momento. Dagli Impressionisti viene spesso identificato come ispiratore e maestro, ma lui mai appartenette a questo movimento. Molto importante per lui è la pittura en plein air, ma non abbandonerà mai del tutto la produzione in atelier. Raggiungerà ampio consenso e fama, ma le giurie accademiche dei Salons rifiuteranno sempre le sue opere. La pittura rinascimentale e barocca si riflettono molto in Manet, che apprezza molto la fase del disegno. Il suo però è spesso solo accennato, utilizzato quindi per memorizzare e sintetizzare i particolare di colore che svilupperà in seguito. In Manet c’è l’impressionismo, ma solo nelle intenzioni, non nello stile.
-)Colazione sull’erba: Venne esposto al Salon des Refuses e scatenò un vero e proprio scadalo, cosa che non era assolutamente nelle intenzioni dell’artista. Le critiche colpirono soprattutto il tema scelto. Il nudo femminile era stato realizzato con realismo eccessivo e oltretutto posto in primo piano. Inoltre non è identificabile in una dea o in una figura mitologica, slegata dalla realtà, ma è chiaramente una normale donna, una modella, una donna dell’epoca (la modella Victorine). Diede fastidio anche l’abbigliamento delle altre figure: niente vesti classiche o rinascimentali, ma abiti contemporanei. L’ispirazione però è classica (Tiziano, Raffaello), quindi più che altro disturba non tanto il soggetto, ma la sua attualizzazione. Inoltre la donna osserva lo spettatore in modo diretto, quasi spudoratamente. Poi non si riesce a capire cosa sia accaduto affinché ci si trovasse in questa situazione: una indeterminatezza che va contro il concetto contemporaneo di opera d’arte. C’è anche composizione: le figure sono composte entro un ideale triangolo. È presente anche una vera e propria natura morta, che risulta anche essere, nonostante sia marginale, la parte più dettagliatamente curata. Venne criticata l’assenza di prospettiva e di chiaroscuro. Le ombre infatti sono realizzate grazie a variazioni di tonalità, dando così vita ad immagini piatte e cromaticamente contrastanti. I personaggi sembrano figure prive di volume e di consistenza. Lo sfondo del resto e totalmente aprospettico ed indeterminato, se non per un leggero senso di profondità dato piani successivi di alberi e fronde. Il colore è steso con pennellate veloci, con appunto la giustapposizione di colori caldi e freddi, in modo da creare un contrasto che li renda reciprocamente brillanti e vivaci. Il disegno preparatorio viene eliminato, ma l’opera non è realizzata en plein air.
L’intenzione di Manet era di analizzare la luce, che rende gradevole o meno la visione di un oggetto, indipendentemente da quale esso sia. Quindi Manet non si propone più come pittore di personaggio o allegorie, ma di sensazioni. Anche se la provocazione fosse volontaria, ha il solo obiettivo di attirare l’attenzione sul suo stile. Per tutte queste ragioni verrà sempre identificato come l’ispiratore dell’Impressionismo.
-)Olympia: Nuovamente viene riproposto un nudo di una figura contemporanea e conosciuta. Anche se l’opera è ispirata ad un classico rinascimentale (Venere di Urbino – Tiziano), si discosta completamente da essa, rappresentando con crudo realismo una donna nuda sdraita su un letto disfatto. Si tratta scandalosamente di una prostituta, dal corpo acerbo e sgraziato, privo delle tradizionali morbite sinuosità e realizzato senza modellamento chiaroscurale, con toni di colore usati in modo, a dir della critica “primitivo e pasticciato”. La posa inoltre è volutamente sprezzante. La rivoluzione non sta però tanto nel soggetto, ma nella tecnica di realizzazione. In tutta la composizione è presente il gioco dei contrasti cromatici (giustapposizione di colori caldi e freddi che si rinforzano a vicenda). Il tema centrale però è sempre la luce ed il suo rapporto con il colore. È diretta (non soffusa) e dona una visione immediata ed essenziale. Nel mazzo di fiori tenuto dalla serva si incontra uno stile definibile come impressionista: macchie disordinate e incoerenti di colore, realizzate con tocchi rapidi e giustappunti. Ma, osservati da lontano, assumono un effetto di realismo.
-)Il bar delle Folies Bergère: è un’opera della maturità, realizzata in pieno clima impressionista. È una sorta di testamente spirituale di tutti gli elementi che caratterizzano la sua pittura: realismo della quotidianità; gusto per la natura morta; uso di colori piatti e senza chiaroscuro. È una metafora della vita, realizzata tramite l’utilizzo dello specchio. Attraverso di esso ci viene rappresentato un bar molto famoso all’epoca. Ma ciò che ne traspare è più che altro l’atmosfera, tralasciando totalmente la cura dei dettagli. L’ambiente viente vissuto soltanto tramite la sua riflessione nello specchio e, per sinestesia, riusciamo a percepirne il rumore, il chiacchierio delle persone, etc… La donna, piuttosto triste, ascolta la richiesta di un cliente, che, secondo la sua posizione, dovrebbe coincidere con l’osservatore. Ma osservando il riflesso nello specchio si nota che esso è impossibile. In tutto ciò si manifesta la metafora: ciò che ci appare spesso non corrisponde alla realtà, quindi bisogna riuscire ad andare al di là dell’apparenza delle cose.

L’Impressionismo

Non si identifica propriamente come un movimento artistico, ma come un’idea nuova di rapportarsi con la realtà, che ogni artista interpreta a suo modo. Ci sono però alcune caraterristiche comuni che stanno alla base i questa rivoluzione artistica: si rifiuta assolutamente il disegno, che limita la sensazione dell’artista. La prospettiva viene eliminata, dato che si vuole soltanto rappresentare un attimo, un momento preciso del tempo. La pittura viene realizzarta interamente en plein air, alla luce naturale (quindi rifiutata l’illuminazione di studio. Ciò implica che l’artista doveva impiegare molto meno tempo per realizzare l’opera, quindi serve una nuova e apposita tecnica, con poco studio compositivo. Si sceglie allora un approccio più fotografico. Vengono realizatte serie di tele con protagonista lo stesso soggetto, ognuna caraterrizzata da un particolare e unico tipo di illuminazione, ripreso ogni giorno durante lo stesso momento.
Non vengono più presi in considerazione i soggetti mitologici, religiosi e letterari. Le forme rappresentate si fondano sulla vibrazione e i contrasti di colore. Infatti non esiste alcuna linea di contorno, i colori risaltano per via del contrasto con quelli vicini, così come anche le distanza vengono rese allo stesso modo. Vengono ricercati soggetti tali da consentire, con la luce, la percezione di un dato e preciso momento. Quindi vengono scelti in basa alla loro capacità di rendere la percezione della luce. La luce stessa diventa il soggetto principale, così come i cambiamenti di colore da essa provocati. Gli oggetti diventano secondari, poco dettagliati.
Si utilizza, in generale, un nuovo linguaggio: la fotografia inizia a sostituire le modelle; la teoria dei colori, con prevalenza di colori puri direttamente messi sulla tela, con mescolanze poi create per giustappunto (piccoli tocchi di colore uno sopra l’altro), che effettivamente porta ad una fisica e immediata mescolanza dei colori, ma direttamente sull’opera stessa. I temi, così come i luoghi, sono la città moderna (gli impressionisti quindi diventano testimoni del proprio tempo), la campagna, la folla (la figura umana in generale), l’acqua.
• Claude Monet
Già dall’inizio è palese l’ispirazione di Manet. Infatti realizza un opera, Colazione sull’erba, che richiama direttamente quella del pittore francese. Si tratta però di uno studio, in cui dichiara subito la sua distanza dall’altra opera. Ma rimangono molti elementi, come la resa dei colori tramite vibrazioni di luce, spontaneità dei soggetti e gusto per la natura morta. Le variazioni di luce e le ombra da essa generate vengono però male interpretate: sembravano vere e proprie macchie, al punto che i personaggi vengono definiti come “in putrefazione”. Monet è l’impressionista per eccellenza: amore per la luce, la natura è il suo atelier. Rimane molto colpito dalle stampe giapponesi, per via della loro sintesi estrema, ma che allo stesso tempo conserva la ricchezza di particolari. Esse non hanno una funzione pedagogica, neppure un messaggio da trasmettere, sono solo decorative e fini a se stesso. Colori accesi, senza troppe sfumature e dettagli.
-)Impressione, sole nascente: è l’emblema dell’impressionismo, nonché origine del nome. Si delineano i temi cari a Monet. Non c’è traccia di disegno preparatorio, colore steso velocemente sulla tela. L’oggettività naturalistica del soggetto è superata, rimane soltanto la volontà di trasmettere le sensazioni provate osservando tale ambiente. Non si vuole più descrivere la realtà, ma cogliere l’impressione di un attimo, diversa e autonoma rispetto a tutti gli altri attimi possibili. Giustappunto di colori caldi e freddi.
-)La Cattedrale di Rouen: entusiasta dei problemi della luce e dalle sensazioni di colore, inizia a dedicarsi ad opere in “serie”: lo stesso soggetto viene ritratto in decine di tavole successive, sempre dallo stesso punto di vista. A cambiare sono soltanto le condizioni di luce, a dimostrazione di come, un singolo soggetto può destare infinite diverse sensazioni. La Cattedrale venne ritratta in una serie di 30 tele, in diverse condizioni climatiche e a diverse ore del giorno in diverse stagioni. L’artista è indifferente alla struttura architettonica, ma si concentra esclusivamente sul gioco di luci ed ombre, che crea una vastissima armonia di toni.
-)Lo stagno delle ninfee: l’acqua è uno degli elementi preferiti da Monet. Infatti moltissimi dipinti hanno come oggetto lo stagno di ninfee nel suo personale giardino a Givenry (costruito proprio a tal scopo). Le ninfee vengono a fondo indagate, cercando di riprodurre sulla tela ogni variazione di colore dovuta ad ogni minima alterazione della luce. L’atmosfera che deriva da queste opere è tale che la realtà generata non sussiste altro che come pretesto per dare voce e colore al mondo delle sensazioni. La pittura quindi, nella fase finale della sua vita, diventa un’esigenza interiore. Il colore diventa unico protagonista della tela, ed è un colore che diventa materico (molto spesso e consistente). Si hanno quindi delle rappresentazioni naturalistiche sempre più semplici, sempre più informali. Il colore non è più giustappunto, ma pastosto, filamentoso, quasi buttato giù a macchie. Monet non intende più rappresentare l’attimo, ma il divenire. C’è la volontà di voler parlare di un oggetto senza mai descriverlo, fermandosi alla evanescente mutabilità dell’impressione.
• Pierre-August Renoir
Fa esperienza dipingendo le ceramiche prodotte dal padre, con disegni floreali e naturalistici, molto stilizzati. A Parigi, dove inizialmente frequenta l’Accademia, entra in contatto con tutti gli impressionisti, diventando amico molto intimo di Monet. Spesso gli venne criticata al pittura, indicandola come troppo scherzosa, briosa ed allegra. Ma lui replica che se non si divertisse, non dipingerebbe affatto. Sarà sempre molto attento alla figura umana, rappresentata appunto in momenti di svago e grande divertimento. Questo amore per l’uomo lo porterà ad interessarsi particolarmente alle figure femminili e alla loro sensualità. Infatti arriverà ad abbandonare l’evanescenza dell’impressionismo, iniziando a ricomporre forme molto classiche, rinascimentali quasi. Le sue opere sono sempre iniziare en plein air, ma completate in studio.
-)La Grenouillère: Si fa molto sentire l’amicizia con Monet, dato che il soggetto è lo stesso di una sua opera. I due artisti hanno lavorato quasi in contemporanea. Il punto di vista è quasi lo stesso. Monet però privilegia l’immagine nel suo insieme, dalla lontananza. Renoir invece è più sensibile alla presenza umana, che appare meglio definita (seppur in una indeterminatezza dovuta alle veloci e piccole pennellate) in una scena dal taglio fotografico. Nell’opera di Monet invece le figure umane appaiono in perfetto equilibrio con la natura circostante. La tecnica è comunque, ed è sempre quella del contrappunto. Essa trova la sua massima espressione nella rappresentazione della mobilità dell’acqua e dei riflessi che la colorano. Monet usa pochi tocchi e pennellate orizzontali, individuando così, tramite bruschi cambiamenti cromatici, zone di luce ed ombra. Renoir invece, con una pennellata più piccola, frammenta la luce in piccole chiazze di colore. Da ciò ne derive una rappresentazione nell’insieme molto più festosa, gioiosa e vivace.

Edgar Degas: Vive un’infanzia agiata e, grazi al padre, uomo di raffinata cultura, frequenta spesso il Museo del Louvre, avviandosi così alla carriera artistica. La sua prima formazione pittorica la ha presso l’Accademia, che abbandona però dopo pochi mesi. Inizia quindi lunghi viaggi, anche in Italia. Inoltre, ritornato a Parigi, fa conoscenza degli Impressionisti.
La sua formazione quindi portò alla nascista di una personalità artistica molto complessa, ibrida. È molto vicino ai realisti, così come agli impressionisti, ma solo per alcuni particolari. Ne riprende infatti le tematiche, ma non lo stile. Rifiuta il disegno en plein air (l’immediatezza della pittura di questo tipo non può che far cogliere soltanto riduttivi dettagli dei vari significati dell’impressione di un istante), non ritrae mai paesaggi. Ama la pittura accademica, mantiene il disegno preparatorio e la pittura in atelier (perché l’immaginazione deve collaborare con la memoria, in modo da non riprodurre soltanto l’essenzialità. Disegnare “cioè che non si vede più” è meglio rispetto a “copiare ciò che si vede”). Recupera la tecnica del chiaroscuro e la pennellata non è più impressionista. Il suo realismo (che traspare molto dalle sue opere scultoree) non significa rappresentare le cose per come appaiono, ma piuttosto per come sono conosciuti per averli visti spesso e in vari contesti. L’artista può dare senso del vero solo agendo in modo innaturale: la realtà non è quella derivante da una sensazione visiva, ma il complesso frutto di studi e riflessioni.
Gli piace dare un taglio inusuale alle sue opere, con assenza di prospettiva e una particolareggiata composizione. Sarà ossessionato dallo studio del movimento, soprattutto quello del corpo femminile (le ballerine). I suoi studi sul nudo sono quindi solo dovuti alla volontà di studiare l’anatomia del movimento. Concretizza il concetto di realismo. I protagonisti delle sue opere, inseriti in ambienete sempre delineati, vengono sempre ritratti informalmente, come se non si aspettassero di essere osservati,
-)Lezione di danza: il taglio è di tipo fotografico (alcune figure sembrano uscire dall’inquadratura). Questo potrebbe suggerire una pittura istintiva e immediata, ma in realtà è presente un profondo equilibrio compositivo, con uno strano taglio prospettico e spazi ben definiti. Ogni singolo gesto di ogni ballerina è indagato approfonditamente, con ossessiva attenzione. Ogni personaggio, inoltre, è in movimento. La spontaneità della scena, la sua informalità, l’atmosfera rilassata, danno la sensazione che l’osservatore si sia affacciato, non desiderato, sulla scena, nel mentre della lezione. Sono presenti un taglio prospettico e la cura dei particolari.
-)L’assenzio: Non essendo amante dei paesaggi, le sue rappresentazione riguardano sempre gli ambienti interni parigini. La composizione è volutamente squilibrata verso destro, con la volontà di dare il senso di una visione improvvisa e casuale. Invece l’immagine è costruita in modo rigoroso: i tavolini sono posti lungo una prospettiva obliqua. È tramite questo allineamento che l’osservatore è introdotto all’opera, fino a giungere al suo fondo e ai personaggi. Il punto di vista è alto e decentrato, corrisponde a quello di un osservatore posizionato su un altro tavolino, in una posizione dove può essere non scorto da i protagonisti della tela. Essi recitano il ruolo di due poveracci: una prostituta e un barbone trasandato. I loro gesti sono spontanei, i loro sguardi persi nel vuoto seguendo il filo dei propri pensieri. Sono seduti vicini, ma in realtà sono tra loro lontanissimi, estranei, incapaci di comunicare. C’è la solitudine. L’atmosfera del locale è pesante, così come lo stato d’animo degli avventori. È una descrizione impietosamente realistica degli ambienti parigini.


A partire dagli Anni ’80, Degas inizia ad utilizzare il pastello. Questo perché voleva creare la luce in modo espressivo, non relegandola al solo compito di illuminare. Esso da un senso di appiattimento, semplificazione delle forme (come Piero della Francesca), con una linea di contorno che viene fatta risaltare.

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