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Liberty

Dopo la rivoluzione industriale, fine ‘800 e inizio ‘900, la città si trasforma sul piano urbanistico (un problema era il non rispetto dell’igiene). L’uomo si ritrova a vivere, così, in città inospitali (vedi Gauguin) in cui sente l’esigenza di portare la natura e che cerca di abbellire con panchine, lampioni, entrate delle metropolitane (Parigi fatta da Ector Guimard) e balconi con ringhiere molto articolate.
Queste iniziative ricordano molto le forme fitomorfe e zoomorfe e influenzano sia il paesaggio esterno che quello interno; come mobili con linee morbide, lampade liberty, gioielli con forme di animali e vetri. Viene utilizzato molto il ferro, materiale innovativo che ebbe riscosso molta importanza nella mostra espositiva del 1889.
In Europa questo periodo assume vari nomi:
- Italia: Liberty
- Inghilterra: Modern Style
- Francia: Art Nouveau

- Germania: Jugenstil
- Austria: Sezession Stil
- Spagna: Modernismo
Tutte hanno in comune il carattere moderno (vogliono tagliare con il passato), giovane (il nuovo), libertà e ottimismo.
Protagonista assoluta di questo movimento è la linea moderna, la forma piatta bidimensionale e l’iperdecorazione.

GUSTAVE KLIMT

Nasce nel 1862 a Vienna e muore nel 1918 per un ictus celebrale. E’ uno di sette fratelli di cui tre diventeranno artisti; il padre è orafo e questo lo influenzerà molto nei suoi lavori, tanto che inserirà l’oro nei suoi quadri. E’ un abile disegnatore e fa molti ritratti in bianco e nero che sembrano quasi fotografie.
Viene chiamato par decorare l’università di Vienna di cui fa tre pannelli: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza; l’unico rimasto è quello di medicina mentre gli altri due sono persi, provoca scandalo perché considerato dai critici pornografico ma, questa sua ondata, gli porta molto successo tra le donne che lo chiamano per essere ritratte.
Nel 1897, insieme ad un gruppo di artisti fonda la “Secessione Viennese”. Fa un viaggio in Italia dove ammira i mosaici bizantini (Ravenna) che influenzeranno molto la sua decorazione.

“Giuditta I”: è considerata l’opera dell’artista più carica di senso erotico; vediamo la protagonista che è l’assassina biblica di Oloferne, simboleggia la donna voluttuosa e fatale. Il pittore pensa che la donna abbia solo il potere sessuale che viene molto esaltato in questo quadro; dice: “l’uomo alla donna non può che soccombere”.

Narra la storia al tempo in cui gli Ebrei vengono conquistati dagli Assiri e Giuditta, vedova ebrea, volendo salvare il suo popolo si veste in modo succinto ed entra nella tenda del comandante Oloferne e lo fa bere sino a farlo ubriacare così che lo uccide tagliandogli la testa. In seguito torna dal suo popolo con la testa di Oloferne e così salva la popolazione degli ebrei.
In primo piano vediamo Giuditta con un’espressione sensuale con gli occhi e le labbra socchiusi che ricordano molto Marilyn Monroe; tiene in mano la testa tagliata a metà di Oloferne come se fosse un palloncino. Giuditta ha una sorta di collare che la tiene attaccata al dipinto e che separa il corpo dalla mente; la sua sensualità è data dal vestito trasparente dal quale fuoriesce un seno.
Dipinge usando la bidimensionalità e l’iperdecorazione come si nota nel viso un’abbondanza di oro e inoltre troviamo i colori antinaturali.

“Il bacio”: tutto è irreale, l’uomo bacia la donna; lui indossa un manto d’oro con il simbolo del rettangolo, che contraddistingue l’uomo, e si adatta alla grandezza del dipinto su un manto d’erba. La donna è inginocchiata sull’erba ed ha delle diramazioni che la legano alla natura (filo diretto) e sul vestito vediamo dei cerchi, che rappresentano la donna.

“Danae”: è un quadro d forma quadrata, la bellezza della protagonista è data dai capelli rossi che irrompono nel quadro; ha una posizione anomala, è raggomitolata su se stessa e il pittore la riprende da sotto e i tre quarti del quadro sono composti dalla coscia.
La storia narra che il padre di Danae, re di Argo, aveva predetto che suo nipote, il figlio di sua figlia, lo avrebbe ucciso; decise così di rinchiudere la figlia nella torre in modo che nessuno avrebbe potuto possederla. Giove, innamoratosi di lei, si trasforma in pioggia d’oro, entra nella torre e la possiede cos’ che nasce Perseo.

ANTONI GAUDI’

E’ il massimo esponente del Modernismo in Spagna; nasce nel 1852 a Barcellona e muore nel 1926 investito da un tram, muore ancor prima di essere soccorso perché non viene riconosciuto a causa del suo abbigliamento malandato, per questo Barcellona si sente colpevole e arriva per lui la beatificazione e santificazione per la sua vita morigerata, senza vizi.
Il padre è un ramaio (lavora il rame) e il modo di modellare la forma gli rimarrà impressa e si percuoterà in lui.
La sua infanzia è molto triste a causa della malattia reumatica che lo allontanerà dagli amici, per muoversi utilizza un asino e questo fa si che nasca in lui un rapporto diretto con la natura che influenzerà le sue opere.
Si laurea in architettura anche se i suoi disegni non vengono apprezzati; viene influenzato dall’architettura gotica, moresca (araba), spagnola e dalla natura. Dirà: “il miglior libro di architettura è un albero”, questa costante apprezzamento prende riferimento dal mondo fitomorfo e zoomorfo; utilizza principalmente il materiale “povero”: la pietra, i mattoni, il ferro e l’azulejos (ceramica).

“Parco Guell”: Eusebio Guell era il committente, un uomo industriale che voleva una sorta di città-giardino con le abitazioni immerse nella natura. E’ l’opera più significativa e rappresenta maggiormente Barcellona; costruita su due ettari di giardino incolto.
Questo parco è cinto da mura di pietra color ocra, ha forma serpeggiante e termina con pezzi di ceramica che ricopre la parte tondeggiante ed ha due funzioni: la protezione e l’idrorepellenza.

Intorno al muro vi sono sette ingressi che hanno forme strane, con cupole che sembrano funghi velenosi.
All’interno troviamo una grossa scala e un grosso pitone con valore simbolico perché Pitone era il Dio delle acque, e sotto questa statua possiamo trovare una cisterna che convoglia le acque che servono per irrigare il parco.
Vi è una sorta di piazza rialzata da colonne doriche rielaborate bucate al loro interno per far passare l’acqua piovana raccolta che infine convoglia nella cisterna; il soffitto è punteggiato da medaglioni. Questa piazza doveva servire per il mercato e come palcoscenico per il teatro, dove gli attori si esibivano davanti al popolo che guardava dalla propria casa.
Intorno alla piazza c’è una lunga panchina serpeggiante, dove ci si può sedere, ricca di pezzi di ceramica riciclata; per rendere comoda la panchina, Gaudì, ne fa un calco ponendo molta attenzione all’ergonomia (scienza che studia la forma e gli oggetti affinché siano più comodi) e la decora con molti mosaici.
Intorno al parco vengono realizzati percorsi attigui a colline dove ci sono colonne a torciglione che riescono tutt’ora a reggersi.

“Casa Batllo”: Gaudì ha lavorato molto spesso per dei privati, come in questo caso. Deve inserire la casa in un lotto tra case già esistenti, esegue una costruzione gotica dove modella la facciata con morbidezza (per richiamare il fatto che il committente, Batllo, era commerciante di stoffe) con medaglioni iridescenti. I balconi sono piccoli fatti con il ferro e hanno le ringhiere molto lavorate.

L’ingresso è segnato da colonne che sembrano zampe di elefanti e qui sorgono dei conflitti con il comune perché escono dalla misura prestabilita.
Vi è una grande attenzione per i particolari come il camino con le coperture che sembrano scultoree, le maniglie, le ringhiere e il tetto, con una forma molto particolare che ricorda la schiena di un drago, fatta con ceramiche colorate.

“Casa Milà”: chiamata anche Pedrera (cava di pietra), perché la facciata in pietra, dandone stabilità statica. Questa casa si estende su un lotto molto grosso che prende un angolo della strada. E’ un edificio molto grosso e imponente che sull’angolo si smussa con forme tondeggianti. All’interno c’è una buca in modo che anche nei piani inferiori la luce riesca a filtrare. Non ci sono stanze rettangolari ma sembrano quasi delle celle di un alveare. In alto possiamo trovare una selva di camini che sembrano una sorta di popolazione sul tetto dove le forme prendono ispirazione dal mondo fitomorfo e zoomorfo.

“Sagrada famiglia”: iniziata nel 1883 e finita con la sua morte, anche se i lavori non sono stati terminati perché non ha lasciato i disegni per completare l’opera; nonostante siano passati 80 anni dalla sua morte la chiesa non è ancora stata terminata.
Lui stesso, dopo essere andato ad abitare al parco, si trasferisce nel cantiere della Sagrada e vi vivrà per gli ultimi 10 anni della sua vita.
Voleva costruire una “Bibbia” in pietra, in modo che il solo vederla fosse un insegnamento religioso.
La pianta è composta da cinque navate con una serie di guglie su cui stanno una serie di decorazioni che sembrano mitra (cappelli dei vescovi). Ogni porta ha un valore simbolico (es. est: natività), le sculture sono seguite attentamente dallo stesso Gaudì. Progetta dei modellini dove costruiva con i fili le colonne, attaccava ai fili dei sacchetti di sabbia, capovolgeva poi il pannello e se reggeva i sacchetti poteva costruire.

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