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Le Corbusier: la ville Savoye

Altro grande protagonista dell’architettura funzionale è Le Corbusier, la cui opera maggiore è la villa Savoye, dal nome della famiglia del committente, edificio in cui egli mette in pratica i cinque principi che aveva teorizzato: la struttura infatti si eleva su dei pilastri che rendono possibile all’architetto non solo l’impiego di una pianta libera ma permette anche agli inquilini della villa di usare questo spazio coperto per diverse funzioni, come parcheggiare l’auto, far giocare i bambini ecc… Con ciò Le Corbusier recupera una parte della struttura ed eleva la superficie abitabile al primo piano: le pareti perdono la loro funzione portante e ciò consente anche all’artista di distribuire liberamente gli spazi interni in base alla funzione che ogni stanza doveva avere. Nella villa Savoye vi è anche l’utilizzo delle finestre a nastro, ossia delle finestre che corrono da uno spigolo all’altro della parete: in realtà questo punto della nuova architettura teorizzata da Le Corbusier rientra tecnicamente nel principio della facciata libera ma comunque Le Corbusier dedica un punto a parte a questo elemento; inoltre esso, pur essendo stato impiegato da altri architetti come Gropius, fu un segno distintivo della sua architettura, e ciò è ben visibile dal fatto che, nella ville Savoye, ad esempio, nel salotto, l’ampia vetrata fa sembrare allo spettatore che non ci sia, per quanto lo spazio è aperto. L’ultimo punto che egli realizza nella villa Savoye è quello che lui stesso definisce tetto – giardino: egli infatti utilizza la superficie di copertura dell’edificio, che fino ad allora era costituita da un tetto spiovente che serviva per far defluire le acque piovane, piana. In questo edificio inoltre egli realizza due coperture, una ad un livello più basso ed un’altra ad un livello più alto e per collegarle usa una rampa, o passeggiata architettonica, in francese la promenade architecturale.

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