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Impressionismo

Verso la metà dell’Ottocento, diversi artisti iniziarono a non rappresentare più soggetti tradizionali come scene mitologiche o storiche, ma cominciarono ad usare con maggiore libertà il linguaggio pittorico. Dopo poco tempo si formò una vera e propria corrente artistica che cominciò a delinearsi in Francia intorno alla metà degli anni Settanta e che durò circa un ventennio.
Nella fase iniziale ebbero grande importanza le opere di Edouard Manet che destarono grande scalpore e suscitarono critiche per i soggetti e per la tecnica pittorica considerata imprecisa e approssimativa.
Gli impressionisti rifiutavano l’apprendimento scolastico, attuato copiando le opere dei maestri per rifarsi direttamente alla realtà. L’artista, ormai completamente libero, si poteva dedicare alla pittura di nuovi soggetti: scene di vita quotidiana (con particolare attenzione alla classe borghese) e paesaggi.
Per riprodurre al meglio gli effetti della luce e dell’atmosfera si trasferirono a lavorare direttamente davanti al soggetto, inventando la pittura all’aria aperta.
Osservando i colori della natura, scelsero soprattutto colori puri e luminosi, riducendo l’uso del nero.
Gli impressionisti studiarono attentamente le leggi dell’ottica e della percezione visiva per bloccare sulla tela l’immagine fuggevole che l’occhio riceve a una prima impressione visiva, quasi distratta, della realtà, senza soffermarsi sui dettagli. Per trasmettere queste sensazioni elaborarono una tecnica pittorica fatta di rapide pennellate che, come il nostro occhio, non si fermano mai sui dettagli, ma sull’effetto d’insieme e utilizzarono inquadrature apparentemente casuali in cui i soggetti, mai in posa, non compaiono al centro del dipinto.
Nel 1874 ci fu una mostra a cui parteciparono pittori come Monet, Cèzanne, Degas e Renior. La mostra sollevò polemiche e critiche ironiche; fu in questa occasione che un giornalista pronunciò il nome Impressionismo, riferendosi alla tela di Monet intitolata: “Impressione, sole nascente”.
Il gruppo adottò subito questa denominazione, che definiva sinteticamente l’intento di restituire sulla tela l’immediatezza della percezione visiva in un fugace momento di luce e di atmos

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