sbardy di sbardy
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KANDINSKIJ

Nasce a Mosca il 4 dicembre 1866 e muore in Francia il 13 dicembre 1944; il padre commerciante lo avvicina al disegno dall’età di dieci anni, in adolescenza suona pianoforte e violoncello. La musica sarà una costante nei suoi quadri, apparirà la sinestesia (unione tra colori e musica).
Sceglierà di continuare gli studi e si laureerà in giurisprudenza a pieni voti.
Nel 1895 c’è un’importante mostra impressionista a Mosca dove vedi “i covoni” di Monet e rimarrà attratto dai colori che gli trasmettono una forte emozione anche se ancora non ha capito quale sia il soggetto. Intuisce che i colori, senza la rappresentazione di un soggetto realistico, possono trasmettere una sensazione alla nostra anima.
A 33 anni lascia la carriera legale e si dedica all’arte; lascia Mosca e va a Monaco di Baviera (Germania) e nel 1901 fonda “la falange”, una scuola dove riunisce artisti e allievi, va contro l’insegnamento rigido di tipo accademico lasciando libertà nel modo di esprimersi.
Fra gli allievi c’è Gabriele Munter, che diventerà la sua amante (è sposato con la cugina).
Si trasferiscono a Murnau dove hanno un gruppo di amici, tra cui Paul Klee.
Nel 1909 fondano la “nuova associazione” ma, per contrasti interni, Kandinskij se ne andrà e con Franz Mark fonderà “il cavaliere azzurro”, il nome sembra essere nato a un tavolino di un bar, mentre discutevano Mark dice di amare i cavalli mentre Kandinskij di adorare il blu, da qui il nome. Il movimento fonda un almanacco nel 1911 che raccoglie numerose opere, di diversi artisti, che ritengono innovative e importanti.
Una sera, mentre Kandinskij entrava in casa, al buio, vede un quadro a terra e viene colpito dai colori intensi che gli trasmettono forti emozioni; riconoscerà solo in seguito che era un suo acquerello, fatto nel 1910, appoggiato al rovescio.
Intuisce che non c’è più bisogno di rappresentare oggetti riconoscibili, ma per trasmettere qualcosa bisogna utilizzare un linguaggio a parte.
L’arte deve essere inter-soggettiva.
Agli inizi risente dell’impostazione realistica, mano a mano arriverà ad elaborare un linguaggio autonomo. Dirà: “Io non scelgo coscientemente la forma, ma la forma sceglie se stessa dentro di me”.
Nel 1912 pubblica “lo spirituale nell’arte”, libro in cui scrive la sua intuizione sull’arte: l’arte non ha bisogno di una rappresentazione logica ma ha solo bisogno di questo nuovo linguaggio che colpisce e che paragona ai tasti del pianoforte; utilizza delle forme base (triangolo, cerchio e quadrato) che possono esaltare o meno i colori, i colori hanno una valenza psicologica e unisce alla valenza dei colori un suono musicale:

- giallo: è un colore stridente, rappresenta la pazzia e la follia; rappresenta la forza centrifuga (verso l’esterno)perciò usa il triangolo e lo abbina a un tono squillante, come quello della tromba;
- rosso: è un colore più equilibrato, viene utilizzato il quadrato e come strumento viene paragonato alla tuba;
- blu: è un colore riflessivo e meditativo, ha una forza centripeta e viene usato il cerchio, viene paragonato al violoncello;
- bianco: è una sorta di pausa, la pausa musicale quando si aspetta che arrivi il suono che è considerata positiva e piena di potenzialità,
- nero: è la morte, nessun suono e nessuna aspettativa.
Nel 1915 torna in Russia per lo scoppio della guerra e vi rimane per sette anni, dove conosce Nina, con cui si sposa, e ascia Gabriele.
Nel 1921 torna in Germania chiamato da Valter Gropius per collaborare in un’importante scuola, il “Bauhaus” (scuola dell’architetto); si voleva unire artigianato, architettura e arte, dall’unione delle tre si fonda il design.
In questa scuola vi lavoreranno le menti più fervide; la scuola in seguito si trasferirà da Waimier a Dessau nel 1925 e in seguito a Berlino dove però sarà chiusa dai nazisti perché considerata troppo democratica.
Scappa e va in Francia dove morirà.

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