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Kandinskij e il cerchio

Note biografiche:

Wassily Kandinskij è considerato il primo artista ad aver dipinto opere completamente astratte.
Nasce a Mosca il 16 dicembre 1866 da una ricca famiglia borghese (il padre infatti è un commerciante di thè).
È grazie alla zia Elizabeth Ticheeva che il giovane Kandinskij si avvicina all’arte e alla musica. Già durante un viaggio a Venezia con i genitori, si era innamorato delle luci notturne della città, meta e/o patria per altro di molti dei più grandi artisti.
Dopo diversi studi lontani dal mondo dell’arte (si laurea infatti in legge), all’età di trent’anni inizia gli studi d’ arte presso l'Akademie der Bildenden Künste di Monaco di Baviera dove è allievo di Franz von Stuck.
Gli anni che vanno dal 1911 al 1912 sono fondamentali nella vita e nell’evoluzione artistica di Kandinsky. È infatti in questo periodo che incontra le personalità artistiche che sono più in sintonia con la sua visione dell’arte: Franz Marc e Paul Klee. Insieme a loro fonda “Der Blaue Reiter”(“Il cavaliere azzurro”, simbolo di libertà e spiritualità, dove l’azzurro è il colore prevalente nelle opere del gruppo). Il movimento si colloca all’interno dell’espressionismo tedesco, con un taglio però spirituale.

Questa esperienza lo porta a maturare quello stile di cui lui è padre e maestro: l’astrattismo. L’astrazione nasce anche dal fatto che Kandinskij è un musicista e voleva creare un’arte musicale (la musica è infatti un’arte astratta). È verso il 1912 che comincia la sua evoluzione con la realizzazione del Primo acquerello astratto (datato 1910 o 1913). Quest’opera presenta nelle macchie più scure la predominanza di due colori: il rosso e l'azzurro, che evidentemente il pittore considera relazionati visto che si trovano sempre insieme anche nelle opere successive (queste combinazioni hanno infatti una valenza simbolica: maschile-femminile, fuoco-ghiaccio ecc).
All’intervallo che va dal 1923-1927 risalgono gli studi e le opere che assumono tutte lo stesso tema :il cerchio. Questa “ossessione” è così grande che questo periodo viene definito "periodo dei cerchi”.
Non va dimenticato che Kandinskij era un grande intellettuale. Questi ci fornisce infatti dei testi didattici (essendo per altro insegnante di teoria della forma e del colore al Bauhaus) che ci aiutano a capire le sue opere. Questi testi quali “Lo spirituale nell’arte” e “Punto, linea e superficie”. In questi testi, pubblicati dal Bauhaus (la scuola superiore presso cui insegnava), spiega passo per passo quasi schematicamente perché accosta certe forme a certi colori, cosa gli suscitato certi toni (caldi o freddi ecc) o il tipo di linea (curva, obliqua, retta ecc).
Nell’ultimo periodo della sua vita realizza soltanto opere di piccolo formato. Muore nel 1944.
Si può con certezza dire che fu testimone di tutti gli orrori che hanno caratterizzato il XX secolo e il suo preambolo.

Rapporto con il cerchio:

Il pittore russo considerava il cerchio una forma modesta ma capace di affermarsi con prepotenza, stabile ma contemporaneamente instabile, silenziosa e sonora al tempo stesso. L’artista trova nel cerchio maggiori possibilità di esprimere le sue emozioni interiori. Questa forma è inoltre quella più capace di esprimere la quarta dimensione: il tempo.
Esempi sono i dipinti “Diversi cerchi” e “Cerchi in un cerchio”.

Alcuni cerchi 1926

Quest’opera sembra rappresentare in tutto e per tutto una fotografia del sistema solare, di un angolo di universo.
L’autore si è affidato alle varie possibilità di interpretazione del cerchio per creare un senso di armonia spirituale ed emotiva in questo lavoro. Le diverse dimensioni e le tonalità luminose di ciascuna figura si sommano attraverso la tela e sono equilibrate grazie alle accurate ricerche di Kandinskij di proporzione e colore. Il movimento dinamico delle forme rotonde evoca la loro universalità. Il cerchio è perciò una forma integrante alla vita.
Come dirà lo stesso autore, “la pittura è la collisione fulminante di mondi diffidenti, destinati a creare un nuovo mondo in una lotta con l'un l'altro, un nuovo mondo che è l'opera d'arte. Ogni opera nasce come il cosmo, per catastrofi che attraversano il caotico frastuono di strumenti, porta alla fine una sinfonia: la musica delle sfere”. Ed è proprio con questa sua stessa citazione che il pittore sembra svelarci il “senso” dell’opera “Alcuni cerchi”. Quest’ultima perciò non è solo la rappresentazione di “alcune figure”, non è solo un angolo cosmico, è anche uno spartito musicale, è forse quella rappresentazione del tutto che in se è ogni cosa e niente.

Cerchi in un cerchio 1923

All’interno di quest’opera si può notare che è presenze una composizione compatta e chiusa racchiusa da un grande cerchio nero attorno. Nell’opera ci sono molti elementi, una gerarchia di cerchi di diversa grandezza e un'illusione di spazio aereo, rafforzata dall'effetto prospettico creato da dalle linee che si intersecano. Il cerchio nero esterno ci incoraggia a concentrarci sulla relazione tra i cerchi interni. Questa forma circolare scura circonda e racchiude venticinque cerchi sovrapposti di varia grandezza e colore, molti dei quali intersecati da linee nere dritte.
Ma tralasciando le interpretazioni “canoniche”, abbandoniamoci a ciò che il quadro soggettivamente ci ispira. Guardandolo sembra rappresenti un recinto, e al suo interno sono racchiuse tante forme più piccole, come tanti piccoli esseri viventi (protocellulari) scompostamente disposti trafitte da linee sparse qui e là. Per certi versi ricorda anche le ricerche al microscopio, dove i corpi sono infinitamente ingranditi.
Ancora. Il “grande recinto nero” contiene al suo interno 25 cerchi (come detto), questo numero non è casuale, esso infatti rappresenta la mancanza di libertà. È il numero della contestazione, dell'aggressività, dell'irragionevolezza, dell'incomprensione. Quando è presente questo numero serpeggiano lo scontento e la ribellione. A questo numero si ricollegano le contestazioni, i cortei e le azioni di protesta, gli scioperi, le rivendicazioni, l'essere costretti a lavorare a cottimo, ma anche le aggressioni, le violenze, gli scippi.
A questo punto tutto è più chiaro. Ecco davanti a noi un contenitore, una specie di vaso di Pandora che al suo interno contiene tutto il male, contiene un po’ quella che è stata la modernità e le lotte per raggiungerla. Un cerchio, simbolo di calma, la forma che più tende alla quiete e che più descrive la quarta dimensione, eccola racchiudere l’irrequietezza umana (?) quasi a voler chiedere (o forse implorare) che questa si plachi? O forse vuole simboleggiare un orologio a con 25 ore, come quelle del nostro ciclo biologico (che non è di 24 ma di 25 ore). Un orologio che simboleggia perciò la nostra umanità, non intesa come bontà, ma come l’essere umani, l’essere animali viventi biologicamente predisposti a essere predatori, predisposti a desiderare di predominare sull’altro fino a volerlo soccombere (idea proposta anche da Nietzsche ne “La volontà di potenza”. Forse più di ogni altro secolo il Novecento ci insegna questo, quanto l’uomo sia bestiale (e anche peggio che bestiale). E ancora quella ricerca di tranquillità, quella voglia di contenere entro un con ne magico? illusorio? che è quel grande cerchio nero.

Conclusioni:

La continua rappresentazione del cerchio (all’interno di tutto il suo ultimo periodo) è forse perciò una ricerca vana della tranquillità in mezzo a un mondo che cambiava troppo velocemente? Una ricerca di equilibrio interiore in quella crisi dei valori e dell’umanità? (ricordiamoci che Kandinskij visse in un periodo che vede l’imperialismo, la prima guerra mondiale, la rivoluzione russa e la seconda guerra mondiale, con il nazionalsocialismo, come protagonisti)

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