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Vita di Frida Kahlo

Frida Kahlo nacqua nel 1907 in Messico. Ad oggi viene considerata la più famosa pittrice messicana divenuta tale anche per la sua vita sfortunata e travagliata. Già alla nascita infatti, la pittrice è affetta da spina bifida ( è una malformazione o difetto neonatale dovuto alla chiusura incompleta di una o più vertebre, risultante in una malformazione del midollo spinale). Durante l'adolscenza mostrerà il suo interesse per il campo artistico dipingendo alcuni autoritratti, il primo dei quali fu dedicato al suo amore adolescenziale Alejandro. Nei ritratti comunque, raffigurava spesso gli aspetti drammatici della sua vita come un incidente in autobus che le riporta una frattura al bacino ed in seguito le saranno necessarie più di 30 operazioni chirurgiche. Nonostante il dolore fisico Frida continuerà a dedicarsi all'arte dipingendo, bloccata in un letto d'ospedale, il suo piede che intravedeva tra le lenzuola e altri autoritratti aiutata da uno specchio che i genitori le attaccarono al soffitto per permetterle di osservarsi. Dopo essersi ripresa, l'artista porterà i suoi dipinti al critico Diego Rivera, del quale si innamora e con il quale si sposa anche se era già a conoscenza dei continui tradimenti che avrebbe dovuto sopportare, ma che ricambierà anche con rapporti bisessuali. Trasferitasi a New York con il marito resta incinta, ma subisce un aborto spontaneo a causa del quale vorrà poi tornare in Messico con il marito. Qui i due decidono di vivere in due case separate e collegate tra loro da un ponte per dare libertà ai loro spazi artistici. A breve però i due divorziano a causa dei tradimenti di Rivera con la sorella di Frida. A questo punto la pittrice aprirà le porte a nuovi rapporti anche se la sua afflizione più grande sarà quella di non aver avuto figli. Morì poi all'età di 47 anni.

Le opere - Quel che l'acqua le ha dato


A partire dal 1938, la produzione artistica di Frida Kahlo si intensifica e la pittrice si avvicina alle tecniche surrealiste. L'opera più famosa di questo periodo è proprio ''Quel che l'acqua le ha dato''. Il dipinto vuole rappresentare un freddo pomeriggio di novembre durante il quale Frida si trova in una camera d'albergo a New York e precisamente in una vasca da bagno. Qui può infatti godersi il silenzio e la tranquillità tanto che in una pagina del suo diario dirà di aver accantonato in un angolo i suoi abiti così come si fa con i pensieri. Proprio per questo motivo l'opera non è un semplice dipinto, ma un vero e proprio sommario della vita della pittrice e dei suoi traumi, uno specchio degli incubi e delle aspirazioni. Sono anche evidenti le riprese dalle opere di Dalì come l'attenzione per i più piccoli dettagli. Analizzando l'opera possiamo comunque osservare al centro la stessa pittrice distesa come fosse un cadavere e strangolata da una corda su cui camminano un equilibista ed insetti e accanto a lei galleggia un tipico abito messicano che la pittrice amava indossare per coprire le cicatrici del proprio corpo che le ricordavano i più grandi traumi della propria vita. La sofferenza di Frida è infatti rappresentata dal sangue che le copre una piccola parte del piede destro. Su un letto sono poi rappresentate due donne che forse rappresentano la stessa frida e una delle sue amanti. Infine l'uccello capovolto sta forse ad indicare un viaggio sbagliato, come quello di Frida a New York. Di alcuni elementi del dipinto ancora oggi non sono state rilevate le vere definizioni perchè quelle immagini sono solo di Frida stessa e dei suoi ricordi, ma per comprenderle almeno in parte possiamo comunque immaginare di immergerci come lei nella stessa vasca.


Frida e il surrealismo

Nonostante questo dipinto sia propriamente surrealista, già a partire dagli anni quaranta Frida smentì di aver preso parte, anche solo per un breve periodo, a questo movimento forse perchè questi già non era più di moda. Nelle pagine del suo diario invece scriverà di non appartenere al surrealismo perchè le sue opere non parlano di sogni, ma solo di realtà e più precisamente di fatti legati alla sua via. Poi dirà infatti di appartenere al movimento del ''realismo magico'' con il quale si indicavano maggiormente le opere di pittori che si servono di una scena realistica (come in questo caso il momento del bagno di Frida) per presentare le loro visioni improbabili, oniriche e fantastiche.

Surrealismo

Nei primi anni del 1900 e in particolare dopo le scoperte di Freud in psicologia, tra le correnti artistiche, venne a generarsi il surrealismo che si basava sulla nuova teoria riguardante l'inconscio idealizzate proprio da Freud. Secondo questi infatti, l'inconscio rappresenta la sfera dell'attività psichica che non raggiunge il livello della coscienza, ma che si manifesta attraverso varie attività come , per esempio, il sogno. Ogni uomo infatti, trascorre una grande parte della sua vita nel sonno e sognando e proprio per questo motivo i surrealisti pensarono che deve esistere un punto di incontro tra veglia e sogno chiamato appunto ''surrealtà''. Più nello specifico, il surrealismo venne definito dal critico Breton (redattore del Primo manifesto del surrealismo) come ''automatismo psichico'' ovvero come un processo automatico che si realizza senza il controllo della ragione e fa si che l'inconscio emerga ed entri a far parte della realtà. L'uomo tramite il surrealismo può quindi elevarsi ad una realtà superiore. Nel definire il ruolo dell'arte surrealista dobbiamo invece dare credito a Marx Ernst il quale la paragonò all'incontro di una macchina per cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio e secondo il quale, la bellezza surrealista, sta proprio nel trovae assieme due oggetti reali che non hanno niente in comune.
Le tecniche che comunque vennero utilizzate dagli artisti surrealisti furono il frottage, il grattage e il collage. Il frottage consiste nello sfregare una matita, o qualsiasi altro oggetto che permette di colorire una superficie, su un supporto cartaceo o di altro genere che messo a contatto con un'altra superficie che mostra delle asperià da vita a delle immagini svincolate dalla nostra volontà. Il frottage consiste nel grattare il colore su una tela mostrando quello sottostante o la tela grezza. Infine il collage permetteva agli artisti di accostare tra di loro ritagli di diversi giornali o stampe per provocare un'associazione irrazionale di forme che, proprio per questo, diventano irrazionali.

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