Ominide 760 punti

Jean-François Millet (1814-75)
- 1849: si unisce alla scuola dei paesaggisti di Barbizon [Gruppo di artisti fondato da Rousseaux, che abbandonano Parigi per dipingere en plein air, e fondano vicino ad un bosco e a Barbison una sorta di comune, in cui vivono insieme e condividono]
- resta comunque a vivere a Barbizon , dove morirà.
- credente
- carattere mite ed affabile
- critica non feroce: pittura sentimentale
- rappresentazione del mondo del lavoro e degli ultimi
- personaggi che mantengono una dignità, anche nella propria disperazione
- colore abbastanza tradizionale tranne gli sfondi sfumati
- amante delle atmosfere crepuscolari
- spiccato sentimentalismo
- si difende dall’accusa di essere rivoluzionario dicendo di conoscere solo la vita contadina
- forme solide e semplificate, con toni bruni e dorati, vicini al colore della terra

Honoré Daumier (1808-79)

- grande esperienza come vignettista
- riallaccio alla tradizione inglese della caricatura
- spirito politico
- incontro con Baudelaire:
- interesse per il mondo degli umili, ma utilizza linee di contorno pesanti e graffianti
- pennellate rapide e veloci, quasi strisce accostate
- semplificazione delle forme
- stesura della pittura
- toni semplici, profondi, caldi, a tratti cupi, con colori della terra
- utilizzo talvolta anche della spatola
- temi: derelitti [lavandaie, suonatori ambulanti, ubriachi…]
- sua ultima produzione dedicata solo a Don Quixote
- attenzione appassionata e rabbiose verso gli avvenimenti del suo tempo
- popolo: soggetto ma non destinatario dell’opera

Vagone di terza classe
- volumi ampi e dilatati, rischiarati da una luce che entra da un finestrino
- tonalità quasi monocrome, riprese dalla pittura fiamminga (fascio di luce→Rembrandt) e dalla pittura spagnola secentesca
- visi volutamente deformati dal lavoro
- alcuni visi sembrano maschere, nel senso che sono persone che vivono la realtà in modo così crudo da deformare il proprio volto, che sembra appunto una maschera
- non vi è alcuna derisione, affiora piuttosto un sentimento di comprensione
- no fonte di salvezza come in Millet (la fede), non vi è redenzione (vd. Zola)

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