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tutte le caratteristiche dell'impressionismo


Impressionismo - Arte

Si forma intorno al 1860-’70, non ha una data precisa.

Ecco chi sono gli impressionisti: A Parigi, un gruppo di artisti, tra cui Claude Monet, Pissarro, Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas e Paul Cèzanne, si incontra per parlare d’arte in un caffè (Guerbois), molto diversi tra loro, anche politicamente, l’unica cosa che li accomuna è la voglia di cambiare la pittura. I caffè erano centri molto importanti, gli impressionisti rifiutano i posti imposti come le accademie e cercano luoghi alternativi.
L’unico che rimarrà fedele all’impressionismo è Monet, gli altri si distaccheranno in parte dal gruppo.


Principi dell'impressionismo:
L'impressionismo in arte segue i seguenti principi importanti:

1. predilezione della pittura “en plainair” (all’aria aperta – soggetti paesaggistici).
2. abolizione del disegno (il disegnare non esiste in natura, il disegno è un’invenzione intellettuale).
3. ricerca dell’attimo luminoso.
4. utilizzo principalmente di colori primari e secondari (Chèvreul).
5. uso delle ombre colorate.
6. avversione all’arte accademica.

Riescono a organizzare la prima mostra nello studio di un fotografo, Nadar, a Parigi il 15 aprile 1874; ne seguiranno altre 8 in 12 anni, l’ultima è del 1886 poi il gruppo si scioglierà perché ognuno seguirà una strada diversa. Il critico Leroy Louis, critica le opere sullo Charivari (giornale satirico) dicendo di aver visto dei quadri non finiti, degli abbozzi e li definisce “carta da parati”.
Nel disegno impressionista gli artisti avevano una predilezione per paesaggi con acqua e neve perché si rifrange la luce. Il chimico Chèvreul scopre la miscelazione ottica con una serie di esperimenti; un esempio sono 2 fili di lana uno giallo e l’altro blu che, posti lontano dagli occhi, si vedono di colore verde. Da ciò deduce che i colori secondari (arancione, verde e viola) derivano e dipendono dai primari. Il disegno impressionista segue anche questi canoni stilistici:
- Quando si considera un oggetto si deve tener conto del colore dell’oggetto, del colore della luce e del riverbero;
- l’occhio chiama i complementari dei colori (giallo-viola; verde-rosso; blu-arancione);

- l’ombra non può essere nera perché è un insieme di colori.
Il nome “impressionisti” venne dato sia per il commento del critico Leroy louis che per il titolo dell’opera di Monet “impressione del sol levante”.

Monet

Nasce nel 1840 e muore nel 1926. Arriva a Parigi dove conosce Pissarro e diventa amico di Renoir; insieme andranno a dipingere a Fontainbleu, un bosco dove cominciano a dipingere i paesaggi, inoltre Renoir lo portava spesso al Louvre per copiare i quadri dei maestri, la storia racconta che Monet si distraeva e dipingeva i paesaggi.
Se ne va da Parigi nel 1820, periodo della guerra franco-prussiana e si sposta a Londra; tornerà a Parigi alla fine della guerra e vivrà ad Argentil, un paese sulla Senna, dove comincia a dipingere gli scorci d’acqua; si fa costruire una barca su cui salire e poter dipingere.
Nel 1883 si trasferisce a Giverny dove si fa costruire un giardino in stile giapponese con ninfee; la sua pittura diventa sempre meno precisa, c’è la mescolanza degli elementi; alcuni critici dicono che si stava protendendo verso l’arte astratta, altri che era malato di cataratta. Rimarrà fino alla morte a Giverny.
Cèzanne dice di lui: “Monet non è che un occhio, ma mio Dio che occhio!”
“Grenouiller”: (stagno delle rane) le sue pennellate sono veloci, per cogliere l’attimo, e diverse (cambiano direzione a seconda di cosa vuole rappresentare: erba verticali, acqua orizzontali). Le donne, gli uomini e gli alberi sono rappresentati a macchie. C’è l’abolizione totale della prospettiva, il quadro è come se fosse aperto, l’immagine è tagliata, il pittore ferma un frammento di quello che vede ma in realtà lo spazio continua (taglio cinematografico).


“Pioppi”: quando si accentuò sempre di più il suo interesse per la ripetizione dei soggetti nelle diverse ore del giorno e condizioni di luce; riprese il soggetto più volte in momenti diversi.

“Covoni”: Anche di questi fa una serie di dipinti ripresi in momenti diversi della giornata.

“Cattedrale di Rouen”: rappresenta la cattedrale (in stile gotico), produce 50 tele dal suo appartamento al primo piano perché la piazza è troppo piccola; cambiava tela ogni 15 minuti.
La luce arriva quasi a sgretolare la materia, la cattedrale sembra quasi rompersi; taglia il campanile. Non è importante il soggetto ma lo studio della luce. (Courbet aveva insegnato agli impressionisti a non temere alcun soggetto).

Pierre-Auguste Renoir

Nasce nel 1841 e muore nel 1919. In giovane età è un decoratore di porcellane, gli rimarrà il tocco leggero, la pennellata sottile e l’uso dei colori brillanti; dopo il decoratore di porcellane si dedicherà a decorare ventagli e dipingere murales fino a che deciderà di dedicarsi alla pittura; frequenterà il Louvre con Monet per copiare i maestri, spesso dipingevano lo stesso scorcio ma si possono notare pennellate e colori differenti.
Si differenzia dagli altri impressionisti perché ha la predilezione per la figura umana.
Partecipa a tutte le mostre impressioniste (Monet non partecipa alla 5°, 6° e 8° per problemi con gli organizzatori) ma ricercava comunque il successo nei salon.

Nel 1870 partecipa alla guerra franco-prussiana e nel 1880 avvia un importante cambiamento di direzione pittorica, dopo un viaggio in Italiani cui ammira Raffaello e Tiziano ritorna a un rinnovato classicismo in cui sarà presente la macchia impressionista ma il contorno e la linea saranno puliti e nitidi, sembra volersi riappropriare della forma.
Dirà: “l’impressione è arrivata a un vicolo chiuso”.
Dipinge fino a tardissima età, soffrendo di una grave artrite reumatoide si faceva legare i pennelli alle mani per poter continuare a dipingere.

“Il ballo al moulin de la Gallette”: (1876) sono dipinte una miriade di persone mentre parlano e ballano, con il “taglio cinematografico” (la sedia in primo piano è tagliata) e lo spettatore si sente proiettato nel quadro. Gli alberi coprono la luce e si vede la luce del sole che passa tra le foglie, che è l’attimo luminoso; le pennellate sono ritmiche e sembra che facciano sentire la musica.

“L’altalena”: predilezione per la pittura in plain-air, riverbero della luce tra le foglie e nel ragazzo in primo piano possiamo notare le macchie di luce.

Edgar Degas

Nasce nel 1834 e muore nel 1917; è di famiglia benestante, il padre fa il banchiere (proprietario di banca), ha una grande passione per il disegno e decide di dedicarsi alla pittura e ammira molto In gres.
Inizialmente predilige soggetti di tipo storico fino a che incontra Monet che lo inizia alla pittura contemporanea, lo introduce al caffè Guerbois e parteciperà a tutte le mostre impressioniste anche se non vorrà mai farsi chiamare “impressionista” ma preferirà il termine “realista”. Lui dice: “Non c’è niente di meno spontaneo della mia arte”.

Non dipingerà mai l’impressione fugace dell’attimo ma dipingerà in studio ciò che ha visto, per lui la memoria ha importanza fondamentale, si ricorda solo ciò che è importante e tralascia ciò che è superfluo. Cerca di fermare il movimento dipingendo le ballerine che danzano, le donne che si lavano e pettinano e cavalli in corsa.
Verso la fine della sua carriera, quando ormai è anziano, per dipingere più velocemente disegna e colora temporaneamente usando dei pastelli che scalda in modo che siano più pastosi; utilizza anche la fotografia perché serve come aiuto ma la considera inferiore infatti la fotografia ferma l’istante mentre la pittura è la sintesi del movimento.
Il suo è più un impressionismo psicologico infatti rappresenta i personaggi indagandone l’anima.

“La prova”: troviamo il taglio cinematografico nei piedi che si intravedono sulla scala e dalla donna. Il tutù delle ballerine riflettono la luce, utilizza le ballerine perché i muovono e ballano, le ritrae negli attimi quotidiani e banali.

“L’assenzio”: le persone sono inserite in un ambiente mediato dalla luce e troviamo una donna, probabile prostituta, seduta accanto ad un uomo, probabile barbone; lei con un bicchiere di assenzio e lui con una brocca di vino. La donna ha le braccia che le cadono lungo i fianchi sembra passiva rispetto alla vita come se non avesse forza di reagire mentre l’uomo guarda fuori dalla finestra ed ha un atteggiamento di prepotenza rispetto alla vita che notiamo dalla posizione dei gomiti appoggiati sul tavolo. Utilizza il taglio cinematografico che ci porta ad un percorso che parte dal tavolo tagliato, passa al coltello, va verso il giornale finendo poi sui tavoli. La luce impressa proviene da una finestra riflessa nello specchio.

Edouard Manet

Partecipa attivamente al caffè ma non partecipa mai a nessuna delle mostre impressioniste perché ricerca il successo nei salon. All’età di 40 anni si mette a dipingere all’aperto e la sua pennellata non + piatta ma vibrante si modifica e la ritroviamo nel quadro “Claude Monet che dipinge nel suo bateau atelier”. Manet diceva che quando si dipinge un grappolo d’uva non si contano gli acini ma si dipinge la macchia.
“Colazione sull’erba”: suscita scandalo a causa del soggetto, viene rifiutato dal salon ufficiale e poi esposto nel salon des refuses. In esso vi sono raffigurati in primo piano una donna completamente nuda che conversa che con due uomini vestiti mentre in secondo piano vi è una donna che si sta bagnando in uno stagno non è tanto il nudo della donna a scandalizzare, ma la sua rappresentazione troppo realista in una situazione apparentemente quotidiana ma insolita. Ciò che in sostanza urta è che la nudità della donna che rende volgare una conversazione tra normali borghesi. Probabilmente questa sembra si sia spogliata nel momento in cui gli uomini sono arrivati. Prende come spunto il concerto campestre di Giorgione o Tiziano dove ci sono uomini e donne che danzano, ma questa al contrario, ha un tema mitologico. Non vi sono mezze tinte e la forma viene ottenuta grazie al sovrapporsi di colori caldi e freddi che danno tridimensionalità. Lo sfondo è antico con quinte scenografiche. La qualità cromatica degli uomini e delle donne è uguale alla qualità cromatica dello sfondo, non vi è differenza tra contenuto e contenente.

“Olympià”: olimpià è il nome che viene attribuito alle prostitute di alto borgo, è un soggetto ripreso più volte; suscita anche questo molto scandalo. Rappresenta una donna nuda con un fiore tra i capelli che guarda con sguardo ammaliatore lo spettatore. La carne rosa risalta sulla tinta fredda azzurrognola del materasso. Sullo sfondo vediamo un uomo di colore che le porta un mazzo di fiori da un probabile ammiratore.

“Bar delle folies Bergere”: è la sua più bella opera, vediamo una donna assorta nei suoi pensieri che ascolta un signore, la cui presenza si vede riflessa nello specchio. La luce è rifranta nello specchio, dove notiamo i lampadari rappresentati come dei globi incandescenti, e notiamo il taglio cinematografico nei piedi di una ballerina su un trapezio. La massima espressione luminosa rifrange sulla bottiglia di champagne e sulle arance, ma arriva a livelli + alti sulla blusa della donna.

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