L'impressionismo nell'arte.

Dopo il 1870 in Francia si instaura la Terza Repubblica senza un effettivo ricambio della classe dirigente al potere e questo favorisce la progressiva ascesa di una borghesia moderata e conservatrice la quale instaura una rigida difesa dei propri interessi di classe. È nella Parigi viva e moderna, piena di splendori ma anche di miserie che si sviluppano i presupposti per la rivoluzione artistica dell’Impressionismo.
Gli Impressionisti sono figli di quella stessa borghesia imprenditoriale che aveva contribuito al prodigioso sviluppo economico della città e si scaglieranno contro l’accademismo. L’Impressionismo si sviluppa in modo nuovo rispetto agli altri movimenti artistici; in primo luogo non è organizzato né preordinato e si costituisce piuttosto per aggregazione spontanea, senza manifesti o teorie, in secondo luogo è privo di una base culturale omogenea in quanto i vari aderenti provenivano da esperienze artistiche e basi sociali fra le più disparate.

Anche diverso è il modo di porsi con la realtà esterna: si rendono conto che tutto ciò che percepiamo attraverso gli occhi continua di fatto al di là del nostro campo visivo, ecco dunque spiegata, nei loro dipinti, la quasi totale abolizione della prospettiva geometrica. Non è più ammesso “imprigionare” gli spazi, nella trasposizione della realtà sulla tela nulla potrà più essere definito con un disegno netto e meticoloso.
Ciò che più conta in ogni rappresentazione è dunque l’impressione che un determinato stimolo esterno suscita nell’artista, il quale opera una sintesi sistematica tesa ad eliminare il superfluo per arrivare a cogliere la sostanza delle cose e delle situazioni, nel continuo tentativo di ricercare l’impressione pura (non verranno dipinti i singoli acini di un grappolo di uva ma, attraverso pennellate di colore, l’idea complessiva del grappolo). Si ha dunque la quasi totale abolizione delle righe che contornano gli oggetti definendone il volume, si tende ad abolire i forti contrasti chiaroscurali e a dissolvere il colore locale (quello proprio dei singoli oggetti) in giustapposizioni (accostare senza sovrapporre) di colori puri, essi arrivano a teorizzare anche in pittura l’inesistenza dei colori locali in quanto ogni colore non esiste di per sé ma in rapporto agli altri colori che ha vicino (una mela rossa su una tovaglia blu avrà sfumature viola in quanto rosso+blu=viola).
Inoltre è la luce che determina in noi la percezione dei vari colori e l’esperienza quotidiana ci insegna che ogni colore ci appare più o meno scuro in relazione alla quantità di luce che lo colpisce e alla presenza o meno di altri colori che ne esaltino o ne smorzino la vivacità.
La realtà assume un volto non finito e imperfetto,si cerca di cogliere l’attimo fuggente, cioè la sensazione di un istante, con la consapevolezza che l’istante successivo potrà generare sensazioni diverse e con la conseguente svilizione del soggetto; vogliono cogliere l’istante e le impressioni subitanee della vita modana, le pennellate, pertanto, sono date per veloci tocchi virgolati, per picchiettature, per trattini e per macchiette, con l’uso di pochi colori puri e con l’esclusione del bianco e del nero considerati non-colori. Nel momento in cui l’artista dipinge rappresenta le sensazioni che gli suscita un determinato soggetto in un determinato momento ed è per non perdere queste impressioni che deve essere molto rapido; inoltre, grazie allo sviluppo del tubetto di colore, gli impressionisti preferivano dipingere “en plein air” e per loro la realtà è dunque soggetta a un’evoluzione continua e non costituisce uno stato definitivo e acquisito ma un continuo divenire, partendo da questi presupposti gli artisti cercano di rendere il senso della mobilità delle cose. Ciò avviene con la giustapposizione di colori puri che, pur non essendo diversificati sulla tela, si fondono nella retina del nostro occhio consentendo al cervello di percepirli come colori omogenei. Se volessimo dare una data precisa alla nascita di questo movimento potremmo scegliere il 15 aprile 1874, quando alcuni giovani artisti (Monet, Degas, Cézanne, Pissarro, Renoir; Sisley e Morisot) decisero, rifiutati dai Salons ufficiali, di organizzare una mostra alternativa dei loro lavori e si presentarono al pubblico come “Società Anonima degli artisti, pittori, scultori, incisori, ecc.” e l’unica sede espositiva adatta alle loro tasche fu quella messa a disposizione dal famoso fotografo Nadar. La mostra fu un totale fallimento e l’unica nota di rilievo fu che il gruppo ebbe il nome di Impressionisti, dato loro, in modo dispregiativo, da un critico dell’epoca. La breve e intensissima stagione impressionista dura fino al 1886, anno dell’ottava e ultima edizione.

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