Impressionismo

Rifiutati dal Salon, nel 1874 alcuni giovani artisti fondarono una ”Società anonima cooperativa” che intendeva allestire mostre libere, senza alcun premio o giuria d’ammissione. Facevano parte dell’associazione: Monet, Degas, Renoir, Pissarro, Morisot, Sisley e De Nittis. La loro prima mostra venne inaugurata a Parigi il 15 aprile 1874, nello studio del fotografo Nadar, è questa la data che i critici affermano come la nascita dell’Impressionismo. L'impressionismo nacque a Parigi, quando la città diventò una metropoli moderna, caratterizzata da una intensa vita sociale. In quegli anni Parigi si arricchì di nuovi luoghi culturali, punti d'incontro e di svago come teatri, musei, ristoranti, sale da ballo, casinò, e soprattutto caffè.

Un noto critico, Leroy, osservando un dipinto di Monet, dal titolo: Impressione: sole nascente, scrisse che la carta da parati è più rifinita di quei quadri e usò il nome ''impressionisti'' in senso dispregiativo. Poi gli stessi artisti adottarono questo nome e si riproposero in altre mostre successive.

Gli impressionisti condivisero l'esigenza di riunirsi, lavorare spesso insieme ed esporre in gruppo, ma non elaborarono una teoria artistica. Avvertirono un'esigenza comune di dipingere dal vero(en plein air) e di uscire dallo studio, per lavorare all'aria aperta. Si scelse di rappresentare la vita contemporanea. Divenne importante dipingere ciò che l'occhio vede, interessandosi alla luce naturale e al colore.

Monet (1840-1926)
Monet | Impression: Soleil levant | 1872, olio su tela, Parigi, museo Marmottan
Il dipinto rappresenta il porto di Le Havre all'alba, in una foschia azzurra in cui a fatica si distinguono le navi sullo sfondo, la costa e le ciminiere. In primo piano c'è una barca di pescatori che sta tornando dalla pesca notturna. Nell'acqua si vede il riflesso del Sole, che presenta un grado di luminosità pressoché identico al cielo circostante. La superficie della tela si colora di macchie e tocchi, le pennellate sono libere e guizzanti, non seguono alcun disegno e sono attente alla resa dei valori atmosferici.

Monet | Donne in girdino | 1866, olio su tela, Parigi, museo d’Orsay
Viene eseguita all'aperto(en plain air), utilizzando come unica modella la moglie Camille, che compare in atteggiamenti diversi. Le figure femminili sono un pretesto per rappresentare gli effetti della luce filtrata dalle fronde, e i giochi delle ombre proiettate sul terreno, sugli abiti chiari e sull’ombrellino. Monet rende con maestria il bianco degli abiti: li colloca saldamente nella struttura della composizione, data dall'albero centrale e dal vialetto. L’artista mise appunto una nuova tecnica basata sull’accostamento di colori puri, stesi sulla tela con rapidi tocchi di pennello.

Monet | regate ad Argenteuil | 1872, olio su tela, Parigi, museo d’Orsay
Argenteuil è una località che sorge lungo la Senna, poco a nord di Parigi. In questa tela, realizzata en plein air, è evidente la sua pennellata a tratti, l’uso di colori puri e la mancanza del nero. Scompaiono le linee di contorno e il chiaroscuro, la profondità spaziale è data dalla successione delle barche. L’inquadratura è frontale e coglie il momento appena precedente alla partenza delle barche in gara. L’interesse del pittore si concentra sull’atmosfera e sugli effetti dell’acqua, oltre alle immagini che vi si riflettevano.

Edouard Manet | il bar delle folies Bergere, olio su tela, 1882
La scena è ambientata in un bar in gran voga in quell’epoca a Parigi; la prima impressione è quella di trovarsi di fronte ad una scena convenzionale, in cui la cameriera al centro del dipinto ci guarda assorta. Sul bancone, Manet dipinge sulla sinistra varie bottiglie di champagne e birra, mentre sulla destra vi sono un bicchiere con delicati fiori dai colori pastello e un vassoio colmo di mandarini. Su quello stesso bancone si appoggia la cameriera, che ascolta il cliente del bar, visibile nel riflesso dello specchio alle spalle della ragazza. Lo specchio occupa tutto lo sfondo, e ci mostra il locale affollato. Attraverso l’espediente dello specchio, l’osservatore del quadro si trova catapultato all’interno della scena, come se fosse l’avventore del bar a cui si rivolge la cameriera.
Un altro elemento estraniante è la posizione del bancone stesso, che sembra affacciarsi direttamente sulla sala. Se così fosse, il cliente (e quindi lo spettatore) sarebbe sospeso a mezz’aria.

Serie: Covoni | 1890-91, olio su tela
I covoni è il titolo di una serie di quadri. Il nome si riferisce ai venticinque dipinti iniziati dopo il raccolto di fine estate 1890. La serie ha per oggetto principale dei covoni di grano che si trovavano in un campo vicino alla casa dell'artista a Giverny, in Normandia, dipinti en plain air.
La particolarità di questa serie è di ripetere lo stesso modello per mostrare i diversi effetti di luce e l'atmosfera col passare dei giorni, delle stagioni, e delle condizioni meteorologiche, ma anche al variare dell'ambiente circostante e delle prospettive.

Serie: cattedrali di Rouen |1894, olio su tela
Trentun dipinti realizzati per studiare le influenze della luce e delle varie condizioni climatiche su uno stesso soggetto. Nella serie della Cattedrale di Rouen il protagonista autentico non è il modello architettonico, “disprezzato” da Monet, ma gli effetti della luce sulla materia.
Così l’edificio diviene una “scusa” per mostrare il potere della pittura di rappresentare la qualità dinamica di luce e atmosfera, capace di dare vita a qualcosa di così pietrificato ed inanimato, come l’imponente facciata di una cattedrale gotica. Vengono usate vibranti stratificazioni di colore, steso con pennellate rapide e pastose. Monet non impiegò mai il bianco e il nero per ottenere sfumature più chiare o più scure, le ombre sono rese attraverso la sovrapposizione di spessi tocchi di color puro.

Serie: Le ninfee | 1897/1926, olio su telaa
Sono una serie di dipinti realizzati tra il 1897 e il 1926. I soggetti di queste tele sono le ninfee del laghetto artificiale che Monet fa scavare vicino alla sua casa di Giverny, sulla Senna: è quello che il pittore chiama “giardino acquatico”. Il soggetto ha perso completamente la sua definizione nelle grandi tele delle ninfee, dove è scomparsa la linea di orizzonte e ciò che si vede è un frammento mutevole della risalta. Nei primi quadri lo stagno è attraversato da un piccolo ponte di legno in stile giapponese: le ninfee galleggiano sulla superficie dell’acqua dove si riflettono salici, pioppi e glicini. Lo stesso soggetto viene rappresentato da angolazioni leggermente diverse, in varie ore del giorno, in differenti stagioni e con una luce sempre differente; l’intento è quello di dare ogni volta una nuova impressione visiva.

Nelle opere successive, Monet restringe progressivamente il campo di osservazione, escludendo tutto quello che fa parte del paesaggio intorno allo stagno. L’ambiente circostante è rappresentato ormai soltanto nel riflesso che lascia sull’acqua.

Pissarro (1830/1903)
Il soggetto preferito da Pissarro fu Parigi, con il suo vivace reticolo di strade affollate. La città veniva osservata dal pittore dall’alto, alla luce del sole o sotto quella dei lampioni, nella nebbia, nella neve o nella pioggia, per captare le sensazioni momentanee e il rapido mutare dei fenomeni. Pissarro lavorava direttamente sulla tela, eseguendo minuziosi studi dal vero.

Pisarro| boulevard Montmatre, 1897, olio su tela, Londra
In quest'opera viene dipinto il boulevard di Montmartre durante la notte. Lo schema prospettico è costituito dai grandi viali rettilinei, sui quali si schierano gli edifici, creando una sorta di quinta teatrale che ospita il movimento di una metropoli moderna. La tecnica pittorica utilizzata da Pissarro è tipica dei pittori appartenenti al movimento impressionista, in quanto il boulevard viene rappresentato con delle pennellate molto intense che rendono l'idea di un paesaggio notturno riprodotto su tela. L'artista utilizza colori come il blu, il giallo (per riprodurre le luci provenienti dagli edifici) e il grigio. L’impressione di profondità è data dalla differenza cromatica tra il primo piano, dove i tocchi di luce sono più densi di colore e i piani più lontani e meno luminosi, dove si nota un effetto di dissolvenza.

Degas (1844/1917)
Fu un osservatore accorto e un abile disegnatore, non rinunciò mai all’uso del disegno e fu un grande ammiratore dei pittori del Rinascimento italiano. Importanti per l’artista erano il rigore nelle costruzioni delle immagini e la realtà contemporanea. Degas si esercitò molto nel ritratto, raffigurando molti personaggi colti nel vivo delle loro occupazioni giornaliere. Degas si sente affine alla poetica degli impressionisti ma intraprende scelte autonome e non adotta il metodo di pittura all’aria aperta tipico del gruppo; per lui l’arte rimarrà sempre frutto dell’elaborazione mentale operata in studio

Degas | Classe di danza | 1876, olio su tela, Parigi museo d’Orsay
La classe di danza ritrae un gruppo di ballerine dopo la lezione: alcune sono raggruppate intorno al pianoforte e danno le spalle all’osservatore; dalla parte opposta della sala un secondo gruppo a riposo si accalca in un angolo, intento a osservare il maestro Jules Perrot; il maestro si trova al centro della sala e dà il tempo battendo il bastone a terra. Lungo la parete più lunga, i passi aggraziati di altre ballerine fanno da raccordo tra i due gruppi statici. La luce è diffusa ma spiccano la luminosità dei tutù e l’evanescenza dei tessuti di raso; i passaggi cromatici dal bianco dei costumi al rosa della pelle sono tratteggiati con estrema delicatezza.
La scena è costruita secondo una prospettiva diagonale tipica di molti quadri di Degas; l’inquadratura è decentrata, le linee oblique del parquet allungano lo spazio e guidano lo sguardo dello spettatore in profondità. Un enorme specchio riflette la finestra aperta che si trova sulla parete opposta: la città entra così nella stanza, il cui spazio si dilata al di là dello scorcio visibile.
Degas | l’assenzio | 1876, olio su tela, Parigi museo d’Orsay
La scena dipinta si svolge in un bistrot di Parigi; i protagonisti sono due bevitori d’assenzio, liquore demonizzato in questi anni perché considerato responsabile della diffusione dell’alcolismo nelle classi popolari. L’uomo e la donna, un clochard e una prostituta, sono seduti a un tavolo, chiusi in un silenzioso isolamento. Degas non cerca di fare denuncia sociale, ma vuole solamente cogliere un momento di vita reale e fermarlo, come in una foto istantanea scattata dal tavolo vicino.
La prospettiva obliqua dei tavoli procede a zig zag e suggerisce la profondità dello spazio: lo sguardo dello spettatore viene così guidato dal primo piano verso il fondo dove sta la prostituta. Degas tratteggia le figure umane con una decisa linea di contorno. L’inquadratura è inconsueta: i due protagonisti sono infatti spostati sulla destra della scena, come a sottolineare la loro marginalità sociale.

Renoir | 1876 | Ballo al mulio de la Galette, olio su tela, Parigi museo d’Orsay
Abbozzato en plein air, ma terminato in atelier, il dipinto ritrae un ballo popolare all'aperto al Moulin de la Galette, un vecchio mulino abbandonato. Egli volle fermare un momento spensierato della vita mondana, ricreando l’atmosfera gioiosa e bohemienne. Tramite un uso innovativo del colore, Renoir riesce a trasmettere lo stato d'animo gioioso delle persone presenti al ballo. In questa tela Renoir approfondisce la tecnica delle ombre colorate e l'accostamento di piccoli tocchi di colore puro, che si combinano nell'occhio dello spettatore, dando la sensazione di una brillante e vibrante luminosità.
La composizione è molto complessa e risulta priva di un centro focale. La linea dell’orizzonte e lo spazio del dipinto è quasi interamente occupato dalle figure, sovrapposte seguendo uno schema di linee e curve. L'insieme dei gruppi determina la profondità della scena, non vi è, infatti, disegno.
I bordi sono tagliati di netto, in modo da suscitare la sensazione che la scena continui al di là dei limiti del quadro, infatti i margini della tela sembrano corrispondere ai confini del campo visiviìo del nostro occhio.

Registrati via email