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Il Movimento dei Macchiaioli: Giovanni Fattori

Il movimento dei Macchiaioli è uno dei movimenti artistici pi・ importanti dell'Ottocento italiano e nasce a Firenze, nel periodo in cui essa fu capitale. Il luogo d'incontro era il Caffè Michelangelo in Via Larga, oggi Via Cavour a Firenze. nel caffè affollato da artisti e giovani talenti che amano scambiarsi le proprie idee e introduconi a Firenze i temi della scuola di Barbizon. È nel 1856 che, convenzionalmente, si pone la data ufficiale di nascita della pittura a macchie. Questo indirizzo artistico nasce dalla constatazione che noi vediamo le forme non isolate dal contesto della natura mediante la linea di contorno disegnata, ma come macchie di colore perchè la luce stessa, strumento indispensabile della nostra percezione visiva, colpendo gli oggetti, viene rinviata al nostro occhio come colore. L'arte dei Macchiaioli, come la definì Adriano Cecioni teorico e critico del movimento, consiste: "nel rendere le impressioni che ricevevano dal vero col mezzo di macchie di colori di chiari e di scuri". Per i pittori macchiaioli la forma non esiste ma è creata dalla luce e l'individuo vede tutto il mondo circostante attraverso forme non isolate dal contesto della natura, quindi come macchie di colore distinte o sovrammesse ad altre macchie di colore. Telemaco Signorini, il massimo teorico del gruppo, portò la macchia ad un’accesa violenza di chiaroscuro.

Giovanni Fattori
Considerato il caposcuola dei Macchiaioli, Giovanni Fattori (Livorno1825-Firenze1908), livornese di nascita, iniziò la sua formazione a Firenze presso i pittori Bandini e Giuseppe Bezzuoli. I suoi primi quadri hanno soggetti storici nella più pura tradizione romantica. Entrato in contatto con il gruppo del Caffè Michelangelo, semplificò sempre più la sua pittura per giungere a quell'effetto di macchia che caratterizza il gruppo. La sua è una cultura visiva ed è conoscenza e profonda comprensione dell'uomo. Nasce dalla lunga osservazione quotidiana del vero naturale e della società, partecipando con commozione alla vita della natura e dei lavoratori e, con entusiasmo prima, con delusione poi, ai grandi rivolgimenti politici e sociali della sua epoca. Fattori realizzò numerosi quadri di soggetto militare. In essi sono raffigurate battaglie o, a volte, solo dei soldati che segnano con la loro presenza i paesaggi italiani. Oltre ai soggetti militari, tipica della produzione di Fattori sono anche i paesaggi. La Maremma Toscana, di cui lui era originario, divenne uno dei soggetti preferiti, raffigurata in quadri dal taglio orizzontale molto accentuato. Anche se dipinge a macchie, invece che dare il senso della fugacit・ della vita, coglie, nella transitorietà di ciò che vede, quel che vi è di eterno in tutte le cose. E per la stessa ragione interpreta con forza il duro lavoro dell'uomo e dell'animale in paesaggi grandiosi, solenni, eterni appunto, come eterna è la fatica alla quale l'uomo è condannato.

Opere: Maria Stuarda al campo di Crookstone (1859-61), Soldati francesi del '59 (1859). La rotonda di Palmieri (1866) è il massimo capolavoro del periodo dei Macchiaioli, tutto è realizzato per macchie sintetiche, in una perfetta organizzazione dei toni e delle forme. Libecciata (1880-1890). Marina al tramonto (1890-95) nostalgia del paesaggio di Fattori. Il cavallo morto (1903), olio su tavola, cm62x107. Malgrado l'avvilente staticità visiva, Cavallo Morto è un'opera concettualmente dinamica, nella quale il momento raffigurato è soltanto una drammatica istantanea di un'intera vita scandita dalla sofferenza. Dietro la potenza dell'immagine c'è il destino che non guarda in faccia nessuno, e non esita ad accanirsi contro un vecchietto che ha trascorso un'esistenza di stenti e completamente spesa per il lavoro. Chissà per quanti anni avrà percorso quella strada desolata insieme al suo cavallo, sotto la pioggia o sotto un sole rovente. E chissà se a casa, alla fine di una faticosissima giornata, lo attendeva una bella minestra calda. La morte del cavallo, compagno di vita e risorsa indispensabile per il suo lavoro, interrompe bruscamente quella routine che era al tempo stesso logorante e rassicurante. L'animale stramazza improvvisamente al suolo lasciando il contadino in mezzo ad uno spazio sconfinato, letteralmente al centro del nulla, cosa che per un vecchio stanco equivale alla disperazione. Come se non bastasse, il cielo si annuvola all'orizzonte, lasciando presagire un temporale. Il pover'uomo appare sopraffatto e inebetito, quasi stentasse a realizzare l'accaduto.

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