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Gauguin

Tutti gli artisti che operano negli ultimi decenni dell’Ottocento fanno riferimenti alla rivoluzione impressionista; allo stesso tempo però reagiscono cercando ciascuno una strada propria: come Gauguin con il superamento di quella rappresentazione in favore della libera espressione di se stesso.
Il clima culturale che influenza Paul Gauguin è quello dei poeti simbolisti che cercano di esprimere il proprio mondo interiore. Nel 1883, già 35enne, decide di abbandonare la vita borghese e di dedicarsi interamente alla pittura a costo di affrontare la miseria e così tenta l’avventura in paesi lontani come a Panama, a Tahiti e nelle Isole Marchesi, dove morirà solo. Gauguin dipinge, apprendendo il mestiere da solo. È dunque un autodidatta e un dilettante, ma proprio questa è la sua forza in un’epoca che nega validità alla scuola potrà creare senza condizionamenti esteriori. Gauguin quindi dipinge per la voglia di esprimersi, dipinge per la sua necessità interiore ovvero la volontà di dipingere. Partecipa, dopo gli anni 79-80, a tutte le mostre degli impressionisti, fino all’ultima del 1886. Si sente dunque un impressionista, ma in realtà non lo è, perché anche nelle opere di questo periodo già si intuiscono cose che lo allontanano dal naturalismo. Gauguin intraprende la sua vera strada quando si reca in Bretagna dove abbandona la rappresentazione della realtà per interpretarla liberamente, esprimendosi attraverso linee e colori. Sviluppa sempre più questa concezione affidandosi in particolare alla suggestione della linea d contorno evidente e del colore piatto. Gauguin discute in questo periodo con il giovane pittore Emil Bernard che ebbe un ruolo centrale nella riflessione sull’arte di quel periodo. Grazie a Bernard, Gauguin scopre l’importanza espressiva del colore piatto e del contorno, quasi in una ripresa dell’antica tecnica degli smalti di Limoges, dai colori accostati e contenuti all’interno di una bordatura metallica, la cloison (divisione) o delle vetrate medievali, i cui vetri colorati sono sostenuti e separati per mezzo di cornicette di piombo. Questa tecnica detta cloisonnisme, da ampia possibilità sia al colore (per la sua purezza non turbata da varianti tonali) sia alla linea (per il suo andamento sinuoso), di suscitare nello spettatore reazioni psicologiche. Il colore qui è a campitura ovvero con lo scopo di campire gli spazi delimitati dai punti. Intorno alla figura c’è quindi la linea nera, verde scuro o marrone che contorna e all’interno della figura c’è il colore a campitura cioè continuo, senza ombre. La differenza tra Surat e Gauguin è che Surat divide con i puntini mentre Gauguin unisce, cioè all’interno della campitura è tutto uguale.

Il cristo giallo

Il cloisonnisme trova applicazione anche nel Cristo Giallo dove già il titolo allude all’antinaturalismo cromatico e quindi al valore simbolico del colore. In questo dipinto tutto è semplificato e sintetizzato. La tela è denominata dalla presenza della croce lignea marrone con l’uomo crocifisso giallo. Gialli sono anche i prati e i monti, mentre sul davanti, in cerchio, si dispongono tre contadine di blu, simbolo delle pie donne evangeliche. In questa crocifissione predominano i colori primari e si evitano i toni intermedi, cos’ da ottenere uno straordinario potere di suggestione. I colori, non sono colori primari ma colori antinaturalistici, di fatti il giallo è un colore espressivo; rappresenta il dolore di Cristo ma anche il dolore di Gaugin dato che comunque trascorre una vita di miseria e povertà. Ogni colore, ogni linea, posti in un ordine o in un altro hanno come le note nella musica, la possibilità di creare stati d’animo differenti in ciascuno di noi. La pittura, come la musica, agisce sull’anima attraverso i sensi.

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