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Giovanni Fattori, Livorno 1825- Firenze 1908

Comprende: Uomo, Natura, Società


L'Uomo come Lavoratore, la Natura lo commuove ed emoziona, partecipa ai grandi rivolgimenti politici e sociali.

Pittore ed incisore, nacque a Livorno, famiglia umile. A Firenze frequentò l'Accademia delle Belle Arti. Cominciò a frequentare il Caffè Michelangelo nel 1850, ma fino al 59 dipinse in maniera tradizionale, secondo il gusto romantico, privilegiando soggetti tratti dalla storia medievale e rinascimentale.
Con Il campo italiano alla battaglia di Magenta (1861), abbandonò i temi tradizionali e il linguaggio del Romanticismo. Da quel momento affrontò con ricorrenza soggetti militari, battaglie, soldati di ronda e di vedetta, dispersi o abbandonati nella solitudine, intenti a svolgere mansioni inutili. Sono opere ricavate da studi e disegni dal vero, ma eseguite poi in studio, di memoria, perché ogni emozione apparisse filtrata.

In vedetta, 1868-70


rappresenta tre soldati a cavallo, sotto il sole a picco di una rovente giornata estiva, impegnati nel noioso e faticoso compito di sorvegliare la caserma. La luce è abbagliante e crea orme marcatissime sul muro bianco. Forti contrasti chiaroscurali arricchiscono il terreno sabbioso, con piccoli mucchi di detriti. Vi è una prospettiva tridimensionale tipicamente fiorentina. Scelse di esprimere il senso della durata: questi uomini in vedetta, restano come sospesi, nell'attesa di un futuro evento.

La rotonda di Palmieri, 1866


la scena è ambientata in una rotonda, ossia in una terrazza circolare posta in riva al mare nei bagni Palmieri, sul lungomare di Livorno, in una giornata luminosissima. Alcune donne, sedute al riparo di una grande tenda gialla, sono intente a conversare e a fare 'bagni d'aria di mare', secondo la moda del tempo, che non contemplava per le 'signore per bene', la possibilità di mettersi in costume da bagno. Di fronte al gruppo si distende l'azzurro intenso del mare, sullo sfondo basse colline, sugli scogli la spuma delle onde. Le figure femminili appaiono in controluce, scure, stagliate sullo sfondo chiarissimo del cielo abbagliato. Le vesti, i cappelli, i volti delle donne sono resi con macchie nette di colore, con alternarsi di toni chiari e scuri. Mancano i particolari essenziali, occhi, naso e bocca: l'artista è consapevole che da lontano e sotto la luce del sole estivo, i tratti somatici non si vedono.
Nell'arte di Fattori il colore diventa forma, forma esaurientemente espressiva di un nuovo modo di sentire la pittura. Non era interessato all'immediatezza dell'impressione visiva.

Nel 1875, si recò a Parigi, mostrò maggior interesse per la pittura di Corot. Negli anni successivi si dedicò sempre più frequentemente alla pittura di paesaggio. Amò rappresentare la Maremma toscana e la campagna animata da contadini.

La libecciata 1880-85


raffigura una violenta mareggiata provocata dal libeccio, un forte vento africano. L'intera scena è costruita con il colore: la grande macchia dei due alberi ripiegati dal vento a sinistra, il terreno in primo piano, il mare sullo sfondo increspato di onde, creano una composizione asimmetrica che rende in maniera maestrale la sensazione visiva del vento che soffia impetuoso.

Il riposo, 1887


rappresenta un contadino che ha staccato i suoi buoi dalla stanga e si riposa in una pausa dal lavoro. Le sagome dell'uomo e degli animali si stagliano contro lo sfondo di un litorale marino abbagliato dalla luce del sole. Il riposo pomeridiano di questo contadino sotto il sole della Maremma vuole celebrare la nobiltà del lavoro umano. La composizione è ottenuta attraverso l'accostamento di grandi macchie, larghe zone di colore contenute entro profili netti; prevalgono i colori primari.
Ha adottato un netto contorno per le figure, mentre la pittura francese lo aveva rigettato. Secondo gli Impressionisti infatti, i contorni non si possono considerare 'veri', perché in natura non esistono, sono solo limiti convenzionali dei corpi, ma i contorni di Fattori furono solo limiti delle macchie.

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