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Espressionismo

Due movimenti analoghi nascono in Francia e Germania, ambedue con la voglia di andare contro l’Impressionismo che secondo loro aveva la visione mera della realtà.
Queste due correnti erano simili per la realtà modificata da passioni, emozioni e sensazioni dell’artista ed esprimevano ciò che hanno dentro sulla tela; si differenziano invece perché il Die Brucke, Germania, ha una data di inizio e una di fine e il Fauves era un gruppo di artisti eterogeneo (tra cui Matisse) che si trova ad esporre al salon d’automne.

DIE BRUCKE

Il Die Brucke è uno dei primi nuclei dell’espressionismo tedesco, il nome ha valore simbolico e significa ponte, perché rappresenta il passaggio delle emozioni dal pittore alla tela.
E’ un movimento creato da quattro ragazzi che si sono conosciuti presso la facoltà di architettura a Dresda: Ernest Kirchner, Fritz Bleyl, Karl Schmidt-Ruttluff e Erich Hekel; hanno gli stessi intenti:
- vanno contro le accademie e l’Impressionismo (che consideravano arte artificiosa);
- sono contro qualsiasi valore di tipo tradizionalista e borghese, come l’insegnamento dei vecchi maestri.
Anche a Munch viene chiesto di entrare a far parte di questo gruppo ma a causa del suo carattere chiuso e solitario non entra.
Fanno riferimento all’arte negra/primitiva e usano una linea molto incisiva, dirompente ed espressiva; il colore è antinaturalistico (soggettivo, modulato dall’artista).
Come mezzo tecnico preferivano la xilografia, tecnica di stampa con matrice in legno, viene usata perché la stampa in bianco e nero dà più intensità all’immagine.
Grazie alle stampe pubblicano “I Cunaboli” che era una raccolta di stampe che gli artisti vendevano ai soci passivi (pagavano una tassa per essere soci); grazie alle stampe sappiamo l’inizio del movimento, 7 giugno 1905, e la fine che avviene il 27 maggio 1913.
Per lungo tempo vivranno in una casa in periferia in modo libertino (modelle nude che giravano per casa);dopo il 1911 si trasferiranno a Berlino dove i soggetti cambieranno e prediligeranno il circo, la città e la varietà; infine durante la guerra il gruppo si disgregherà.

KIRCHNER

Nasce nel 1880 e muore nel 1938, proviene da una famiglia alto-borghese; il padre è ingegnere e proprio questo lo avvicinerà all’arte anche se inizialmente solo come hobby perché per il suo ceto sociale era costretto a continuare gli studi di architettura, dove conoscerà gli altri artisti.
Con la fine del Die Brucke e con lo scoppio della guerra mondiale viene chiamato alle armi, in seguito subisce un grave shock che gli procurerà la paralisi ad una gamba e ad un braccio, i postumi lo perseguiteranno fino alla morte stroncandolo sia nel fisico che nella psiche.
Entra in vari Senatori fino a quando arriva in Svizzera dove decide di formare un gruppo di artisti ma non ci riesce perché il Nazismo considerava l’arte come un qualcosa di scandaloso; per questo motivo e per lo shock subito in passato il 15 giugno 1938 si spara al cuore un colpo di fucile e muore.
Le sue opere, paesaggi e ritratti, sono caratterizzate da semplificazioni formali, contorni marcati e colori accesi stesi in uno spazio non naturalistico; questo suo stile è caratterizzato dal gusto della deformazione e dal contrasto cromatico violento.

“Donne nude che si lavano”:utilizza i colori primari e secondari usati in modo soggettivo come nella donna chinata che è di colore arancione.
C’è un segno grave e incidente, le pennellate sono striscianti sulla tela tant’è che in alcuni tratti vi sono delle parti bianche.

“Paesaggio urbano con ponte”: in questo quadro i colori, le case, il ponte senza spigoli, l’assenza di prospettiva e la città deserta (abbandonata a sé stessa) danno un forte senso di inquietudine, di disagio.

“Anfratto di bosco di Staffel”: anche qui la prospettiva non esiste, la forza centripeta fa si che gli alberi sembrino trattenuti dal terreno; le strade sono disordinate e le pennellate sono date a lisca di pesce (diagonali tra loro).

FAUVES

I Fauves non erano un gruppo organizzato di artisti, si trovano ad esporre nel “salon d’automne” nel 1905; il nome non è stato scelto da loro ma dal critico Louis Vauxcelles che, in un articolo scritto sulla mostra, scrive: “Donatello in mezzo alle belve” facendo riferimento a una statua in mezzo a tavole con colori sgargianti e violenti paragonati a barattoli di vernice buttati sulla tela. Così prendono il nome i Fauves “belve”.
Tra i pittori che espongono al salon troviamo: ANDRE DE RAIN,
ALBERT MARQUET,
MAURICE DE BLAMINCH,
HENRY MATISSE,
GEORGE BRAQUE(si avvicina nel 1906, vedi cubismo).
Nel 1907 il gruppo si scioglie e ognuno seguirà il proprio cammino.
- non vogliono più esprimere una realtà visibile ma “astratta”, il loro stato d’animo;
- esprimono la gioia di vivere, non sono pessimisti come i tedeschi;
- utilizzano i colori come mezzo espressivo (Van Gogh e Munch), non più per riempire la forma ma per creare la forma. Il colore ha più predominanza rispetto alla linea.

MATISSE

E’ la personalità più emergente. Nasce nel 1869 e muore nel 1954; si avvicina alla pittura in modo casuale, arriva a Parigi nel 1888 per studiare giurisprudenza e a 21 anni una grave malattia intestinale lo costringe a letto per molto tempo. La madre, per fargli passare il tempo della convalescenza, gli regala colori e pennelli e scopre così che è la sua vera vocazione.
Abbandona gli studi di giurisprudenza e decide di dedicarsi completamente all’arte; frequenta l’atelier di Gustave Moreaut che dirà di lui: “Voi semplificherete la pittura”.
Frequenta il Louvre per imparare dai maestri, non va all’accademia perché sono contro.
Passa attraverso diversi movimenti:
- impressionismo che inizialmente lo influenza;
- neoimpressionismo (pointellisme);
- Van Gogh e Cèzanne;
- suo modo di dipingere personale.

Matisse dirà: “io sogno un’arte di equilibrio, purezza e serenità, aliena da qualsiasi forma inquietante e angosciante, una sorta di balsamo per la mente, un influsso benefico, una specie di poltrona comoda su cui ci si siede quando si è affaticati”.

Nel 1910 fa un importante viaggio in Marocco dove viene colpito dalla purezza dei colori e i suoi dipinti cominciano ad arricchirsi di arabeschi.
Nel 1944 la Gestapo porta via sua moglie e sua figlia, nonostante ciò non abbandona mai la pittura, in seguito si trasferisce a Nizza.
A 78 anni, quando per lui è più difficoltoso tenere i pennelli, inventa la “papier decoupè”, una sorta di collage dove ritaglia le figure che poi incolla sulle tele.

“Cappella di Vence”: una delle sue ultime opere, ha affrescato la cappella.

“Ritratto con riga verde”: è il quadro con cui partecipa alla mostra del salon d’automne del 1905. C’è l’essenzialità della forma e dirà: “troppi colori in un quadro disturbano l’occhio”.
La riga è come se dividesse in due il viso della donna: a destra i colori caldi fanno da contrasto ai colori freddi dello sfondo, mentre a sinistra il viso dai colori freddi è contro lo sfondo di colori caldi; in alto c’è un’aureola di capelli neri che divide le due parti.
Le pennellate sono larghe e disuguali, non ritmiche e date a caso.

“La dance”: è basato su tre colori (arancione, blu e verde) che sono in armonia tra di loro; il quadro vive per se stesso senza nessun referente con l’esterno, non rappresenta più niente.
Uno dei personaggi ha la testa tagliata e un altro la inclina perché sta finendo il quadro.

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