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Espressionismo - Munch, Kirchner: rappresentazione del dramma dell’uomo in pittura

L’espressionismo è un tipo di pittura, scultura o opera grafica in cui l’artista cerca, con l’alterazione della forma, del colore, dello spazio e delle altre qualità naturalistiche, d’infrangere la realtà esterna di una data situazione e di giungere alla sua verità o essenza emotiva. L’espressionismo tende a penetrare la forma e l’oggetto in modo che l’artista possa perdersi in esso, identificandosi così con qualcosa di più grande o di più potente del suo io individuale. Diversamente dagli impressionisti che si interessano alla luce e al movimento considerati di per se stessi, l’espressionista si serve della luce per effetti drammatici e per penetrare la forma del movimento, per esprimere con violenza le sue emozioni. L’espressionista, dunque, costringe lo spettatore a vivere i sentimenti con immediatezza, lo coinvolge, lo emoziona, provocando in lui reazioni psicologiche violente. Il termine “espressionismo” trova la sua applicazione più esatta soltanto per quegli artisti che, a partire degli inizi del ‘900, sostengono l’assoluta priorità dell’espressione del sentimento individuale sull’intenzione della natura. L’espressionismo si oppone perciò a ogni forma di naturalismo. Come movimento artistico esso è sorto nell’Europa Centrale, in Germania e in Austria, ma vi sono molti espressionisti non tedeschi, come per esempio Rouault.

Precursori diretti dell’espressionismo tedesco sono Gaugin e Van Gogh, James Ensor e soprattutto Edward Munch.
Munch nel 1866 si unì a un gruppo di giovani artisti e dipinse alcuni quadri decisamente d’avanguardia, in cui i sentimenti umani erano trattati in modo simbolico.
Una borsa di studio statale gli permise nel 1888 di recarsi a Parigi, dove venne a contatto con l’arte dei divisionisti di Pissarro, Lautrec, Van Gogh e Gaugin. Nacque così una nuova concezione della sua arte che fu importante per i giovani artisti tedeschi della generazione seguente, i quali videro espresso da lui l’isolamento dell’essere umano, che minaccia di essere travolto dalla potenza delle forze astratte, amore, odio, paura.
Centro dell’interesse di Munch è infatti l’uomo, il dramma del esistere, del suo essere solo di fronte a tutto ciò che lo circonda, i suoi conflitti psichici. Ma le sue immagini non sono una semplice illustrazione didascalica, diventano infatti opere d’arte compiute in sé. Lo conferma una delle opere più note di Munch, “Il grido”. Il titolo è significativo; non indica qualcosa che sta accadendo (un uomo che urla), né un luogo (il ponte), ma l’espressione interiore attraverso il grido. Il grido non è l’articolazione logica di un pensiero o di un sentimento in parole ordinate sintatticamente; il grido è la reazione istintiva, l’urlo originario, primordiale, antico come l’uomo, che esprime un complesso inestricabile di sentimenti, di paure, o, meglio, di insicurezza, di smarrimento, di angoscia.
Tale dramma nasce anche dalla prospettiva che dà al ponte raffigurato una lunghezza allucinante; nasce dagli urti cromatici; nasce dall’ondeggiare delle linee curve che, partendo dalla forma della festa e dalla posizione di mani e braccia dell’uomo, si propagano intorno come ondate, all’acqua, alla terra, al cielo, con andamenti non concentrici, ma eccentrici quasi che l’urlo diventa grido universale: “ho sentito questo grande grido venire da tutta la natura”, dice Munch.
L’espressionismo trova, però, la sua prima vera esplicazione storica quando a Dresda, nel giugno 1905, quattro giovani studenti di architettura si associano in gruppo denominato, Die Brücke, “Il ponte” (il ponte verso l’avvenire, o anche fra interiorità ed esteriorità).
Una delle opere più interessanti di tutta la corrente è “Marcella” di Ernst Ludwig Kirchner, in cui il corpo nudo è rappresentato senza compiacimenti edonistici per la bellezza femminile, con larghe stesure di colori giustapposti, con forme sintetizzate, circondate da una linea di contorno che conferisce drammaticità. La realtà è presente e riconoscibile; non però nella sua apparenza, bensì “letta” dall’artista, penetrata al di là di ciò che l’occhio comune vede, compresa nella sua intimità: un’adolescente che si affaccia alla vita, nuda, e quindi non protetta, già conscia della tragedia del mondo per una cognizione che le deriva ereditariamente e fatalmente da millenni di storia.

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