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Edgar Degas

Degas nasce nel 1834 da una nobile famiglia; il padre, banchiere, è un uomo di raffinata cultura che indirizza il giovane Degas a frequentare il Museo del Louvre, dove ammira i grandi pittori del Rinascimento italiano. La scelta di Degas di intraprendere la carriera artistica viene subito appoggiata dal padre. La prima formazione avviene in accademia e il suo principale riferimento è rappresentato da Ingres, del quale ammira il disegno. La Scuola delle Belle Arti non fa per lui e la abbandona dopo soli sei mesi, per intraprendere lunghi soggiorni in Italia frequentando numerosi musei. L’esperienza italiana matura nell’artista la consapevolezza dei suoi mezzi, ma anche dei suoi limiti egli infatti sarà sem-pre insoddisfatto della proprio arte, che continuerà ad affinare grazie allo studio dei grandi del Rinascimento come Mantegna e Veronese. Tornato a Parigi prosegue con gli studi classici; egli utilizza il disegno e la pittura in atelier, come prescrive la tradizione accademica, secondo l’artista anche l’impressione di un istante è complessa e ricca e la pittura en plein air non riesce a coglierla. Degas preferisce disegnare quello che la memoria ricorda di aver visto, dipingendo l’essenziale; questa essenzialità la cogliamo nei disegni e negli schizzi preparatori come ad esempio il “Nudo femmini-le”. Nel 1861 l’artista conosce Manet con il quale rimarrà legato per tutta la vita, anche con momenti di contrasto; con l’artista condivide la passione per le stampe giapponesi, delle quali diventa uno dei massimi collezionisti, inoltre grazie a lui entra nel gruppo dei Café Guerbois. Alla metà degli anni Sessanta la sua pittura, rimasta fedele agli ideali di dise-gno e del lavoro in atelier, si caratterizza come pittura realistica; egli, infatti, rappresenta le cose e i personaggi come li conosciamo per averli visti tante volte e in diversi contesti, la sua natura, pertanto, è il frutto di studi e riflessioni com-plesse. Dal 1874, in seguito alla morte del padre, gli affari di famiglia subiscono un tracollo al quale Degas deve far fronte ed è costretto, come gli altri Impressionisti, a dipingere per vivere. A partire da questo periodo si occupa del te-ma delle ballerine un soggetto a lui molto caro, era frequentatore di opere e che riscuoteva successo tra i collezionisti. Il 1880 e il 1893 è il periodo di massima notorietà per Degas, il quale continua a definirsi realista piuttosto che impres-sionista (avevapartecipataa7mostrempressioniste).Morì nel 1917, questa data segna anche la fine dell’Impressionismo.

*Ama il disegno, predilige le persone e gli avvenimenti quotidiani; pennellate veloci, giustapposizione; prospettiva: pro-fondità e tridimensionalità;usa il bianco e il nero.

La lezione di ballo
La lezione di ballo è il primo di una serie di dipinti appartenenti al ciclo di pittura delle ballerine. È stato realizzato tra il 1873 e il 1875, a cavallo con la prima esposizione impressionista nello studio di Nadar. In questo dipinto Degas rappre-senta il momento in cui una ballerina sta provando dei passi di danza sotto l’attenzione del maestro, mentre a loro volta le altre ragazze disposte in semi cerchio attendo il loro turno di prova. Il taglio è di tipo fotografico, l’artista vuole raffi-gurare un istante e alcune figure fuoriescono dalla scena; questa sembra una rappresentazione di getto, invece, i tempi di realizzazione del quadro sono stati lunghi ben tre anni, e sono stati fatti mediante il lavoro di atelier, condotto con numerosi schizzi preparatori. Alcune ballerine hanno una loro posizione e compiono alcuni gesti come ad esempio la ballerina con il fiocco giallo si sta grattando la schiena seduta sul pianoforte, quella di spalle con il fiocco rosso fra i ca-pelli si sta facendo aria con il ventaglio, un’altra si sistema l’acconciatura, una ride, l’altra osserva quella che ride, un’altra parla; vi è anche un cane, simbolo di naturalezza e quotidianità, le ballerine non si accorgono della sua presen-za; questo ci fa capire che Degas voleva cogliere gli aspetti marginali, ma significativi della vita quotidiana, come in una normale classe di danza. L’artista ricostruisce l’atmosfera con raffinatezza, inserendo le fanciulle in una luce morbida che le ingentilisce le movenze. Usa la prospettiva parzialmente è allungata ed in diagonale, si dice quasi che Degas stesse spiando la scena dal “buco della serratura”; la prospettiva si nota dal pavimento, dal colore neutro del parquet e dalle pareti, che fanno contrasto ai candidi costumi delle ballerine. I tutù sono bianchi vaporosi e leggeri, ciò viene evi-denziato dalla presenza di sfumature dello stesso colore dei fiocchi che portano in vita, neri sono invece i nastrini al collo.

L’assenzio
Questo, è forse il dipinto più famoso di Degas, a cui si ispirò anche Manet. L’opera fu realizzata tra il 1875 e il 1876 è ambientata all’interno del Café Nouvelle-Athèbes, uno dei luoghi di ritrovo degli Impressionisti. La composizione è squi-librata verso destra, quasi a dare il senso di una visione improvvisa e casuale, l’immagine però è sempre costruita in modo rigoroso. La prospettiva è obliqua secondo come sono disposti i tavolini; il punto di vista è alto e decentrato, l’osservatore vuole cogliere la spontaneità di ogni gesto. I due personaggi sono una donna, modella e prostituta dell’epoca,vestita in maniera appariscente, appare in evidente stato di ebrezza: le gambe sono divaricate, le palpebre e lo sguardo è smarrito; l’uomo è un clochard (barbone) e poeta dall’aria trasandata. Davanti alla donna troviamo un bic-chiere verdastro di assenzio che dà il titolo al dipinto. I personaggi hanno lo sguardo perso nel vuoto, immersi nei loro pensieri; pur essendo seduti vicino, sono tra di loro lontanissimi, cogliendo la solitudine che vi è nei personaggi e anche in Degas. L’atmosfera del locale è pesante e squallida, alle spalle dei personaggi vi è uno specchio appannato, che riflet-te le sagome in modo confuso, appare velato e quasi sordo in sintonia con i due personaggi ( a differenza dello specchio di Manet nel Bar delle Folies-Bergères). *uso della prospettiva, delle ombre e delle pennellate veloci.

La Tinozza
Anche questo dipinto appartiene ad una ciclo pittori dei Nudi femminili che fanno la toilette. È stato realizzato nel 1886 ed è un pastello? Ogni scena costituisce un fotogramma, un attimo come se fosse una fotografia. La prospettiva è dall’altro verso il basso, si tratta, quindi, di un piano verticale. Il profilo del corpo è dolce e sicuro, il corpo è accovaccia-to e ha un andamento che richiama la forma circolare della tinozza, dalla quale si stacca per il delicato colore della pel-le. La plasticità del corpo è resa mediante incroci di tratteggi, la cui sovrapposizione dà il senso del volume, vivo e nuo-vo che dà l’illusione del movimento. Mette in risalto la schiena che appare sensuale, usa il bianco e la terra cotta per il colore della pelle. Vi sono due versioni: la prima afferma che il dipinto appartiene ad un ciclo di pitture, mentre la se-conda afferma che siano stati dipinti in una casa di tolleranza, nei momenti di pausa.

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