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Giorgio De Chirico - Autoritratto


Fra i pittori italiani del Novecento De Chirico è sicuramente tra quelli che hanno maggiormente diffuso la propria immagine, realizzando una nutritissima serie di autoritratti. Oltre a rappresentare un'occasione per fare di sé un personaggio, essi hanno costituito per il pittore un veicolo per definire la propria concezione pittorica. In Autoritratto, dipinto nel 1920, il pittore andava proponendo un ritorno alla tradizione, alle regole classiche del disegnare e del dipingere, alla perizia tecnica. Tale posizione intendeva contrapporsi fortemente agli sperimentalismi delle Avanguardie, accusate di aver prodotto una degenerazione nell'arte europea. Proprio questo dipinto può essere considerato il manifesto di tale poetica, essendo realizzato seguendo canoni rinascimentali. In primo piano è posto un davanzale, dipinto alla maniera di Bellini e degli artisti di scuola veneta, con tanto di firma dell'artista e natura morta di agrumi, introduce lo spettatore al cospetto dei due autoritratti a mezzo busto dell'artista: a destra, il pittore nell'abituale posa del "malinconico", con il volto appoggiato alla mano, iconografia che dalla cultura tedesca, del resto nota a de Chirico, si era diffusa tra gli artisti italiani del Rinascimento; a sinistra, il suo busto di marmo che, posto di profilo, rivolge dal passato lo sguardo verso il futuro, cioè vero il ritratto vero e proprio. A chiudere la composizione, oltre la tenda e il pilastro che simbolicamente separa i due volti, si scorgono costruzioni architettoniche, sotto un cielo verde striato da nubi bianche, rimando ai dipinti metafisici degli anni precedenti.

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