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Dadaismo

Nel periodo dello scoppio della prima guerra mondiale, vari artisti che scappano dai paesi coinvolti, si ritrovano casualmente in Svizzera a Zurigo che è l’unico paese che rimane neutrale; questo incontro casuale darà vita al Dadaismo.
Questi artisti vogliono fondare un posto in cui poter parlare di arte e fondano il “Cabaret Voltaire” l’ 8 febbraio 1916; il nome al cafè non è scelto a caso, proprio questo filosofo sosteneva che la ragione doveva prevalere sui pregiudizi;tra gli artisti ricordiamo: Tristan Tzara (scrittore e poeta), Ugo Ball (filosofo e scrittore), Hans Arp (scultore) e Marcel Janco (pittore).
Il nome “Dada”, da leggenda, sembra essere nato dall’apertura casuale di un dizionario Larousse da parte di Tzara, che vi infilò un segnalibro; la parola dada ha molti significati:
- per i russi è una doppia parola;

- per i bambini francesi è un modo per chiamare il cavallo a dondolo;
- per alcune regioni italiane è il dado
Ma non è importante il significato della parola, dada è tutto e niente, è contro tutto e tutti, non ammette nulla di precostituito, il bello, è contro la società, contro la guerra; vogliono agire con la propria testa e fare tabula rasa del passato, non è accettata nessuna arte del passato, sono contro i futuristi.
La loro parola d’ordine è NIHIL che significa “niente”, nessuna regola è ammessa se non quella del caso, ma anche questa è una regola.
Volevano sconvolgere lo spettatore, scuotere la borghesia, tutto ciò che era perbenismo, la mente di chi stava ancorato nel modo vecchio e obsoleto di pensare.
Lautremont (poeta) dirà: “bello come un incontra casuale di una macchina da cucire con un ombrello su un tavolo operatorio”.
Tzara: “per fare una poesia basta prendere un giornale, tagliare le parole, metterle in un sacchetto, prenderle su a caso e si avrà una poesia che vi rassomiglierà”.
Vengono inventate nuove tecniche:
- fotomontaggio;
- polimaterismo (unione di più materiali) da Amber;
- ready-made da Duchamp;
- raiogramma: tecnica con la quale si impressiona il negativo posizionando degli oggetti davanti alla pellicola e con la luce, senza fare la fotografia, da Man Ray;
- merz: Schwitters raccoglieva durante la giornata oggetti di uso quotidiano (tappi di bottiglia, sassi, biglietti dell’autobus..) e li univa; questa diventerà invasiva e farà tante colonne di questi oggetti al punto che diventerà totalizzante: merzbau e merzbild che andò distrutto nel bombardamento del ’43; il termine è una parola presa a caso da un pezzo di giornale (fine della parola commerz).
Dopo la fine della guerra tutti gli artisti torneranno nelle loro città così che il Dadaismo avrà quattro città:
- Berlino: Huesenbeck con Grosz portano avanti le idee dadaiste ma influenzate politicamente, spesso i loro lavori saranno di denuncia sociale (tensione Germania, tra poco ci sarà la nascita del nazismo);
- Colonia: Harp e Hernst sperimenteranno le tecniche di collage e di fotomontaggio;
- Hannover: Schwitters inventerà il merz
- Parigi: Duchamp
Sarà Dada ad uccidere Dada e il movimento sfocerà nel Surrealismo nel 1924; Dada non avrà più senso perché è impossibile che ci siano due leader.
Già qualcuno lavorava a New York non sapendo di essere dadaista: Picabia e Duchamp.

DIFFERENZE E ANALOGIE TRA DADAISMO E FUTURISMO

- tutte e due contro il passato
- Dada contro guerra, Futuristi con la guerra (unica igiene del mondo)
- Dada casuale, Futurismo costruttivo

DUCHAMP

Duchamp nasce in Francia nel 1887, ha altri due fratelli e una sorella artisti, i genitori sono molto aperti mentalmente infatti lasciano la libertà di sperimentare cose nuove ai figli.
Agli inizi del ‘900 va in accademia a Parigi dove sperimenta le tecniche dei movimenti più diffusi:
- Espressionismo, in particolar modo i Fauves con i colori molto forti ma la sua ricerca va oltre il colore “donna con calze nere”;
- Cèzanne con la mostra postuma, sfaccettatura a piani, dice di Cèzanne: ”non utilizza la materia grigia, è una pittura più retinica che passa solo attraverso l’occhio” “ritratto di Duchamp padre”;
- Cubismo che è più attinente a lui come ricerca, più intellettuale “nudo che scende le scale”

Nel 1913 arriva a New York ed espone al “salone degli indipendenti” il dipinto “nudo di donna che scende le scale” che viene rifiutato e non capito, così comincerà ad abbandonare l’approccio all’arte di tipo tradizionale, non utilizzerà più pennello e tela ma mezzi nuovi.
Fa scalpore con la sua prima opera: “Fontana”.
E’ un artista complesso, si considera un alchimista che trasforma la materia e gli piace giocare con la dualità: ambivalenza maschio-femmina e androgino (maschio e femmina insieme)e con il nome delle cose che in realtà ne nascondono altre (pseudonimi, come R.ROSE SE’LAVY l’amore è la vita); inventa il ready-made dove prende oggetti di uso comune e li decontestualizza, usa la transustanziazione dove la materia si trasforma in qualcos’altro.
Nel 1920 arriva a Parigi, dove sono arrivati Picabia e Tzara (osannato come maestro) e gli chiederà se potrà entrare a far parte del Dada e lui gli risponderà: “Dada è di tutti come l’idea di Dio e lo spazzolino da denti”.
Si incontra-scontra con Andrè Breton (fautore del Surrealismo).
Nel ’23 lascerà la sua passione per dedicarsi agli scacchi ma parteciperà lo stesso all’arte come critico d’arte, muore nel ’68 e si fa scrivere sulla tomba: “Sono sempre gli altri a morire”.

“Ruota di bicicletta”: è la sua prima opera, ha preso due oggetti preesistenti, la ruota e lo sgabello, e ha dato vita a quest’opera; è il primissimo esempio di ready-made.
Ha decontestualizzato e defunzionalizzato cioè levato dalla funzione e dal contesto originale l’oggetto che diventa così opera d’arte.
L’artista diventa artista concettuale, il bello dell’indifferenza.

“Fontana”: tenta di esporre questa opera nel ’17 in una mostra ma la commissione lo rifiuta e lo rimanda al mittente; lui stesso faceva parte della commissione ma si era firmato con uno pseudonimo R.Mut.
Suscita scandalo nazionale, è un orinatoio capovolto che pone su un piedistallo, anche qui gioca con la forma androgina.

“La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche”: anche, méme in francese, si legge come m’aime ovvero “mi ama”. E’ un’opera particolare perché di vetro, supporto che non era mai stato usato prima, non esiste così spazio interno ed esterno ed assume molteplici significati. Il vetro interrompe il senso narrativo della scultura; è una superficie trasparente ed è come se continuasse, si può vedere anche attraverso l’opera, è come se fosse un tutt’uno con quello che lo circonda. Non permette allo spettatore di capire l’inizio e la fine.
Sopra troviamo il mondo della sposa, l’universo femminile; mentre sotto troviamo quello maschile.
Nella casualità il vetro si è rotto e Duchamp ha deciso di tenerlo così e di non cambiarlo, sembra una ragnatela.

“Monna Lisa L.H.O.O.Q.”: aggiunge i baffi al capolavoro di Da Vinci, si firma L.H.O.O.Q. (che letto in francese significa “culo caldo”), è considerato un capolavoro per scuotere le menti.

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