La città che sale , Umberto Boccioni

Eseguito tra il 1910 e il 1911, in cui il proposito di giungere a un epica figurativa moderna è enunciato con maggiore chiarezza. La scena è quella di una città in costruzione con i diversi momenti che caratterizzano l’attività del cantiere e le numerose figure che lo popolano. Sullo sfondo vediamo strade, alti muri divisori, ponteggi e impalcature; in primo piano come rapiti Da un vortice compositivo, turbinano uomini e animali colti nell’atto di sostenere pesi. Boccioni sceglie di mostrare le figu8re al culmine dello sforzo, di accomunarle secondo una prospettiva insieme eroica e fraterna. I cavalli si impennano per i terribili carichi portati, gli uomini salgono su altissime impalcature, si piegano in avanti nel tentativo di sospingere pietre, cercano infine di contenere i bruschi movimenti degli animali e di ridurli all’obbedienza volgendo il loro selvaggio vigore a compiti costruttivi. Il cantiere propone un’articolata allegoria del mondo industriale e traspone sul piano mitico i conflitti sociali contemporanei. L’azione del lavoro è glorificata nella sua dimensione collettiva e per così dire unanime: la grandezza dell’impresa unisce le opposte componenti dell’istinto, potenzialmente distruttivo, e della razionalità.

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