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La Body Art

La Body Art è una corrente artistica che si diffonde negli Stati Uniti e in Europa nel 1968. Il principale mezzo espressivo usato per questo genere artistico è il corpo umano. Secondo alcuni artisti che seguirono questo movimento, il corpo riusciva ad essere molto espressivo di tutte le tecniche possibili, anzi, da solo doveva essere in grado di esternare il mondo interiore, le angosce, i dolori, etc.
Il concetto di Body Art divenne in breve tempo un'impressione concettuale: il corpo doveva essere lo specchio dell’anima. Uno tra i primi a presentare modelli nudi, raffigurati in movimento su alcune tele colorate, fu appunto l’artista francese Yves Klein. Da allora la body art ha subito naturali evoluzioni dove vi erano rappresentazioni a sfondo sadomaso.
La Body Art creò notevole scompiglio poiché era contro ogni regola di buon costume. Molti degli artisti devoti alla corrente utilizzavano il proprio corpo esprimendosi attraverso le azioni più svariate in pubblico come espletare i propri bisogni fisici, torturarsi, etc.

Questi artisti credevano di trovare in queste manifestazioni lo sfogo e la liberazione delle proprie angosce, mostrando in pubblico la loro perversione o omosessualità o il loro narcisismo, per accettarli o farli accettare agli altri, o perché sentendosi deboli, hanno creduto che il mostrare i propri difetti e le proprie insicurezze li avrebbe resi più forti e in grado di affrontarli.
In Italia autori di body art sono artisti come Piero Manzoni, Gino de Dominicis e Vettor Pisani. La discendenza diretta della body art va cercata all’interno di Fluxus, movimento artistico sviluppatosi in ambito europeo tra il 1961 e il 1962, e successivamente diffusosi anche negli Stati Uniti e in Giappone. All’interno del movimento potevano trovarsi musicisti, artisti, scrittori, attori etc. e le loro produzioni riguardavano performances continue dove il pubblico veniva coinvolto al fine di abbattere qualsiasi distinzione dei ruoli tra artisti – attore e spettatore. Nel contesto delle azioni di Fluxus poteva accadere di tutto: da pianisti che spaccavano i propri pianoforti introducendo fra le corde bulloni d’acciaio o chiavi inglesi, a pittori che usavano per le loro estemporanee creazioni i seni nudi di una modella precedentemente rotolatosi tra barattoli di vernice.
Ricordiamo qui di seguito le principali “pietre dello scandalo”, ovvero artisti che hanno veramente fatto parlare di sé e vengono ricordati come rappresentanti della body art: la francese Gina Pane, l’austriaco Hermann Nitsch, e l’italo americano Vito Acconci.
Meno radicali sono state le operazioni dell’americano Dennis Oppenheim, il quale ha indagato sul suo corpo gli effetti e i mutamenti provocati da stimoli e pressioni esterne di vario genere, come per esempio l’azione del sole esercitata sulla sua pelle dopo ore e ore di esposizione completamente immobile.
Altre manifestazioni della Body Art possono invece coinvolgere anche strumenti e tecniche diverse. Bruce Nauman, per esempio, si serve dell’olografia, una tecnica fotografica con la quale si possono ottenere immagini tridimensionali.
Mediante l’ologramma egli accentua così le possibilità mimiche ed espressive del suo volto, contratto e plasmato dalle mani dello stesso artista in smorfie e deformazioni di ogni genere.
Tra le più famose performances di questi anni vanno ricordate anche quelle operate alla coppia inglese Gilbert & George, due bizzarri personaggi che sono giunti a proclamarsi vere e proprie sculture viventi, fino a proporre le loro stesse giornate come esperienze artistiche in atto.
La Body Art si è quindi espressa nei modi più diversi e curiosi, ma in questa estrema varietà si può tuttavia individuare un elemento comune che nella maggior parte dei casi viene programmaticamente evitato: quello della gradevolezza per escludere l’antica idea del piacere estetico legato all’opera.
Anche le grandi sedi istituzionali dell’arte, come la Biennale di Venezia, hanno ospitato operazioni fortemente discutibili, come quella presentata nel 1972 da Gino De Dominicis che espose come “Interventi artistici” esseri umani affitti da varie patologie.

Gina Pane
Artista francese. In ogni sua rappresentazione Gina si esprime praticandosi tagli con lamette su varie parti del corpo, come l'orecchio, la lingua o le mani. In altre esibizioni si piantava spine di rose nelle braccia per esprimere l'angoscia di un rapporto d'amore doloroso. Ogni dolore interno è mostrato all'esterno come una ferita ed é inteso come nel medioevo, come elevazione spirituale.

Vito Acconci
Tale artista americano si è servito di strumentazioni come il registratore e il video e spesso ha cercato di ottenere effetti stranianti, sia da se stesso che dal pubblico, mediante l’impiego di specchi fissati in vari punti della stanza.
Lo scopo primario delle sue rappresentazioni è trovare la massima espressione attraverso il corpo.
Per capire i suoi gesti bisogna conoscere i titoli delle sue esibizioni o performances: in "Sfregando un pezzo" egli si è seduto ad un ristorante ed ha cominciato a grattarsi un braccio fino a farlo sanguinare. In "Opening" si è strappato tutti i peli attorno all'ombelico per fare un po' di spazio. In altre performance si mostra completamente nudo nascondendo gli attributi in mezzo alle gambe.

Herman Nitsch
Artista viennese che dal 1958 si esprime in azioni altamente violente. Nitsch creò il “Teatro delle orge e dei misteri”, che presenta performances - riti fra il satanico e l'orgiastico. Nitsch, di fronte ad un vasto pubblico in delirio, finge di sacrificare animali squartandoli davanti a tutti e facendo colare interiora e materia sanguinolenta su esseri umani vivi che si fingono vittime dei suoi sacrifici.

Il tutto accompagnato da musica d'atmosfera che aumenta ulteriormente l'impatto della rappresentazione.
Nitsch afferma che lo scopo delle sue azioni è il coinvolgimento totale dei partecipanti che si sentono poi liberati dalla violenza e dalle manie omicida accumulate durante tutti i giorni.

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