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Giacomo Balla, La giornata dell'operaio

Nato e cresciuto a Torino, Giacomo Balla aveva avuto modo di conoscere la pittura divisionista. La ricerca di Balla rimase libera dagli influssi delle tematiche simboliste e si concentrò essenzialmente su contenuti sociali, sulle ingiustizie che colpivano la classe operaia e sui problemi legati all’industrializzazione delle periferie. La sua pittura subì un’importante evoluzione all’inizio del Novecento, iniziando ad ispirarsi ad un linguaggio fotografico. Del quadro La giornata dell'operaio sorprendono gli arditi tagli prospettici, oltre alla soluzione di presentare tre immagini insieme, quasi fossero tre fotogrammi. Balla usava i principi scientifici della scomposizione tonale e amava accendere i contrasti tra zone illuminate e superfici ombreggiate. Il colore è steso prima in modo denso e compatto, poi con tocchi rapidi e pennellate sfilacciate e oblique, oppure punteggiate, che danno all’immagine un forte senso di mobilità e di vitalità.

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