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Futurismo

Il futurismo si è affermato in Italia negli anni precedenti il primo conflitto mondiale. Esso ha consentito il confronto tra la cultura artistica e letteraria italiana con quella degli altri Paesi europei.
I futuristi preannunciano un rinnovamento su tutti i fronti del sapere: l’arte, la letteratura, la grafica e l’architettura.
L’avvio di questa nuova corrente culturale è dato nel 1909, quando su un giornale francese, Filippo Tommaso Marinetti firma con altri intellettuali il “Manifesto del Futurismo”. Seguono la pittura futurista Umberto Boccioni e Carlo Carrà.
I futuristi affermano che la realtà va pensata e interpretata non secondo immagini fisse, ma in una condizione di moto.
Per questo esaltano la VELOCITÀ, espressione dei nuovi tempi: ammirano i nuovi mezzi tecnologici, come le automobili, gli aeroplani, che considerano veri e propri “strumenti di conoscenza”, studiano la resa di effetti dinamici consentita, ad esempio, della fotografia.

La LINEA è lo strumento più idoneo ad esprimere la velocità; perché sa essere mutevole e improvvisa. Essa giunge persino a modificare i volumi, a seconda della traiettoria in cui si muove.
Umberto Boccioni
Umberto Boccioni rappresenta una delle figure più importanti del futurismo.
Egli sperimenta diversi linguaggi pittorici, quali l’Espressionismo e il Divisionismo; nel 1907, quando da Roma si trasferisce a Milano, inizia il percorso che lo porterà a sviluppare il linguaggio futurista.
Note sono le sue “città futuriste” di cui fa un luogo abitato da vortici ascendenti in cui si confondono animali, uomini, macchine, cose. Egli sintetizza in un’immagine tutto ciò che lo circonda come a voler fissare in pittura attimi di memoria, e così proietta le forme in molteplici direzioni.

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