Arte del 900’ e poesia: linguaggio a confronto

Le arti si fondano su linguaggi specifici che non sono facilmente traducibili. La poesia è l’arte della parola, del suono; la pittura è l’arte del segno del colore. Il campo di azione della prima è il tempo, dove si sviluppa musicalmente, il campo della seconda è lo spazio, dove si sviluppa in forme organizzate.

Pablo Picasso “Natura morta con sedia impagliata” (1912)

Nel linguaggio poetico la parola è separata dal suo valore usuale quello della comunicazione quotidiana per diventare il significante di un significato nuovo, quello che il poeta ci propone. Anche nella pittura l’oggetto viene sottratto al suo valore d’uso per diventare elemento di composizione figurativa. Nella parte inferiore del dipinto ovale il pittore ha incollato un pezzo di tela cerata con il disegno stampato di un’impagliatura di sedia. Evidentemente questa tela cerata era stata fabbricata per un altro uso, non per diventare parte di un quadro. Inserita nella composizione di Picasso, diventa un elemento pittorico, così come le parole che ogni giorno servono per la comunicazione quotidiana, trasferite nella struttura voluta da un poeta, diventano materia di poesia.

René Magritte “Il tradimento delle immagini” (1948)

“Questa non è una pipa” avverte la scritta. L’osservatore potrebbe ingenuamente obiettare: “Io vedo veramente una pipa”. Il pittore potrebbe rispondere: “Allora prendi del tabacco e prova a fumarci dentro”. Infatti nel quadro si vedono linee e colori che possono far venire in mente una pipa, ma, come afferma Magritte, ciò che abbiamo davanti non è una pipa: è una tela con dei segni. L’immagine, come la parola, si presta all’equivoco.

Salvador Dalì “Persistenza della memoria” (1931)

Un’opera di Dalì, maestro del Surrealismo e della pittura onirica, non può avere un significato univoco come accade in un’allegoria. Tuttavia questo famoso quadro degli “orologi molli” può essere visto come una metafora della memoria.
La memoria umana, rappresentata dagli orologi, pur nella sua persistenza, col trascorrere del tempo si deforma, si affloscia, prende una forma diversa da quella originale. Ciò che non è umano tutti gli altri aspetti del paesaggio vive in un eterno presente.

Salvador Dalì “Il sonno” (1937)

Dalì, nella sua opera autobiografica Vita segreta, proposito di questo quadro ricorda: “Io mi sono spesso immaginato la mostruosità del sonno come una gigantesca testa pesante, con un lungo corpo sottile mantenuto in un equilibrio dalle stampelle del reale”. È una tipica metafora. Il sonno è “come” una testa pensante che si abbandonerebbe totalmente nel vuoto e nel nulla se l’inevitabile rapporto con la realtà (le stampelle) non lo mantenesse in precario equilibrio. Si tratta di una esemplare rappresentazione della duplice natura del sonno che vive al confine tra il reale e l’irreale.

Keith Edmier “Girasole” (1996)

L’iperbole è una figura retorica che consiste nell’esprimere un concetto oltre i limiti della verosimiglianza. È un’esagerazione. Il genere l’iperbole ha una finalità enfatica, serve a mettere in forte rilievo uno stato d’animo o un’emozione. Ecco un’iperbole visiva: il bambino si sente sovrastato dal girasole e dalla maestà del suo significato.

Luigi Russolo “Profumo” (1910)

Il profumo è una sensazione che avvolge. È fatto di diverse componenti che si possono selezionare, ma convergono in una unità. Il profumo può essere associato a una persona.
Il dato sensoriale visivo coinvolge un altro senso: l’olfatto. È una sinestesia in pittura.
Vasilij Kandinskij “Tratto continuo (1923)

Il tratto traversale, una diagonale, distingue due organizzazioni dello spazio del quadro: quella dominata dal trapezio nella parte sinistra e quella dominata dalla forma circolare nella parte destra. Tutte le forme al di sopra del “tratto continuo” sono caratterizzate da una fuga verso l’alto e sinistra, quelle al di sotto corrono verso il basso a destra. Un doppio movimento che evoca un’opposizione tra l’alto e il basso, fuga e ritorno, lontananza e avvicinamento, cielo e terra.

Effetti analoghi si trovano nella struttura del verso, fatta di movimenti ascensionali, di cadute, di pause.

Paul Klee “Sonata eroica” (1938)

Il titolo suggerisce un rapporto con la musica. Possiamo anche intenderlo come rapporto con la musicalità di una composizione poetica. Grandi strisce attraversano il quadro senza mai distaccarsi creando così un movimento musicale che scorre dall’alto al basso.
Analogamente, l’enjambement è una musica che fluisce oltre i confini del verso.

Hai bisogno di aiuto in Arte moderna e contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email