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L'Art Poetic: la superiorità dell'arte

L’arte è superiore, teoricamente, poeticamente perché l’arte non è altro che una manifestazione dello spirito. Qui viene condannata la razionalità del positivismo perché c’è un movimento che anche grazie alla filosofia per cui se la razionalità non porta il progresso sperato, allora l’unica componente dell’uomo che può essere presa in considerazione è l’arte. Si avvia quindi al concetto di coscienza. L’arte nasce secondo i poeti invece dall’irrazionale e le sue manifestazioni sono folli ed è appunto da qui che può scaturire l’arte. Le manifestazioni dell’inconscio, se l’irrazionale è represso, esso può venire a galla grazie ai sogni, ed è li che si manifesta una parte del nostro vissuto.
Con il Decadentismo quindi si ritorna agli autori francesi come Charlie Baudelaire che negli anni 80 dell’800’ scrisse i “fiori del male”, sonetti dove lui è condizionato da una visione personale di alcuni temi tipici del romanticismo e dove mette l’arte in contrapposizione alla società. Ed è proprio il concetto della “malattia romantica” che lega le due frasi. Le poesie diventano fiori perché l’arte riesce ad interpretare il male dal quale fioriscono i fiori ovvero la poesia. In una di queste opere Baudelaire dice di essere stato maledetto dalla madre dalla nascita; ed è proprio in quest’espressione che i poeti del decadentismo si riconoscono ed è per questo motivo che decidono di chiamarsi “poeti maledetti”. Questo è il motivo per cui Paul Verlaine dirà: “io sono la decadenza alla fine dell’impero”, e aggiunge che il poeta ha perso il cammino verso la società aggiungendo che però loro possono vedere un qualcosa in più. Baudlaire si sente quindi un “fioraio del male”, con lui anche gli altri poeti che sentendosi maledetti si vedevano anche superiori avendo la consapevolezza di capire di più di quando possano capire gli altri. Questo mondo non è altro che quello delle allucinazioni, il paradiso artificiale proveniente dall’estasi delle droghe.

Nell’art poetic abbiamo quindi quella che è la figura dell’artista veggente ovvero vedente, il poeta che vede. L’avvicinamento tra le due realtà diverse ha più un valore irrazionale, l’irrazionalità grazie alla quale si crea un meccanismo che mette in relazione questi mondi ovvero l’intuito, cioè la folgorazione che si ha quando si è in uno stato alterato. Il poeta veggente fende il velo della realtà, riesce quindi ad arrivare oltre, attraverso un processo intuitivo che significa che è momentaneo, improvviso, personale che non può essere condiviso da tutti. Il poeta veggente elabora come Arthur Bimbard, una letteratura che è fine a se stessa ovvero la “Lirica pura”, non per gli altri. Il poeta rappresenta quindi questa esperienza personale sotto una differente chiave di lettura. La figura retorica che ne consegue è l’analogia, figura retorica di significato. Il poeta fa un salto logico, tutto privo di razionalità, molto ardito di fatti non tutti i lettori sono in grado di decodificarlo. La sinestesia non permette di commettere tutti i senti e le percezioni che vengono sall’esterno. Verlaine, dice che la musica è tutti, c’è una sinestesia ma anche una figura retorica di suono, perché c’è appunto questa ricerca musicale.

Sostanzialmente l’Art- Poetic di Verlaine è la base da cui partono i decadenti per quanto riguarda i poeti veggenti partono da un sonetto di Baudelaire: “Corrispondenze”. Parla della natura attraverso analogie, con termini, presi dall’architettura. Con l’analogia Baudelaire ha praticamente avvicinato l’architettura alla natura. Le corrispondenze sono quindi il concetto base dell’ideologia decadente. Un motivo perché Baudelaire è considerato il principale precursore è lo splin, una parte del fegato ovvero la bile, ne parla per indicare quello stato d’animo, del languore, malessere ovvero quella ideologia di Leopardi il quale anticipa questa concezione.

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