Art Nouveau

L’industrializzazione della seconda metà del XIX secolo non portò sempre i risultati desiderati in quanto molte attività artigiane andavano scomparendo con l’avvento dell’industria, le campagne si spopolavano e le città non erano pronte ad ospitare un’ingente quantità di persone. In questo modo l’uomo operaio si trovò costretto ad abbandonare le proprie radici e quindi ad avere una vera e propria crisi d’identità e senza un salario equo per il lavoro a cui veniva sottoposto. Il lavoro in fabbrica, dove erano costrette a lavorare anche le donne, divenne sempre più alienante e la produzione era molto carente con oggetti scadenti e privi di significato. Nel 1851, l’esposizione universale di Londra mise le basi per il movimento di Arts and Crafts. Negli ambienti artistici, soprattutto in Inghilterra, si sentiva la necessità di un cambiamento totale che riguardasse il lavoro operaio e la qualità dei prodotti e di questo si occuparono il teorico John Ruskin, che vedeva nel recupero dell’artigianalità medievale il riferimento ideale e l’artista William Morris, un pittore, un pubblicista, un decoratore e un grafico. Morris riteneva che bisognasse restituire al lavoro operaio quella spiritualità che era scomparsa con l’arrivo delle macchine e delle grandi produzioni. Il piacere di ogni artigiano di produrre oggetti doveva conciliarsi con il lavoro industriale cioè l’operaio nel realizzare degli oggetti doveva renderli utili e belli al tempo stesso, diventando anch’egli un creatore di opere d’arte. Nel 1861 Morris creò una ditta che produceva elementi per l’arredamento e per la decorazione delle abitazioni, dagli oggetti di uso comune, alle vetrate colorate, dalle carte da parati, alle stoffe, ai ricami o alle tappezzerie. Questi prodotti, però, essendo molto pregiati, finivano per rivolgersi solo a poche persone, escludendo le masse operaie che lo stesso William voleva beneficare. Proprio per questo motivo, dopo circa vent’anni creò un’associazione di arti e mestieri che aveva il compito di conciliare la produzione industriale con l’arte, in modo tale che ogni oggetto, anche se di basso costo, avesse un bel disegno e potesse essere acquistato dai meno fortunati. In realtà, i propositi di Arts and Crafts, di fatto, vengono meno per i costi proibitivi dei manufatti artistici che così venivano acquistati da persone più abbienti. Ma le idee di R. e M. saranno di riferimento al movimento dell’ Art Nouveau, sviluppatasi in Belgio e in Francia.

Gli oggetti prodotti dalle industrie erano tutti uguali con precisi standard di finitura e per questo privi di personalità. La quantità aveva superato di gran lunga la qualità, infatti dare dignità artistica al prodotto industriale significava rispondere a due esigenze: la prima è di carattere economico in quanto l’innalzamento del livello estetico della merce avrebbe provocato l’apertura di un mercato vergine, quello della piccola e media borghesia, i cui componenti erano stati fino ad allora sempre esclusi; in secondo luogo, bisognava porre le basi per un’arte diversa e moderna che avrebbe seguito le aspettative dell’uomo. L’Art Nouveau è proprio la risposta della cultura europea al disagio del proprio tempo. Non è un’arte di evasione in quanto il patrimonio di Morris confluisce direttamente in essa. In ogni paese europeo, l’Art Nouveau si sviluppò diversamente in modo tale da interpretare meglio quel desiderio di novità. Il suo nome deriva proprio dall’insegna di un negozio d’arredamento d’avanguardia aperto a Parigi, quindi questo è il nome con cui nacque in Francia. In Italia era conosciuta come Liberty o Stile floreale, in Inghilterra Modern Style, in Germania Jugendstil, in Austria Secession, in Belgio Stile Horta, nei Paesi Bassi Nieuwe Kunst e in Spagna Modernismo. Il senso di dimensione e di diffusione di questo fenomeno si identifica proprio nel dare tantissimi nomi ad uno stesso movimento. Non solo l’arte, ma tutti i settori furono influenzati dallo stesso. Nell’arredamento si assistette alla scomparsa delle forme neoclassiche e all’entrata di quelle morbide e sinuose derivanti dalla natura. Nel campo tessile si producevano stoffe decorate con motivi complessi e delicati e ciò ebbe grandi conseguenze anche nella moda perché gli stilisti abolirono i bustini e le gonfie gonne per delle forme più morbide proprio per esaltare la figura femminile ispirandosi alle korai greche. Nel settore della grafica e della produzione di immagini a colori furono molte le produzioni di manifesti, locandine e riviste illustrate. Così gli artisti potevano pubblicizzare le proprie opere, pur prive di qualsiasi valore, per la diffusione di nuove idee. A seconda dei vari paesi in cui si sviluppa, assunse forme e soluzione costruttive diverse, ma ciò che le accomuna è l’utilizzo del ferro e della ghise. La ringhiera in ferro che Horta realizzò per la scala principale dell’Hotel Solvay di Bruxelles è uno dei migliori esempi di strutture che diventano decorazioni. L’architetto utilizza il metallo in maniera anticonvenzionale in quanto lo modella fino a fargli assumere la forme di sinuose e dolci volute desunte dal mondo vegetale.
Questa stagione, forse, è l’ultimo periodo della storia contemporanea nel quale si è assistito all’affermarsi a livello internazione di una stessa ideologia artistica. Da qui inizieranno tutte le successive avanguardie del Novecento.

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