Nella seconda metà del 200 abbiamo un innovamento anche in ambito pittorico. In particola nel centro Italia, sono ricorrenti immagini sacre su tavolo, i soggetti principali sono: il Cristo in croce (secondo il modello bizantino, vivo con gli occhi aperti, poi con Guglielmo nasce l’iconografia di Cristo morente, quindi ci avvicina all’idea del voler rappresentare il vero) e la Madonna. Il modo di rappresentare Cristo cambia ma non del tutto, le analogie sono gli addominali, il volto, la forma della croce, l’aureola. Il rinnovamento fu lento poiché i fedeli, entrando in chiesa, volevano vedere sempre le stesse figure per poterle riconoscere. I pittori che diedero un piccolo cambiamento furono Cimabue e il Senese ( la Maestà). Cimabue lavorò sia in Umbria che in Toscana. Nel 1996 (26 settembre) con il terremoto crollo una volta con gli affreschi di Cimabue, fu ricostruito in tempi molto lenti perché si riprese pezzo per pezzo e messo come un puzzle. La prima opera è il Crocifisso di San Domenico, parti del corpo sono verdognole con sopra un rosato (poiché con il tempo il rosato si è levato ed è venuto in evidenza il verdognolo), la posa è antica, il ventre tripartito, la muscolatura contornata da una linea; il Crocifisso di Santa Croce è più rovinato poiché ha subito l’alluvione di Firenze, ma nonostante i danni si nota una resa anatomica molto diversa, il corpo è più realistico, ottiene volume tramite il chiaro scuro, ed è meno schematico. Un altro soggetto ricorrente è la Vergine in trono, che porge il figlio. La vergine si trova tra angeli e santi. Ci sono ancora dei vincoli, si usa ancora una gerarchia, infatti la vergine è più grande ed il bambino è come un piccolo uomo, gli angeli invece hanno tutti lo stesso viso e sono posti simmetricamente,k anche dal punto di vista dei colori, il fondo d’orato è tipico dell’arte bizantina e rappresenta la luce, il splendore un luogo ultraterreno; ma allo stesso tempo c’è una nuova architettura, il trono è presentato tridimensionalmente, secondo un assonometria, inoltre ci sono 4 profeti che sono porti come se fossero in un vero spazio, visto che non sono delle figure che la gente riconosce sono più diversi l’uno dall’altro con più particolari. La novità è evidente maggiormente nella basilica superiore di Assisi, rovinata perché si stendeva sulla parete una basa sulla quale si applicava il colore, ma con il tempo c’è una trasformazione e i colori si sono cambiati come una foto in negativo (base detta biecca) ma gli atteggiamenti nuovi sono Maddalena che ai piedi di Cristo in Croce, sta con le mani rivolte verso l’alto per il dolore. Il dolore degli angioletti in cielo sarà ripreso da Giotto (pp. 448). Altre opere di Cimabue sono la Maestà a Louvre.

La differenza tra Duccio e Cimabue è che Duccio è senese, si avvicina al gotico, all’eleganza, non c’è una grande volontà di realismo ma di bellezza. Un esempio ne è la Madonna di Rucellai, il trono ha una decorazione con un tessuto rosso e blu. Siena è più aperta alle novità e ai cambiamenti, è famosa per i tessuti. La vergine non appare molto, ma dà volume la decorazione del mantello. La grande opera è la Maestà di Siena. La Madonna centrale, i santi con elementi caratteristici. Al piede dell’altare inginocchiati i 4 santi protettori di Siena. La figura di Maria è importante a Siena per la protezione, era un figura più vicina agli uomini perché era nata normale. Nel retro della Maestà ci sono 26 scene riguardanti la passione di Cristo, i pannelli sono realizzati con una maggior fantasia perché sono nuovi. Si utilizza una prospettiva molto intuitiva. Duccio di Buoninsegna realizza anche il rosone del Duomo, che è stato sostituito e restaurato.

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