Ominide 1048 punti

La pittura romanica

La pittura romanica italiana è assai diversificata, tuttavia si riconoscono due aree principali:
-il sud, dove prevale ancora lo stile di matrice bizantina.
-il nord, dove continua la tradizione carolingia e ottoniana.
Ci restano principalmente affreschi, poiché ben poco sopravvive della pittura su tavola. La presenza di maestranza bizantine a Montecassino, chiamate dall’abate Desiderio, favorì soprattutto in area adriatica e al sud l’assimilazione e la rielaborazione della cosiddetta “maniera greca”, che avrebbe dominato sino alla fine del XIII secolo. Accanto ai cicli di affreschi legati all’importante committenza cassinese, come quelli di Sant’Angelo in Formis a Capua e della cripta del Duomo di Anagni, testimonianze pittoriche si trovano in alcune chiese rupestri campane ma soprattutto in Puglia e Basilicata, dove i monaci eremiti orientali insediatisi in romitori scavati nella roccia dipinsero affreschi di chiara matrice bizantina. Gli affreschi più noti dell’Italia settentrionale si trovano nella zona prealpina: a Novara, ad Aosta ed ecc. Essi sono caratterizzati da uno stile più sciolto, espressivo e libero di quello bizantino, grazie ai maggiori contatti con l’arte dell’Europa centrale. Spesso miniatura, oreficeria e intaglio dell’avorio sono considerati “arti minori”. Essi invece aiutano a comprendere il gusto e lo stile di un periodo di cui abbiamo pochissime opere pittoriche: si trattava infatti di importanti mezzi di diffusione, anche in luoghi lontani dai centri di elaborazione artistica e culturale, di motivi decorativi e iconografici. L’oreficeria, in gran parte liturgica, continuò gli alti livelli artistici di quella dell’età carolingia e ottoniana, conferendo però maggiore realismo e vitalità alle figure.

Hai bisogno di aiuto in Medioevo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email