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I Monasteri

I monasteri sono nati con lo scopo di accogliere persone che volevano dedicare la propria vita alla preghiera e alla meditazione in una vita riparata e isolata. Poi con il passare degli anni i monasteri diventarono fori culturali per le numerose e fornitissime biblioteche, ma anche centri di produzione per il lavoro svolto nei conventi. I monaci, solitamente, oltre ai monasteri possedevano anche le abbazie, ovvero dei complessi di edifici con a “capo” un abate.
L’abate era chiamato <<padre>> perché la sua autorità era assoluta. All’abate toccava assegnare le punizioni.
Ognuno poteva diventare monaco, purché si fosse dimostrato degno nell’anno di noviziato.
I monaci facevano il bagno a Natale e a pasqua mentre la maggior parte della popolazione non lo faceva mai.
I monaci curavano molto l’igiene personale e vestivano con un saio e cappuccio.
L’artigianato e l’agricoltura erano così sviluppati che le abbazie erano economicamente autonome; a ogni abate era affidato un compito diverso. Un abate poteva essere: tesoriere (che teneva la contabilità), vivandiere (che si occupava delle provviste di cibo), giardiniere (forniva verdura alla cucina), sacrestano (suonare campane e confezionare ostie), erborista (era il medico).
Durante i pasti semplicissimi, consumati alla presenza dell’abate a turno, un monaco andava a leggere un testo sacro mentre gli altri monaci stavano in silenzio assoluto.
Nelle situazioni di digiuno si mangiavano solo pane, verdura, formaggio. La giornata era scandita dalla preghiera e dal servizio divino: ogni tre ore c’era l’orazione collettiva.
Il resto del tempo era destinato al lavoro dei campi, cucine, copia di miniature e libri.

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