Masaccio

Tommaso di Giovanni Cassai detto Masaccio per la sua cura incredibile che riserva alle sue opere. Nato a San Giovanni Valdarno, vicino ad Arezzo, si forma a Firenze dove si trasferisce dal 1417. Collabora con Masolino da Panicate (allievo di Ghiberti e rinnovatore del gotico) e forse suo discepolo, si trova in un clima di grande fermento artistico che lo porta a sviluppare subito il suo talento. Si riallaccia a Giotto e crea una nuova pittura diventando con Brunelleschi e Donatello punto di riferimento per gli artisti a venire. Lavora, oltre a Firenze, a Pisa (1426) dove crea un polittico per la chiesa del Carmine e a Roma (1428) dove inizia un polittico per Santa Maria Maggiore e dove muore lo stesso anno. Le sue opere vanno dall’affresco alla tempera e le più importanti sono Sant’Anna Metterza, il polittico di Pisa e la cappella Brancacci insieme alla Trinità. Sant’Anna Metterza fu dipinto insieme a Masolino nel 1424-25, pala d’altare per Sant’Ambrogio, a Firenze. La madonna è in trono con il bambino e dietro di loro si trova S. Anna, mentre cinque angeli volano intorno ai tre santi. Si pensa che Masolino abbia dipinto gli angeli (tranne forse quello in alto e quello a destra che tiene il tendaggio) e Sant’Anna mentre Masaccio dovrebbe aver dipinto Maria e Gesù. Il corpo della Vergine è ben definito e percepibile grazie ai panneggi delle vesti ed è quindi dotato di un volume proprio come tutti i personaggi del pittore. Masolino cerca di imitare Tommaso ma Sant’Anna risulta bidimensionale e la prospettiva delle vesti risulta non chiara e non esatta. La mano sinistra sembra senza il braccio e la gamba sinistra non è percepibile. Nel polittico di Pisa (1426) riaffiora ancora il volume delle figure del giovane maestro. Il polittico è diviso in Madonna in trono con Bambino e quattro Angeli e la Crocifissione. Il primo vede la fisicità della Vergine mostrata dal chiaroscuro del panneggio. Il Bambino è rappresentato mentre mangia un acino d’uva e risulta naturale e umano; la sua aureola risulta sottoposta alle regole della prospettiva e così tutto il trono e la composizione. Nella Crocifissione sono presenti quattro personaggi che formano una geometria nuova e innovativa. Maria a sinistra piange immobile e severa avvolta nel mantello che conferisce un aspetto scultoreo grazie ai chiaroscuri alla sua figura. San Giovanni sembra attonito, mentre al centro Cristo è rappresentato nell’immobilità della morte. La vista dal basso gli scorcia gli arti tesi che ricordano le membra tozze del crocifisso in legno di Donatello. In basso si trova Maddalena della quale si vedono le spalle e le mani protese verso quelle di Cristo quasi a formare un triangolo rovesciato. Traspare il suo dolore anche senza la raffigurazione del volto. Nella Cappella Brancacci nella chiesa del Carmine a Firenze Massaccio dal 1424 disegna eventi della storia di San Pietro e della Genesi con Masolino. Nell’affresco del Tributo, il primo in alto della parete sinistra, si racconta dell’entrata a Cafarnao di Gesù a cui non è concesso di entrare nel tempio senza pagare. La storia narra che Pietro trova in un pesce che Gesù gli dice di pescare i soldi per entrare. Masaccio raffigura tre momenti nello stesso dipinto: al centro Gesù, fra gli apostoli stupiti dice a Pietro di pescare il pesce, a destra in secondo piano si vede il solo Pietro che trova il denaro nel pesce e a sinistra è sempre il primo papa a dare i soldi al gabelliere. Al centro è molto evidente l’intensità del quadro con lo stupore degli apostoli e il preannuncio della scena successiva. Ogni personaggio ha un rilievo scultoreo dato dai chiaroscuri e dalla prospettiva che rimane la stessa anche se i momenti rappresentati sono diversi; la prospettiva unifica quindi spazio e tempo in una visione unitaria della realtà. Il paesaggio accentua la prospettiva con delle montagne brulle in successione cromatica dal verde al grigio azzurro. Anche le architetture simili a quelle fiorentine del tempo danno determinazione spaziale creando volumi puri e geometricamente definiti. La fonte luminosa è unica e arriva dal lato destro in alto, fuori dal dipinto. Un altro affresco della serie, simile per intensità a quello del Tributo è La Cacciata dal Paradiso Terrestre. La luce arriva anche qui da destra, l’affresco è situato all’inizio del secondo registro della parete sinistra, accanto al Tributo. Adamo ed Eva vengono qui scacciati da un angelo armato dal paradiso. Le due figure sono nude, massicce, sgraziate, modellate dal chiaroscuro. Adamo che sta ancora attraversando la porta piange coprendosi il viso mentre Eva si copre le parti intime, disperata. Il suo volto è distrutto dal dolore, rappresentato grazie a giochi di luci ed ombre con il predominio di queste. Il paesaggio non riduce la drammaticità con un'unica roccia e un cielo quasi irreale, dal blu troppo scuro. In questa serie Masaccio mette in relazione i volumi creando dei personaggi che sembrano veri. Nella Trinità (1426-28) in Santa Maria Novella, a Firenze, l’ultima opera del maestro, la prospettiva rende comprensibile lo spazio, formato da tre piani diversi. In primo piano si trova un sarcofago con uno scheletro e la scritta “Io fui già quel che voi siete e quel ch’io sono voi ancor sarete”, che allude alla transitorietà delle cose terrene. In secondo piano, in ginocchio, i due committenti dietro ai quali si apre la cappella; al suo interno si presentano la Vergine e San Giovanni; Cristo è anche qui robusto e tozzo e sorretto da Dio, in quarto piano, punto più alto della composizione. Tra il volto di Dio e Gesù Masaccio inserisce lo Spirito Santo, la colomba colta nell’atto di planare al suolo. I personaggi sono monumentali, i loro mantelli danno volumi precisi come sculture a tutto tondo. Dal punto di vista simbolico i piani indicano i valori rispettivamente dalla morte all’intercessione per mezzo della preghiera fino alla salvezza e alla sconfitta della morte. Con Masaccio si conclude la tradizione Medioevale con lo sviluppo delle intuizioni di Giotto, dando origine a personaggi realistici modellati dal chiaroscuro e credibili grazie alle loro espressioni. In più i personaggi sono inseriti in paesaggi prospettici e quindi reali.

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