Daniele di Daniele
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Giotto

Vita:
Sono scarse le notizie che abbiamo sulla giovinezza e la formazione di Giotto. La data di nascita non è attestata da documenti, ma dal fatto che il pittore è morto nel 1337, a settant’anni. Nato in una famiglia contadina di Colle di Vespignano, vicino Firenze, dal padre di nome Bondone, viene subito descritto come un bambino prodigio. L’antica leggenda dell’incontro del pastorello che graffisce le pecore sui sassi del Mugello con il maestro Cimabue è un esempio di questo talento. Al di là della leggenda, è certa l’esistenza di un rapporto molto diretto tra Cimabue e Giotto, tanto che è possibile che abbiano lavorato insieme ad alcune opere. Oltre all’alunnato presso Cimabue, un altro episodio segnò la formazione artistica del giovane Giotto: un viaggio a Roma. In questo soggiorno viene a contatto con gli esponenti di una importante scuola pittorica in via di sviluppo nella città papale. Nell’ultimo decennio del Duecento inizia il suo rapporto con i Francescani, che saranno a più riprese suoi committenti. Giotto prende parte alla decorazione della Basilica Superiore di Assisi con le Storie dell’Antico e Nuovo Testamento e le Storie di San Francesco. Nel 1300 andò a Roma per eseguire un affresco della loggia lateranense raffigurante Bonifacio VIII che indice il giubileo. Dopo Assisi e Roma, Giotto è finalmente a Firenze; qui compone la Madonna di San Giorgio della Costa e il Crocifisso di Santa Maria Novella. Tornerà ad Assisi dove decorerà delle volte della Basilica Inferiore. Tra il 1304 e il 1306 Giotto lavora a Padova per affrescare la Cappella degli Scrovegni. La fama e la sua fortuna crescono; è sposato con Ciuta di Lapo del Pela, dalla quale ha otto figli. Dal 1320 al 1325 Giotto è attivo a Firenze, dove affresca la Cappella Peruzzi e la Cappella Bardi. Nel 1327 Giotto si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali. Tra il 1328 e il 1333 si reca a Napoli, Bologna, Roma, dove produce le ultime opere. Nel 1334 assume la direzione del cantiere Santa Reparata, il Duomo di Firenze. Tra il 1335 e il 1336 Giotto si trasferisce presso la corte milanese dei Visconti; in seguito torna a Firenze, dove muore l’otto gennaio 1337.

Cicli principali
Storie francescane

Le Storie di San Francesco, sviluppate secondo un senso di lettura che parte dal fondo della parete destra per risalire, passando per la controfacciata, lungo la sinistra, segnano l’affermarsi di un’idea nuova nell’arte. Composte nell’ultimo quinquennio del Duecento, seguono la vita di San Francesco dall’adolescenza fino ai miracoli compiuti dopo la morte. La novità di questi affreschi consiste nell’aver presentato san Francesco in carne e ossa fra la sua gente e in luoghi riconoscibili e concreti, e soprattutto in spazi architettonici o naturali concepiti in modo tridimensionale e funzionale alla scena rappresentata. Ad esempio, le linee delle colline del Dono del mantello a un povero convergono verso la testa del santo, che diventa così il vertice non solo dell’episodio narrativo, ma di tutto il paesaggio; le architetture del Colloquio col Crocifisso di San Damiano e della Conferma della regola sono autentiche "scatole" spaziali, descritte con un’inedita visione a tre dimensioni, in anticipo sulle ricerche della prospettiva. Giotto realizza una sequenza di immagini, di personaggi e di scenari reali, chiudendo in modo definitivo ogni rapporto con lo stile bizantino. L’equilibrio delle sue scene raggiunge l’obbiettivo di un racconto commovente ed emozionante per il semplice fedele, denso di interesse e di novità per gli uomini di cultura.

Cappella degli Scrovegni

Tra il 1304 e il 1306 Giotto lavora a Padova, per affrescare la cappella fatta erigere da Enrico Scrovegni in espiazione del peccato di usura commesso dal padre, condannato da Dante all’inferno. Non è provato da documenti, ma è probabile che Giotto stesso abbia curato l’architettura dell’edificio; infatti, la struttura è semplicissima, essenziale, e lo spazio interno è perfettamente funzionale a contenere un complesso ciclo di affreschi: un’unica navata, con strette finestre solo su un lato, e una volta a botte, dipinta con un cielo stellato e alcune figure divine in medaglioni (la Madonna col Bambino, Cristo benedicente, gli Evangelisti, i Dottori della Chiesa). La controfacciata è occupata dal Giudizio Universale, impostato intorno all’energica figura di Cristo, attorniato da compatte schiere di angeli, che divide i beati e i dannati, i quali precipitano fra le pene infernali. Lungo i lati e sull’arco trionfale si allineano su tre registri sovrapposti, senza soluzione di continuità, le Storie di Gioacchino e Anna e le Storie della vita Passione di Cristo per un totale di trentasei riquadri. I riquadri che raffigurano il padre di Maria esule nel deserto sono indicativi della disposizione "psicologica" degli elementi della natura e del paesaggio, con personaggi solitari, aspri e rocciosi come i colli dello sfondo. Le figure dell’Arcangelo Gabriele e dell’Annunciata, sull’arco trionfale, collegano la parete sinistra con la destra: inquadrati in elementi architettonici identici fra loro, disposti in scorcio, sono due masse piene e robuste, ben diverse dalla nervosa sagoma della Madonna col Bambino di Giovanni Pisano collocata sull’altare della cappella; al centro dell’arco trionfale è inserito un dipinto su tavola raffigurante Dio Padre, in cattivo stato di conservazione. Nella Fuga in Egitto Giotto fa di nuovo uso degli elementi naturali per potenziare l’effetto psicologico dei personaggi: la Madonna e il Bambino appaiono compatti, stretti, inseriti nel profilo di una roccia sullo sfondo. Viceversa, le coste delle colline sembrano schiudersi simmetricamente nel Battesimo di Cristo, la scena con cui si apre la sequenza dedicata ai miracoli e alla Passione di Gesù.

Cappella Bardi

La Cappella Bardi riprende il tema, caro a Giotto, delle Storie di San Francesco, a cominciare dall’ampio riquadro con San Francesco che riceve le stimmate sull’arco d’ingresso. Rispetto al cielo di Assisi, dipinto trent’anni prima, Giotto ha acquisito un linguaggio più fermo e pacato, disteso completamente nello spazio. Anche i più forti sentimenti sono come trattenuti da una salda serenità che si traduce in strutture compositive ampie e ben distribuite. D’esempio è l’Accertamento delle stimmate, con il commosso pianto dei frati per la morte di San Francesco. Lo stato di conservazione degli affreschi è compromesso dalla storia di manomissioni subite dalla cappella: le parti superstiti, però, hanno una freschezza di colore maggiore rispetto alle più spente pitture della Cappella Peruzzi.

Altre Produzioni

* San Francesco riceve le stimmate (Tavola; Parigi, Louvre): in buone condizioni di conservazione la tavola sagomata proviene dalla chiesa di San Francesco a Pisa, ed è la conferma dell’ottimo legame con l’Ordine francescano che caratterizza tutta la carriera di Giotto. L’uso del tradizionale fondo-oro limita gli effetti di profondità spaziale ottenuti negli affreschi di Assisi, ma conferisce all’immagine, e soprattutto alle tre piccole scene in basso, una delicata poesia.
* Crocifisso (Tavola; sagrestia di Santa Maria Novella): è il grande e il più precoce tra i cristi in croce su tavola sagomata di Giotto: anche se la conoscenza anatomica non raggiunge i risultati dei crocifissi più avanzati, è già notevole il distacco di Giotto dalla tradizione bizantina, evidente nella posa non sforzata, nei lineamenti delicati, nella semplicità del perizoma e nella sovrapposizione dei due piedi, fissati da un unico chiodo.
* Madonna in trono - Pala d’Ognissanti (Tavola; Firenze, Uffizi): la composizione, in ottime condizioni e recentemente restaurata, rientra nella tradizione toscana delle Madonne a fondo oro su tavola pentagonale. I solidi volumi delle figure di Giotto, volutamente esemplari su solidi geometrici regolari, spiccano entro un trono di architettura gotica, esile ed elegante. Insolito il gesto dei due angeli inginocchiati, che reggono vasi di fiori.

Perché possiamo considerare Giotto, al pari di Michelangelo, un grande riformatore

Giotto realizza una delle più decisive svolte dell’arte occidentale, cambiando secondo i suoi contemporanei la lingua dell’arte "dal greco al latino". Realizza questo dipingendo personaggi che sono uomini e donne veri, con il loro carico di ansie e di speranze, di stupore e di sentimento, e d’altra parte occupano un ruolo sociale e uno spazio fisico, tangibile, nello scenario quotidiano della città o della campagna. Questa visione dell’uomo, nuova rispetto a quella dell’arte bizantina che al contrario non voleva rappresentare l’impressione della realtà, ma solo un espressione attraverso dei simbolismi, è caratterizzante del movimento culturale dell’umanesimo, che vede l’uomo attivo nella storia.

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