Daniele di Daniele
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Gentile da Fabriano

Soprannome di Gentile di Niccolò (Fabriano, Ancona 1370 ca. - Roma 1427), uno tra i più importanti esponenti del gotico internazionale. Le notizie sulla sua vita sono scarse e poco sicure: sembra comunque che Gentile abbia avuto la sua prima formazione artistica in Umbria, e qui si sia avvicinato allo stile del gotico internazionale, largamente diffuso. Si spostò quindi in diverse città italiane, elaborando una pittura elegante e raffinata, caratterizzata da una grande ricchezza di dettagli: l'attenzione al particolare più minuto rivela tra l'altro l'influenza che ebbe su di lui l'arte della miniatura. Tra le opere di questi anni, la pala con Madonna e santi, conservata agli Staatliche Museen di Berlino. Nel 1408 Gentile si recò a Venezia, dove realizzò per la sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale l'affresco con la Battaglia navale tra i veneziani e Ottone III (oggi perduto), che tanta influenza avrebbe avuto sul Pisanello. Risalgono invece agli anni 1415-1419 le decorazioni del Broletto di Brescia, anch'esse perdute.

Presente a Firenze nel 1423, dipinse qui il suo capolavoro, la pala con l'Adorazione dei Magi (Uffizi, Firenze), destinata alla cappella di Palla Strozzi nella chiesa di Santa Trinità. L'opera, dominata dal corteo di figure al seguito dei Magi, esibisce ricchi dettagli dorati, intrecciati sui vestiti dei personaggi e sui finimenti dei cavalli. Sempre a Firenze Gentile eseguì inoltre il Polittico Quadratesi (1425, ora diviso tra Collezione Reale, Londra; Uffizi; Pinacoteca Vaticana, Roma; National Gallery, Washington) per la chiesa di San Niccolò Oltrarno. Eseguì quindi gli affreschi con la Vita di san Giovanni Battista (1427) nella chiesa di San Giovanni in Laterano a Roma. Tra le altre opere di Gentile sopravvissute vanno ricordate l'Incoronazione della Vergine e santi (1410 ca., Pinacoteca di Brera, Milano) e la Presentazione al Tempio (Louvre, Parigi).

L'adorazione dei Magi

Sicuramente l'opera che merita più attenzione è l'Adorazione dei Magi, commissionatagli da Palla Strozzi, il più ricco mercante di Roma, per l'altare della cappella di famiglia in Santa Trinità. È una tempera su tavola a più scomparti, poiché la scena centrale occupa tutto il campo del dipinto. L'unica zona non originale del dipinto è lo scomparto destro, asportato dai Francesi nel periodo napoleonico, sostituito da una copia. L'opera è datata 1423 sulla cornice, sotto la scena centrale. Nel dipinto centrale compare Cristo Giudice, ai lati l'angelo annunciatore e la Annunciata. A destra e a sinistra compare un Cherubino fiancheggiato da due profeti. L'artista fa iniziare il proprio racconto in alto a sinistra, per continuarlo verso destra e infine concluderlo in primo piano. La Natività, la Fuga in Egitto, la Presentazione al Tempio, fino a giungere all'arrivo dei Magi. A sinistra lo sbarco davanti alla città, attraverso il loro lungo viaggio, il mare con le caravelle, la scia abbagliante della cometa che colpisce i re vestiti d'oro, al centro il lungo corteo della popolazione. Al centro della sfilata i magi, ricoperti di ori dalle varie sfumature, chiacchierano tra loro e nella lunetta destra la scena si svolge all'interno delle mura di Betlemme, dove si arriva sino alla casa della Sacra Famiglia. Qui compare la figura più umile e più vicina alla tradizione evangelica che è Giuseppe. Egli ha solo l'aureola d'oro mentre i magi, veri principi, ne sono quasi ricoperti. L'opera è stata eseguita con una straordinaria minuzia descrittiva, tutto brulica d'oro, tutto è fastoso. Ad accendere gli ori, contribuiscono i colori madreperlacei e una pallida luce dorata che non fa ombre e che fa risaltare i vestiti all'ultima moda fiorentina dei personaggi.

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