giobara di giobara
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Templi greci

La trasformazione della religione greca da iconica ad antropomorfica determina un’esigenza molto chiara da parte delle popolazioni greche, cioè quelle di trovare un luogo adatto ad ospitare il simulacro della divinità. In un primo momento sembrò opportuno che l’abitazione più adatta fossero quelle case che erano appartenute ai re dell’età precedente, oppure utilizzare i megara sopravvissuti alle invasioni dei Dori, Ioni ed Eoli. Di questi megara l’unico rimasto era quello del palazzo di Tirinto, molto simile a quello di Micene e con un non facile accesso. A partire da questo momento il propilon assume un dimensione più monumentale e rappresentativo, caratterizzato dalla presenza di due colonne sia dal lato interno che dal lato esterno, che danno l’accesso alla zona dell’altare e poi al megaron dove e collocato il simulacro.
La nuova destinazione d’uso dell’acropoli aveva determinato un afflusso di fedeli notevole, che venivano anche da lontano per pregare il simulacro della dei Hera, diventando il più importanti dei santuari dedicati alla dea. L’aumento del numero dei fedeli provocò un’inadeguatezza del territorio, gli abitanti di Tirinto decisero quindi di spostare il simulacro della divinità alla falde dell’acropoli fondando il primo nucleo del tempio di Argo, che prende nome dalla pianura. Di questo tempio non sono stati trovati resti ma soltanto dei modelli fittili, da questi si può vedere come si tratti nella struttura di un semplice megaron, anche se più ricercato, e riccamente decorato all’esterno (con una decorazione desunta dal modello ceramico).

Il passaggio successivo a questa struttura semplice, in quanto la struttura del tempio di Tirinto viene identificato con la cella, fu costruite intorno intorno alla cella una struttura che rendesse monumentale il tempio e che allo stesso tempo lo proteggesse dalle intemperie, ovvero un giro di colonne che si chiama peristasi (ovviamente a questa forma non si arriva così improvvisamente ma bisogna passare attraverso veri passaggi).

Tempio di Apollo a Thermos
Coma già detto, ad un certo punto si ci accorge che i vecchi megaron micenei non sono più il luogo adatto ad ospitare il simulacro della divinità. Un altro esempio è il santuario di Apollo a Thermos (che si trova in Etolia), un santuario di grande estensione, molto rinomato per il culto ad Apollo e celebre per la sua ricchezza (non a caso il santuario subisce una distruzione quasi totale intorno al II secolo a.C. ad opera di Filippo V). Anche le mura che circondano il santuario non sono nate insieme al santuario ma sono delle mura nate nel tempo per rispondere alle necessità di difesa. Inizialmente il perimetro del santuario aveva una sorta di limite, che si trattava di un semplice solco che divideva la terra sacra (anche chiamata temnos, che significa separare) da quella non sacra. All’interno della terra sacra si nota come il simulacro della divinità si trovi ad un lato, mentre disseminati nell’area libera alcune tettoie (porticati ricoperti) che dovevano ospitare i fedeli e che si chiamavano stoà. All’interno dell’area sacra vera e propria che risale all’inizio dell’età arcaica si possono trovare i resti di un antico edificio che si configura con degli elementi caratteristici del tempio vero e proprio costituito da una peristasi che circonda un nucleo centrale che ha la forma del megaron. Prima del ritrovamento di questi resti, che sono databili al 630 a.C., erano stati trovati alcuni resti di case più antiche che gravitano intorno ad un edificio che si chiama megaron A, con una struttura più complessa del megaron semplice in quanto è diviso in parti. Questa abitazione, per le sue dimensioni, doveva essere dedicata ad una residenza reale, certamente non era un tempio; la prima struttura religiosa appare successivamente con una costruzione che è chiamata megaron B, il quale ripete la forma del megaron più antico, però mantiene una divisione tripartita che vede una zona d’ingresso molto profonda, una stanza per la vita quotidiana e una stanza privata. Mentre la costruzione del megaron A e delle case risale al periodo intorno al 1400-1500 a.C. (nel passaggio dall’età del ferro all’età micenea), il megaron B è un edificio costruito intorno all’VIII secolo (alle soglie dell’età arcaica) e quindi rappresenta una sorta di esempio primigenio della struttura templare perché, essendo la casa di un dio, viene circondato da una peristasi di legno (una serie di pali conficcati per terra) che sorreggevano una tettoia.

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