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Teatro di Siracusa

Templi e teatri sono i principali segni lasciati nell’Italia meridionale dalla colonizzazione ellenica. Il teatro era il luogo dove venivano rappresentate commedie e tragedie, spesso ispirate alla mitologia e alla religione greca; all’inizio infatti venivano celebrati riti in onore di Dionisio, il dio del vino.
Il Teatro Greco rappresenta il maggiore esempio dell’architettura teatrale dell’occidente greco. La parola theatron deriva quasi sicuramente dal verbo theaomai che significa guardo sono spettatore . In origine questa parola indicava la massa degli spettatori e solo più tardi indicò il luogo in cui essi convenivano. Ma con il IV sec. a.C. essa indicò l'area destinata agli spettacoli.
Più che costruito, può dirsi scolpito nella viva rocca del colle Temenite, in ossequio ad un piano perfettamente studiato ed elaborato fino ai minimi dettagli, così da escludere che possa essere il frutto di successivi ampliamenti ed adattamenti.

Oltre che per le rappresentazioni, così com’era costume per gli antichi greci, il teatro veniva usato per le assemblee popolari. Dopo essere stato adattato in età imperiale agli spettacoli circensi, il teatro cadde in abbandono. Nel XVI secolo gli Spagnoli utilizzarono la buona pietra già tagliata per erigere le fortificazioni dell’isolotto di Ortigia.
Il teatro, che probabilmente nella struttura originaria risaliva al V secolo a.C., fu ampliato nel corso del III secolo a.C. per volere di Ierone II, su progetto dell’architetto Damocopos; esso svolse un ruolo importantissimo nella vita della città, che insieme ad Atene e ad Alessandria fu nell’antichità una delle capitali non solo politiche ma anche culturali del bacino Mediterraneo.
Per i greci non solo il teatro è spettacolo, ma un vero e proprio rito collettivo, con funzione persino di purificazione. Infatti, secondo Aristotele, tutte le forme di teatro, ma prevalentemente la tragedia servivano a rappresentare l’inconscio umano.
La forma del teatro è semicircolare, concava per favorire l’acustica (infatti anche nelle gradinate più lontane è possibile ascoltare i dialoghi come si fosse ad un palmo dal parlante) e simmetrica nelle sue parti. Le gradinate formano semicerchi concentrici, che scendono ad intervalli regolari, convergendo verso il piano semicircolare dove si svolgevano le rappresentazioni.
Nel teatro ogni elemento è studiato e disposto in base alla funzione pratica che deve svolgere.
La cavea (diametro 138,68m) è la zona dove si sedevano gli spettatori, su sedili di legno. Di 67 ordini di gradini originari, oggi se ne contano soltanto 46. Questo spazio composto da gradinate, separate da corridoi semicircolari, e divise a raggiera da 9 cunei, cioè scalette che permettevano l’afflusso degli spettatori. L’orchestra (“luogo dove si danza”) è uno spazio semicircolare in terra battuta assegnato al coro, che accompagnava la recita degli attori. Nel teatro di Siracusa, alcuni ritrovamenti archeologici nella zona dell’orchestra fanno supporre l’esistenza di particolari apparecchiature che dovevano servire a simulare la comparsa di figure provenienti dall’oltretomba. Le rappresentazioni teatrali erano infatti molto vivaci, ricche di musica, danze, effetti speciali per l’epoca, e gli attori che portavano maschere di legno le quali caratterizzavano il personaggio (età, ceto di appartenenza, stato d’animo, carattere ecc…), indossavano una lunga tunica e delle scarpe di nome coturni per accrescere la presenza sulla scena. Attorno al semicerchio dell’orchestra si trovavano i sedili d’onore in pietra, adorni di sculture.
La scena era la zona dove si svolgeva l’azione degli attori: solitamente era composta da una base di legno e da tendaggi; in seguito fu costruita in muratura. Oggi però non ne è rimasta traccia se non qualche cavità e fori di difficile lettura. Alla terrazza sovrastante il teatro, vi si accedeva tramite una scalinata al centro ed una strada a sinistra, detta “Via dei Sepolcri”. Di questa terrazza, inizialmente coperta da un grande portico, oggi è visibile solo una banchina, tagliata nella roccia, ed una parte della pavimentazione in cocciopesto. Al centro di questa terrazza vi è scavata una grotticella artificiale detta “grotta del Ninfeo”. Vicino alla grotta del Ninfeo, è possibile notare una costruzione non propriamente contemporanea al teatro: la cosiddetta “casetta dei mugnai”.

L'Orecchio di Dioniso
Una delle latomie più importanti di Siracusa è dotata di una straordinaria acustica, che fece sorgere la leggenda del cosiddetto Orecchio di Dionisio. In questa ex cava, trasformata in prigione dai Siracusani, si dice che il tiranno Dionisio I avesse l’abitudine di ascoltare le conversazioni dei prigionieri da un particolare punto sopraelevato, dove proprio grazie alla particolare conformazione del luogo, anche il più tenue bisbiglio veniva amplificato. L’espressione “orecchio di Dionisio” è attribuita a Caravaggio, che visitò Siracusa nel 1608.

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