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La scultura ellenistica

Durante l'età ellenistica si interruppe la linea evolutiva unitaria che aveva caratterizzato la scultura classica e si affermarono contemporaneamente correnti artistiche molto diverse. Si diffuse infatti l'idea che fosse possibile scegliere lo stile in funzione del soggetto da rappresentare, quindi le novità formali furono applicate a un repertorio già esistente, reimpiegato liberamente. E' possibile individuare , a partire dal III secolo a.C., un gusto particolare per il pathos, sia nella resa anatomica del corpo, sia nella rappresentazione del dolore. Anche le scene belliche diventarono più drammatiche: si introdussero effetti originali, come la sovrapposizione dei corpi di cavalieri e fanti per rendere l'idea della mischia, e si crearono gruppi statuari che raffiguravano pateticamente i nemici sconfitti. Una tendenza affine è costituita dalla rappresentazione veristica, che arrivava a raffigurare anche la decadenza del corpo in vecchiaia, nella povertà e nell'ebrezza. Questo gusto realistico si affermò soprattutto nella rappresentazione di popolani, contadini e pescatori, nei quali erano analizzati gli effetti del duro lavoro. Si affermarono anche tradizioni autonome, legate al luogo di origine degli scultori: l'arte attica si mantenne fedele alla lezione di Prassitele, quella di Pergamo era invece più ricca di pathos, mentre ad Alessandria d'Egitto si diffuse il gusto per la rappresentazione veristica. Comuni a tutta l'arte ellenistica sono i soggetti dionisiaci, giocosi, a volte erotici, che esprimevano i cambiamenti in atto nella società. Spesso si trattava di scene fantasiose, raffiguranti un mondo felice e senza tempo, popolato da satiri e ninfe. L'altro protagonista dell'arte ellenistica è il mondo di Afrodite, dea dell'amore e della seduzione. Gli scultori non si limitarono a raffigurare la dea, ma per la prima volta rappresentarono il bacio e l'innamoramento.

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