Nascita delle prime città

Sul finire del quarto millennio a.C., quando i Sumeri fondano le prime grandi città della storia (Ur, Uruk, Lagash, Eridu,
Umma, Nippur), esse assumono tipologie del tutto nuove, che non rappresentano assolutamente evoluzioni o ampliamenti dei villaggi neolitici preesistenti. Rispetto a un insediamento agricolo preistorico, infatti, la città non è solo più grande, ma anche e soprattutto diversamente organizzata. In essa, del resto, non vivono né contadini, né allevatori, che preferiscono rimanere nei villaggi dove godono dell’evidente comodità di essere più vicini ai campi e al bestiame.
Gli abitanti della città sono pertanto artigiani e, man mano che le esigenze di organizzazione e di governo lo richiedono, anche mercanti, soldati, funzionari, magistrati e sacerdoti. Nella città antica, infatti, si va sempre più precisando una netta divisione del lavoro, dalla quale discende in modo pressoché diretto anche una prima suddivisione in classi sociali. Ogni classe (o gruppo di classi) trova la propria collocazione fisica nello spazio cittadino che si ritiene più adatto:
in tal modo sorgono interi quartieri nei quali si concentrano, ad esempio, tutti gli artigiani di un certo settore. Ogni quartiere è poi connesso con gli altri per mezzo di un sistema di strade il più regolare possibile, spesso a maglia ortogonale o comunque organizzato attorno a luoghi-simbolo del culto (templi) o del potere (palazzi reali). Ne consegue che l’organismo urbano non risulta più indifferenziato ma, al contrario, si modifica e si modella in relazione all’uso che se ne fa e alle funzioni che è chiamato a svolgere. L’intero abitato, infine, è circondato da solide mura che, inizialmente in mattoni crudi, vengono poi sostituite con più robuste strutture in mattoni cotti e, talvolta, anche in pietra, spesso ulteriormente irrobustite da torrioni di guardia e altre opere difensive. La città diventa così simbolo della potenza e della ricchezza dei suoi abitanti, di modo che la grandiosità delle mura e la magnificenza dei monumenti rappresentano anche motivo di supremazia e di orgoglio nei confronti delle città vicine. Uruk Una delle città più antiche della storia dell’uomo è senza dubbio Uruk (l’attuale Warka) nella Mesopotamia meridionale, i cui imponenti resti sono stati rinvenuti poco più di duecento kilometri a Nord-Ovest dell’odierna città irakena di Bàssora. Fondata a partire dal IV millennio a.C., ebbe originariamente un’estensione di circa 80 ettari e un perimetro murario di oltre tre chilometri e mezzo. Nel periodo di massima fioritura (ca 2900-2350 a.C.), quando con i suoi 50 000 abitanti era considerata – non a torto – la più grande città del mondo, la cinta fortificata misurava quasi 10 chilometri, arrivando a occupare un’area
di ben 550 ettari. Nonostante i complessi scavi (condotti dagli archeologi tedeschi a partire dal 1912) non siano stati ancora del tutto ultimati, ci appare ormai chiaro il tipo di disposizione urbanistica di questa città-simbolo della grandezza sumerica. Essa era infatti organizzata attorno a due grandi poli religiosi, che ne costituivano di fatto il principale centro di interesse e di governo. Tali poli, all’interno dell’imponente circuito murario, erano costituiti dai due preesistenti insediamenti che, unendosi, avevano dato origine alla città. Quello più meridionale, detto Kullàba, aveva al centro il grandioso Tempio Bianco (dal colore delle sue mura, rivestite di candida calce), quello più
settentrionale, chiamato Eànna, si articolava intorno al cosiddetto Tempio di Calcare (dal materiale di cui era costituito l’imponente basamento di 2400 metri quadrati), dedicato a Inanna, la veneratissima dea dell’amore e della fecondità. Le abitazioni della città, in mattoni crudi e legno, tendono pertanto a disporsi intorno alle due grandi emergenze sacre, quasi per esserne simbolicamente protette, mentre le strade, piuttosto strette e tortuose, anticipano quello che sarà il futuro sviluppo di molte città vicino-orientali. Le necessità del commercio (presenza di magazzini e mercati facilmente accessibili), della difesa (irrobustimento del sistema murario) e di rappresentanza (sviluppo di
regge, templi e altre strutture monumen-tali) modificano profondamente, nel corso dei secoli, il disegno della città. La prevalenza di un andamento a scacchiera, che sarà alla base anche dei successivi sviluppi urbanistici occidentali, è già evidente nellaricostruita Babilonia.

Babilonia
La capitale dell’omonimo impero, giunta al suo massimo splendore fra la fine del VII e la prima metà del VI secolo a.C., è delimitata da una poderosa, doppia cinta muraria spessa quasi 20 metri, lunga oltre 8 chilometri e guarnita da più di 400
torri, circa una ogni 18-20 metri. La forma è quella di un grande rettangolo, orientato da Sud-Ovest a Nord-Est, avente un’area di circa 400 ettari. La città è attraversata al centro, nel senso della sua minor larghezza, dall’Eufrate
e i due quartieri che ne derivano, a Est e a Ovest del fiume, sono collegati da un ponte grandioso, lungo oltre 120 metri. Nel circuito delle mura, percorso esternamente da un canale artificiale alimentato dallo stesso Eufrate, si aprono simmetricamente otto porte, dedicate ad altrettante divinità.
Dalle porte, poi, si dipartono delle direttrici viarie di grande scorrimento che determinano una maglia cittadina abbastanza regolare, all’interno della quale si sviluppano sia i grandi poli del potere religioso (come il Tempio di Marduk, sulla riva orientale del fiume) sia quelli del potere imperiale (come il Palazzo di Nabucodonosor , presso la gigantesca Porta di Is˘htar sia, infine, il compatto tessuto delle residenze (in semplici mattoni crudi) che, secondo stime attendibili, sembra siano arrivate a ospitare oltre 100 000 abitanti. L’organizzazione spaziale di Babilonia,
dunque, prefigura già l’assetto di una città «moderna», nella quale le emergenze monumentali, pur costituendo i punti simbolici di snodo della città, non interferiscono con le funzioni quotidiane dell’abitare, del lavorare e del commerciare. Anzi, proprio attraverso l’eccezionalità architettonica di tali emergenze (il solo palazzo reale, ad

esempio, aveva una superficie di oltre 5000 metri quadrati) la città aumenta il proprio prestigio nei confronti delle città vicine, richiamando sempre nuovi artigiani e mercanti che, grazie alla loro opera, contribuiranno a renderla ancora più attiva e più ricca, accrescendone ulteriormente il potere economico e la supremazia politica.

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