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Mausoleo di Galla Placidia

L’Augusta Galla Placidia, figlia di Teodosio II,alla morte del fratello,l’imperatore Onorio,avvenuta nel 423 d.C. ,assunse il comando dell’impero,trasferendosi da Costantinopoli a Ravenna. All’interno della propria residenza l’imperatrice fece erigere vari edifici di culto,fra cui la chiesa cruciforme di S.Croce,alle estremità del cui nartece innalzò due piccole costruzioni anch’esse cruciformi. Di queste due costruzioni rimane oggi quella di destra,integra nella sua struttura e completamente isolata:il Mausoleo di Galla Placidia. La tradizione vuole che all’interno di tale costruzione,che misura 12.75 m x 10.25 m,abbia trovato sepoltura l’imperatrice stessa;tale ipotesi non viene tuttavia condivisa dall’odierna critica storica,che ritiene che Galla Placidia sia stata sepolta nel mausoleo gentilizio di famiglia presso S.Pietro in Vaticano,essendo morta nel 450 d.C. a Roma.

In seguito al lento ma costante sprofondamento del suolo di Ravenna verso la falda idrica,il mausoleo è oggi interrato per circa 1,50 m,non apparendo perciò nelle originali proporzioni. L’organismo architettonico del Mausoleo,databile al secondo quarto del V secolo,presenta esternamente una modesta struttura laterizia,ornata su tre lati dell’edificio da agili archeggiature che alleggeriscono l’intera costruzione. La facciata non è invece decorata in quanto costituiva l’estremità sud del nartece della chiesa di S.Croce. All’incontro dei bracci della croce si erge una torretta che internamente cela una piccola cupola. Alla semplicità della struttura esterna si contrappone la grande sontuosità della decorazione interna,costituita nella parte inferiore da una zoccolatura gialla,rifatta fra il 1898 ed il 1902,e superiormente da un mosaico magnificamente conservato. La gamma cromatica spazia dal blu indaco di fondo a tonalità di grigio e azzurro,ravvivate da sfumature rosse,verdi e gialle.
La cupola è decorata da 570 stelle d’oro che ruotano attorno al sommo della calotta occupato da una croce latina,anch’essa dorata. Le stelle risaltano sul cielo notturno al di sopra dei simboli alati degli Evangelisti,emergenti da nuvole variopinte. Nei quattro lunettoni del tamburo a sostegno della cupola,circondati da una fascia ornamentale,compaiono otto bianche figure di Apostoli,in atteggiamento acclamante,fra cui sono ben riconoscibili sul lato est S.Pietro e S.Paolo. Gli altri quattro Apostoli sono raffigurati,due per parte,nelle volte laterali. Le lunette ai lati del braccio corto dell’edificio presentano scene tematicamente simili:rappresentano infatti entrambe un cervo che si dirige verso un piccolo laghetto,fra volute d’acanto simmetriche;l’immagine è chiaramente simbolica in quanto richiama alla mente un passo del salmo (VLII, 1-2) che suona:”Come il cervo desidera la fonte delle acque,così,o mio Dio,l’anima mia desidera Te”.
Le volte dei bracci dell’edificio sono ricoperte da un mosaico color indaco,su cui campeggiano corolle di fiori bianchi e rossi e piccoli globi d’oro.
Sulla lunetta di fronte all’ingresso è raffigurato S.Lorenzo che,con in mano il libro dei Salmi e la croce professionale,simboli dell’ordine diaconali di appartenenza,incede verso una graticola lambita dalle fiamme,strumento sul quale si dice abbia sofferto il martirio. Accanto è raffigurato un armadietto che,avendo gli sportelli aperti,lascia intravedere quattro libri rilegati in rosso:si tratta dei quattro Vangeli,poiché al di sopra di ognuno di essi si legge il nome di un Evangelista.
Nella lunetta sopra la porta d’ingresso domina l’amabile figura del Buon Pastore tra il suo gregge. Cristo,rivestito di una tunica d’oro e d’un manto purpureo,è seduto di tre quarti su uno scaglione di roccia. Con la sinistra si appoggia ad un’alta croce e con la destra attira a sé una delle sei pecorelle che lo circondano. Esse si volgono tutte verso di Lui in mezzo ad un paesaggio campestre animato da alberi,erbe e cespugli.
All’interno del Mausoleo sono inoltre conservati tre sarcofagi in marmo;quello che si trova al di sotto della lunetta raffigurante S.Lorenzo è di dimensioni imponenti e ha u n coperchio a doppio spiovente con acroteri angolari. Al centro del lato anteriore e di quello posteriore campeggia uno spazio delimitato privo tuttavia di iscrizioni;per questo si ritiene che sia il sarcofago destinato ad accogliere dopo la morte l’imperatrice Galla Placidia. Il sarcofago collocato nel braccio sinistro dell’edificio è databile alla fine del V secolo e si ritiene possa essere quello di Costanzo III,secondo marito di Galla Placidia. Il sarcofago collocato nel braccio sinistro,attribuibile all’inizio del VI secolo,è detto di Valentiniano III,figlio di Galla Placidia ed ha un coperchio semicilindrico ornato di squame. Sulla sua fronte sono allineate tre edicole contenenti una croce;davanti a quella centrale,sui cui bracci si appoggiano due colombe,si staglia l’agnello mistico sul monte. Il lato posteriore è caratterizzato da una medesima composizione anche se solamente abbozzata.


S.Apollinare Nuovo

La basilica di S.Apollinare Nuovo fu fatta erigere nel 526 dal Re Teodorico che la destinò al culto ariano dedicandola al Salvatore. Oggi si presenta ai visitatori preceduta da un portichetto rinascimentale ed affiancata da un campanile cilindrico alto più di 38 metri,edificato intorno al X secolo e caratterizzato da una serie ascendente di aperture.
Nel 561,dopo la cacciata dei Goti,la chiesa fu adibita al culto cattolico e dedicata a S.Martino per poi cambiare nuovamente denominazione verso la metà del IX secolo;in tale periodo vennero infatti trasportate nella basilica le reliquie di S.Apollinare,fino ad allora custodite nella basilica di Classe,e la chiesa fu chiamata S.Apollinare Nuovo.
Per quanto riguarda l’interno,l’edificio,che misura m 42 x 21,è suddiviso in tre navate da due file di dodici colonne ciascuna,le quali furono rialzate insieme al pavimento all’inizio del XVI secolo di circa 1.20 m rispetto al livello originario. L’abside che conclude la navata centrale è stato ricostruita nel 1950 seguendo i muri perimetrali antichi riportati alla luce in quel periodo;dietro a tale abside è ancora visibile quella più ampia costruita in età barocca. Al centro del presbiterio si ergono quattro colonne di porfido che facevano probabilmente parte dell’antico ciborio a posto a copertura dell’altare. A partire dal XVI secolo il soffitto è a cassettoni ma quello originale era a capriate e lasciava intravedere i lacunari dorati lungo le falde del tetto.

Originariamente la decorazione musiva ricopriva anche l’abside e il muro di controfacciata;oggi si possono ammirare invece solo i mosaici che ornano le pareti laterali della navata centrale i quali sono articolati in tre fasce orizzontali sovrapposte. La prima corre vicino al tetto,la seconda si sviluppa negli spazi fra una finestra e l’altra mentre la terza si svolge nella parte più bassa,immediatamente sopra gli archi sorretti dalle colonne. I mosaici risalgono tutti all’epoca di Teodorico tranne le parti centrali delle fasce inferiori delle due pareti,risalenti alla seconda meta del VI secolo,quando la chiesa fu riconciliata al culto cattolico.
Nella fascia più alta della parete sinistra si susseguono tredici riquadri,alternati a pannelli decorati,che rappresentano i principali miracoli ed alcune parabole di Cristo come le nozze di Cana,la moltiplicazione dei pani e dei pesci e la resurrezione di Lazzaro. Di fronte a queste scene,sulla parete opposta,sono raffigurate immagini della passione di Cristo e di avvenimenti successivi alla sua morte,ad esempio l’ultima cena,il tradimento di Giuda e Gesù condotto al calvario.
Si presume che i mosaici della parete destra e quelli della parete sinistra siano stati realizzati da due artisti diversi in quanto presentano evidenti differenze stilistiche:quelli di sinistra rappresentano scene più pacate,tranquille mentre quelli di destra,molto più affollati di personaggi,raffigurano episodi drammatici e più movimentati.
I mosaici che si trovano nella fascia intermedia,all’altezza delle finestre,ritraggono su fondo dorato trentadue figure di Santi e Profeti. Della stessa epoca sono le raffigurazioni all’inizio ed alla fine delle fasce inferiori:Il porto e la città di Classe e La Madonna in trono fra quattro Angeli a sinistra ed il Palazzo di Teodorico e Cristo in trono fra quattro Angeli a destra. D’età giustiniana sono invece i mosaici nella parte centrale delle due fasce inferiori che rappresentano le teorie delle Sante precedute a sinistra dai Re Magi e a destra dai Martiri. Ogni immagine di queste processioni,che si snodano lentamente con il medesimo ritmo,reca scritto il proprio nome al di sopra della testa.


S.Apollinare in Classe

L’imponente basilica di S.Apollinare in classe fu consacrata dal vescovo Massimiano il 9 Maggio del 549;il nome “in Classe”,deriva da quella del vicino “opidum Classis”,che sorse a difesa del porto fondato da Ottaviano Augusto.
La basilica si trova a circa cinque chilometri dal centro di Ravenna ed oggi lontana dal mare che un tempo la lambiva;essa può essere vista anche da molto distante grazie al campanile alto 37,50 m risalente probabilmente al X secolo e snellito da una serie ascendente di monofore,bifore e trifore,per le quali furono utilizzate colonnine bianche con capitelli a stampella.
La chiesa,dal classico sviluppo basilicale,era originariamente preceduta da un quadriportico,di cui furono ritrovati i resti nel ‘800;alla parte centrale della facciata,inquadrata da due lisce lesene,si addossa il nartece che a sinistra è affiancato da una costruzione quadrangolare simile ad una torretta e che doveva in origine essere presente anche sul lato destro dell’edificio. I muri laterali sono ornati dal susseguirsi di archeggiature e dalla presenza di numerose,ampie finestre;l’abside,che internamente è semicircolare,si presenta esternamente in forma poligonale ed è circondato da due vani quadrati che fanno spazio a due piccole absidi pentagonali.
L’interno,che misura m 55,58 x 30,30,è caratterizzato dalla presenza di due file di colonne che delimitano la larghissima navata centrale;tali colonne in marmo,che provengono dalle officine del Proconneso,hanno la peculiarità di possedere venature orizzontali,poggiano su basi dadiformi e sono sormontate da capitelli con foglie rigonfie dal vento e da altrettanti pulvini.
I muri laterali,su ciascuno dei quali si aprivano anticamente tre porte,si presentano spogli e disadorni,ma originariamente erano rivestiti di marmo,come testimonia lo storico Andrea-Agnello. Purtroppo nel corso del 1400 molti dei marmi che ornavano l’abbazia sono stati utilizzati per decorare il Tempio riminese dedicato a Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Al giorno d’oggi il presbiterio della chiesa risulta notevolmente rialzato,a causa dell’aggiunta della cripta,sicuramente posteriore alla costruzione dell’abbazia; sull’epoca di costruzione della cripta esistono tuttavia teorie contrastanti:alcuni sostengono risalga al VII secolo,altri alla fine del XI,mentre una terza ipotesi la fa risalire addirittura alla seconda metà del XII secolo.
Di certo si sa comunque che all’epoca della costruzione della chiesa il presbiterio non c’era e lo spazio da esso oggi occupato era destinato alla zona riservata al clero,delimitata da plutei,transenne e piastrini di cui sono state rinvenute le fondamenta,e che si estendeva fino alla terzultima colonna.
Sfortunatamente il grande mosaico che doveva coprire tutto il pavimento è andato in gran parte distrutto tanto che oggi se ne possono osservare soltanto tre frammenti:uno all’inizio della navata destra,uno in fondo a quella sinistra e un terzo,rinvenuto al di sotto del pavimento della navata centrale,che è stato addossato alla parete destra della chiesa.
Sono invece integri gli splendidi mosaici che ornano l’arco trionfale e l’abside. Non tutta la decorazione musiva risale però allo stesso periodo;secondo alcuni studiosi la parte superiore dell’arco trionfale risalirebbe al VII secolo,mentre secondo altri è da far risalire al XI. Nel registro superiore,che si stende per tutta la larghezza dell’arco,è raffigurato Cristo con gli occhi sbarrati all’interno di un cerchio,circondato a destra ed a sinistra dalle figure alate degli Evangelisti che emergono fra nuvole stilizzate:l’Aquila,l’Uomo alato,il Leone ed il Vitello. Nel registro sottostante,di forma irregolare a causa del giro dell’arco,sono raffigurate le città di Gerusalemme ad un estremo e di Betlemme dalla parte opposta,circondate da mura adorne di pietre preziose. Da ognuna delle città escono sei agnelli che raffigurano simbolicamente i dodici Apostoli e si dirigono verso l’immagine di Cristo nel registro soprastante. Nei rinfianchi dell’arco sono raffigurate due palme che spiccano su un fondo blu scuro e che sono da attribuire al VI secolo,così come le sottostanti figure degli arcangeli Gabriele e Michele. Ancora sotto si trovano le figure di S.Matteo e forse S.Luca,risalenti probabilmente al XII secolo.
La decorazione dell’abside,che risale interamente al VI secolo,si suddivide in due zone:nella parte superiore,in mezzo ad un cielo dorato,dalle cui piccole nubi emergono le figure di Mosè ed Elia,campeggia un grande disco gemmato che contiene una croce tempestata di pietre preziose che,all’incrocio dei bracci,contiene a sua volta un medaglione con il volto di Cristo. La croce è sormontata dalla scritta greca IXOYC,le cui lettere sono le iniziali di altre cinque parole greche che significano “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”. Sotto la croce sono invece presenti le parole “Salus Mundi”.
Nella zona più bassa è raffigurata una verde valle fiorita,con rocce scure contornate di bianco,erbe,cespugli e piante. Al centro della valle è raffigurato S. Apollinare,intento a pregare Dio perché conceda la grazia celeste ai fedeli affidati alla sua cura e rappresentati simbolicamente dai dodici agnelli che lo circondano. Contemporanee alla costruzione dell’abbazia sono anche le figure dei Vescovi Severo,Ecclesio,Orso ed Ursicino che compaiono negli spazi fra le finestre. Di un secolo dopo sono invece i due pannelli laterali:quello di destra raffigura i sacrifici di Abele,Abramo e Melchisedech con colori spenti e fiacchi,mentre in quello di sinistra compaiono l’Imperatore Costantino IV Pogonato con i fratelli Eraclio e Tiberio.
Importanti sono anche i sarcofagi presenti lungo i muri perimetrali e che risalgono al V,VI,VII ed VIII secolo,permettendo così di farsi un’idea dell’evoluzione della scultura nei secoli:dalle plastiche raffigurazioni degli Apostoli tipiche del V secolo,si passa nei secoli successivi a decorazioni simbolico-decorative prive di profondità.
Importante è inoltre il ciborio marmoreo in fondo alla navata sinistra,eretto nel XI secolo in onore di S.Eleucadio;sotto a questo ciborio trovano spazio due tavolette marmoree raffiguranti l’Annunciazione.


Battistero Neoniano

Il battistero fu fatto erigere nel primo quarto del V secolo dal Vescovo Orso in funzione dell’attigua cattedrale(per questo è anche chiamato Battistero della Cattedrale);in origine aveva forma ottagonale,così come il Battistero della Cattedrale di Milano,risalente al IV secolo. Alla base di ognuno dei quattro lati piani,alternati ad altrettanti lati absidati,si apriva originariamente una porta,di cui oggi è visibile solo l’arco che la sormontava,in quanto il livello primitivo del Battistero si trova tre metri al di sotto del piano stradale. Poco dopo la metà del V secolo il Vescovo Neone coprì l’edificio con una cupola,adornandolo inoltre di stupendi mosaici tuttora intatti.
Se per quanto riguarda l’esterno del battistero le lesene culminati in archetti pensili che si profilano nella parte superiore denotano un successivo rifacimento,l’interno è caratterizzato dalla perfetta armonia fra architettura e decorazione. Gli splendidi mosaici si affiancano agli stucchi nella parte inferiore della cupola. Quest’ultima presenta decorazioni musive che si possono considerare articolate in tre zone,un disco mediano e due fasce ad esso concentriche. Nel medaglione che spicca alla sommità della cupola è raffigurato il battesimo di Cristo nel Giordano;mentre Gesù è in piedi nelle acque S.Giovanni Battista procede al rito e la personificazione del fiume emerge dalle acque offrendo a Cristo un panno verde con il quale asciugarsi. La testa di Gesù,la colomba,la testa ed il braccio destro di Giovanni Battista risalgono ad un restauro ottocentesco.
Nella prima fascia sono rappresentate su fondo blu dodici figure di apostoli che,divisi in due schiere capeggiate da S.Pietro e da S.Paolo,avanzano lentamente tenendo in mano una simbolica corona gemmata. Ogni Apostolo è riconoscibile grazie al nome posto ai lati della testa.
La fascia più esterna è divisa in otto settori ognuno dei quali al centro presenta un’abside: all’interno di queste sono rappresentati alternativamente un trono ed un altare che rappresentano la sovranità e la divinità di Cristo.
Più in basso,all’altezza delle finestre sono presenti decorazioni a stucchi,anch’esse risalenti all’epoca del Vescovo Neone. Ancora più sotto si svolge una decorazione musiva con volute d’acanto verde e oro su fondo blu.

Mausoleo di Teodorico

Il mausoleo di Teodorico,re dei Goti morto nel 526,sorge a circa un chilometro di distanza da Ravenna;fu costruito con grandi blocchi di calcare istriano,squadrati e saldamente connessi l’uno all’altro nonostante l’assenza di calce,di cui il principale è quello che costituisce la copertura e che misura 11 m di diametro e 3 m di spessore arrivando a sfiorare le 300 tonnellate di peso. L’edificio è costituito da due ordini sovrapposti;quello inferiore,decagonale,possiede una nicchia su ogni lato,circondata da un arco a tutto sesto formato da conci di pietra dentati. Nella nicchia rivolta ad ovest è stata ricavata la porta che permette di accedere all’ambiente a forma di croce,coperto a crociera e sempre rischiarato da sei finestrelle,che dovette essere usato per la liturgia funebre.
L’ordine superiore,più stretto del primo,è anch’esso decagonale. Immediatamente al di sotto della copertura monolitica l’edificio è ornato da un fregio a tenaglia,di ispirazione nordica. All’interno il secondo ordine è circolare e presenta al centro una vasca di porfido in cui trovò sepoltura Teodorico.
In base ad un recente studio si suppone che la copertura sia stata posizionata con l’ausilio di un piano inclinato fino alla sommità del primo livello e di leve per sollevarla ulteriormente.

L’Augusta Galla Placidia,figlia di Teodosio II,alla morte del fratello,l’imperatore Onorio,avvenuta nel 423 d.C. ,assunse il comando dell’impero,trasferendosi da Costantinopoli a Ravenna. All’interno della propria residenza l’imperatrice fece erigere vari edifici di culto,fra cui la chiesa cruciforme di S.Croce,alle estremità del cui nartece innalzò due piccole costruzioni anch’esse cruciformi. Di queste due costruzioni rimane oggi quella di destra,integra nella sua struttura e completamente isolata:il Mausoleo di Galla Placidia. La tradizione vuole che all’interno di tale costruzione,che misura 12.75 m x 10.25 m,abbia trovato sepoltura l’imperatrice stessa;tale ipotesi non viene tuttavia condivisa dall’odierna critica storica,che ritiene che Galla Placidia sia stata sepolta nel mausoleo gentilizio di famiglia presso S.Pietro in Vaticano,essendo morta nel 450 d.C. a Roma.
In seguito al lento ma costante sprofondamento del suolo di Ravenna verso la falda idrica,il mausoleo è oggi interrato per circa 1,50 m,non apparendo perciò nelle originali proporzioni. L’organismo architettonico del Mausoleo,databile al secondo quarto del V secolo,presenta esternamente una modesta struttura laterizia,ornata su tre lati dell’edificio da agili archeggiature che alleggeriscono l’intera costruzione. La facciata non è invece decorata in quanto costituiva l’estremità sud del nartece della chiesa di S.Croce. All’incontro dei bracci della croce si erge una torretta che internamente cela una piccola cupola. Alla semplicità della struttura esterna si contrappone la grande sontuosità della decorazione interna,costituita nella parte inferiore da una zoccolatura gialla,rifatta fra il 1898 ed il 1902,e superiormente da un mosaico magnificamente conservato. La gamma cromatica spazia dal blu indaco di fondo a tonalità di grigio e azzurro,ravvivate da sfumature rosse,verdi e gialle.
La cupola è decorata da 570 stelle d’oro che ruotano attorno al sommo della calotta occupato da una croce latina,anch’essa dorata. Le stelle risaltano sul cielo notturno al di sopra dei simboli alati degli Evangelisti,emergenti da nuvole variopinte. Nei quattro lunettoni del tamburo a sostegno della cupola,circondati da una fascia ornamentale,compaiono otto bianche figure di Apostoli,in atteggiamento acclamante,fra cui sono ben riconoscibili sul lato est S.Pietro e S.Paolo. Gli altri quattro Apostoli sono raffigurati,due per parte,nelle volte laterali. Le lunette ai lati del braccio corto dell’edificio presentano scene tematicamente simili:rappresentano infatti entrambe un cervo che si dirige verso un piccolo laghetto,fra volute d’acanto simmetriche;l’immagine è chiaramente simbolica in quanto richiama alla mente un passo del salmo (VLII, 1-2) che suona:”Come il cervo desidera la fonte delle acque,così,o mio Dio,l’anima mia desidera Te”.
Le volte dei bracci dell’edificio sono ricoperte da un mosaico color indaco,su cui campeggiano corolle di fiori bianchi e rossi e piccoli globi d’oro.
Sulla lunetta di fronte all’ingresso è raffigurato S.Lorenzo che,con in mano il libro dei Salmi e la croce professionale,simboli dell’ordine diaconali di appartenenza,incede verso una graticola lambita dalle fiamme,strumento sul quale si dice abbia sofferto il martirio. Accanto è raffigurato un armadietto che,avendo gli sportelli aperti,lascia intravedere quattro libri rilegati in rosso:si tratta dei quattro Vangeli,poiché al di sopra di ognuno di essi si legge il nome di un Evangelista.
Nella lunetta sopra la porta d’ingresso domina l’amabile figura del Buon Pastore tra il suo gregge. Cristo,rivestito di una tunica d’oro e d’un manto purpureo,è seduto di tre quarti su uno scaglione di roccia. Con la sinistra si appoggia ad un’alta croce e con la destra attira a sé una delle sei pecorelle che lo circondano. Esse si volgono tutte verso di Lui in mezzo ad un paesaggio campestre animato da alberi,erbe e cespugli.
All’interno del Mausoleo sono inoltre conservati tre sarcofagi in marmo;quello che si trova al di sotto della lunetta raffigurante S.Lorenzo è di dimensioni imponenti e ha u n coperchio a doppio spiovente con acroteri angolari. Al centro del lato anteriore e di quello posteriore campeggia uno spazio delimitato privo tuttavia di iscrizioni;per questo si ritiene che sia il sarcofago destinato ad accogliere dopo la morte l’imperatrice Galla Placidia. Il sarcofago collocato nel braccio sinistro dell’edificio è databile alla fine del V secolo e si ritiene possa essere quello di Costanzo III,secondo marito di Galla Placidia. Il sarcofago collocato nel braccio sinistro,attribuibile all’inizio del VI secolo,è detto di Valentiniano III,figlio di Galla Placidia ed ha un coperchio semicilindrico ornato di squame. Sulla sua fronte sono allineate tre edicole contenenti una croce;davanti a quella centrale,sui cui bracci si appoggiano due colombe,si staglia l’agnello mistico sul monte. Il lato posteriore è caratterizzato da una medesima composizione anche se solamente abbozzata.


S.Apollinare Nuovo

La basilica di S.Apollinare Nuovo fu fatta erigere nel 526 dal Re Teodorico che la destinò al culto ariano dedicandola al Salvatore. Oggi si presenta ai visitatori preceduta da un portichetto rinascimentale ed affiancata da un campanile cilindrico alto più di 38 metri,edificato intorno al X secolo e caratterizzato da una serie ascendente di aperture.
Nel 561,dopo la cacciata dei Goti,la chiesa fu adibita al culto cattolico e dedicata a S.Martino per poi cambiare nuovamente denominazione verso la metà del IX secolo;in tale periodo vennero infatti trasportate nella basilica le reliquie di S.Apollinare,fino ad allora custodite nella basilica di Classe,e la chiesa fu chiamata S.Apollinare Nuovo.
Per quanto riguarda l’interno,l’edificio,che misura m 42 x 21,è suddiviso in tre navate da due file di dodici colonne ciascuna,le quali furono rialzate insieme al pavimento all’inizio del XVI secolo di circa 1.20 m rispetto al livello originario. L’abside che conclude la navata centrale è stato ricostruita nel 1950 seguendo i muri perimetrali antichi riportati alla luce in quel periodo;dietro a tale abside è ancora visibile quella più ampia costruita in età barocca. Al centro del presbiterio si ergono quattro colonne di porfido che facevano probabilmente parte dell’antico ciborio a posto a copertura dell’altare. A partire dal XVI secolo il soffitto è a cassettoni ma quello originale era a capriate e lasciava intravedere i lacunari dorati lungo le falde del tetto.
Originariamente la decorazione musiva ricopriva anche l’abside e il muro di controfacciata;oggi si possono ammirare invece solo i mosaici che ornano le pareti laterali della navata centrale i quali sono articolati in tre fasce orizzontali sovrapposte. La prima corre vicino al tetto,la seconda si sviluppa negli spazi fra una finestra e l’altra mentre la terza si svolge nella parte più bassa,immediatamente sopra gli archi sorretti dalle colonne. I mosaici risalgono tutti all’epoca di Teodorico tranne le parti centrali delle fasce inferiori delle due pareti,risalenti alla seconda meta del VI secolo,quando la chiesa fu riconciliata al culto cattolico.
Nella fascia più alta della parete sinistra si susseguono tredici riquadri,alternati a pannelli decorati,che rappresentano i principali miracoli ed alcune parabole di Cristo come le nozze di Cana,la moltiplicazione dei pani e dei pesci e la resurrezione di Lazzaro. Di fronte a queste scene,sulla parete opposta,sono raffigurate immagini della passione di Cristo e di avvenimenti successivi alla sua morte,ad esempio l’ultima cena,il tradimento di Giuda e Gesù condotto al calvario.
Si presume che i mosaici della parete destra e quelli della parete sinistra siano stati realizzati da due artisti diversi in quanto presentano evidenti differenze stilistiche:quelli di sinistra rappresentano scene più pacate,tranquille mentre quelli di destra,molto più affollati di personaggi,raffigurano episodi drammatici e più movimentati.
I mosaici che si trovano nella fascia intermedia,all’altezza delle finestre,ritraggono su fondo dorato trentadue figure di Santi e Profeti. Della stessa epoca sono le raffigurazioni all’inizio ed alla fine delle fasce inferiori:Il porto e la città di Classe e La Madonna in trono fra quattro Angeli a sinistra ed il Palazzo di Teodorico e Cristo in trono fra quattro Angeli a destra. D’età giustiniana sono invece i mosaici nella parte centrale delle due fasce inferiori che rappresentano le teorie delle Sante precedute a sinistra dai Re Magi e a destra dai Martiri. Ogni immagine di queste processioni,che si snodano lentamente con il medesimo ritmo,reca scritto il proprio nome al di sopra della testa.


S.Apollinare in Classe

L’imponente basilica di S.Apollinare in classe fu consacrata dal vescovo Massimiano il 9 Maggio del 549;il nome “in Classe”,deriva da quella del vicino “opidum Classis”,che sorse a difesa del porto fondato da Ottaviano Augusto.
La basilica si trova a circa cinque chilometri dal centro di Ravenna ed oggi lontana dal mare che un tempo la lambiva;essa può essere vista anche da molto distante grazie al campanile alto 37,50 m risalente probabilmente al X secolo e snellito da una serie ascendente di monofore,bifore e trifore,per le quali furono utilizzate colonnine bianche con capitelli a stampella.
La chiesa,dal classico sviluppo basilicale,era originariamente preceduta da un quadriportico,di cui furono ritrovati i resti nel ‘800;alla parte centrale della facciata,inquadrata da due lisce lesene,si addossa il nartece che a sinistra è affiancato da una costruzione quadrangolare simile ad una torretta e che doveva in origine essere presente anche sul lato destro dell’edificio. I muri laterali sono ornati dal susseguirsi di archeggiature e dalla presenza di numerose,ampie finestre;l’abside,che internamente è semicircolare,si presenta esternamente in forma poligonale ed è circondato da due vani quadrati che fanno spazio a due piccole absidi pentagonali.
L’interno,che misura m 55,58 x 30,30,è caratterizzato dalla presenza di due file di colonne che delimitano la larghissima navata centrale;tali colonne in marmo,che provengono dalle officine del Proconneso,hanno la peculiarità di possedere venature orizzontali,poggiano su basi dadiformi e sono sormontate da capitelli con foglie rigonfie dal vento e da altrettanti pulvini.
I muri laterali,su ciascuno dei quali si aprivano anticamente tre porte,si presentano spogli e disadorni,ma originariamente erano rivestiti di marmo,come testimonia lo storico Andrea-Agnello. Purtroppo nel corso del 1400 molti dei marmi che ornavano l’abbazia sono stati utilizzati per decorare il Tempio riminese dedicato a Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Al giorno d’oggi il presbiterio della chiesa risulta notevolmente rialzato,a causa dell’aggiunta della cripta,sicuramente posteriore alla costruzione dell’abbazia; sull’epoca di costruzione della cripta esistono tuttavia teorie contrastanti:alcuni sostengono risalga al VII secolo,altri alla fine del XI,mentre una terza ipotesi la fa risalire addirittura alla seconda metà del XII secolo.
Di certo si sa comunque che all’epoca della costruzione della chiesa il presbiterio non c’era e lo spazio da esso oggi occupato era destinato alla zona riservata al clero,delimitata da plutei,transenne e piastrini di cui sono state rinvenute le fondamenta,e che si estendeva fino alla terzultima colonna.
Sfortunatamente il grande mosaico che doveva coprire tutto il pavimento è andato in gran parte distrutto tanto che oggi se ne possono osservare soltanto tre frammenti:uno all’inizio della navata destra,uno in fondo a quella sinistra e un terzo,rinvenuto al di sotto del pavimento della navata centrale,che è stato addossato alla parete destra della chiesa.
Sono invece integri gli splendidi mosaici che ornano l’arco trionfale e l’abside. Non tutta la decorazione musiva risale però allo stesso periodo;secondo alcuni studiosi la parte superiore dell’arco trionfale risalirebbe al VII secolo,mentre secondo altri è da far risalire al XI. Nel registro superiore,che si stende per tutta la larghezza dell’arco,è raffigurato Cristo con gli occhi sbarrati all’interno di un cerchio,circondato a destra ed a sinistra dalle figure alate degli Evangelisti che emergono fra nuvole stilizzate:l’Aquila,l’Uomo alato,il Leone ed il Vitello. Nel registro sottostante,di forma irregolare a causa del giro dell’arco,sono raffigurate le città di Gerusalemme ad un estremo e di Betlemme dalla parte opposta,circondate da mura adorne di pietre preziose. Da ognuna delle città escono sei agnelli che raffigurano simbolicamente i dodici Apostoli e si dirigono verso l’immagine di Cristo nel registro soprastante. Nei rinfianchi dell’arco sono raffigurate due palme che spiccano su un fondo blu scuro e che sono da attribuire al VI secolo,così come le sottostanti figure degli arcangeli Gabriele e Michele. Ancora sotto si trovano le figure di S.Matteo e forse S.Luca,risalenti probabilmente al XII secolo.
La decorazione dell’abside,che risale interamente al VI secolo,si suddivide in due zone:nella parte superiore,in mezzo ad un cielo dorato,dalle cui piccole nubi emergono le figure di Mosè ed Elia,campeggia un grande disco gemmato che contiene una croce tempestata di pietre preziose che,all’incrocio dei bracci,contiene a sua volta un medaglione con il volto di Cristo. La croce è sormontata dalla scritta greca IXOYC,le cui lettere sono le iniziali di altre cinque parole greche che significano “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”. Sotto la croce sono invece presenti le parole “Salus Mundi”.
Nella zona più bassa è raffigurata una verde valle fiorita,con rocce scure contornate di bianco,erbe,cespugli e piante. Al centro della valle è raffigurato S. Apollinare,intento a pregare Dio perché conceda la grazia celeste ai fedeli affidati alla sua cura e rappresentati simbolicamente dai dodici agnelli che lo circondano. Contemporanee alla costruzione dell’abbazia sono anche le figure dei Vescovi Severo,Ecclesio,Orso ed Ursicino che compaiono negli spazi fra le finestre. Di un secolo dopo sono invece i due pannelli laterali:quello di destra raffigura i sacrifici di Abele,Abramo e Melchisedech con colori spenti e fiacchi,mentre in quello di sinistra compaiono l’Imperatore Costantino IV Pogonato con i fratelli Eraclio e Tiberio.
Importanti sono anche i sarcofagi presenti lungo i muri perimetrali e che risalgono al V,VI,VII ed VIII secolo,permettendo così di farsi un’idea dell’evoluzione della scultura nei secoli:dalle plastiche raffigurazioni degli Apostoli tipiche del V secolo,si passa nei secoli successivi a decorazioni simbolico-decorative prive di profondità.
Importante è inoltre il ciborio marmoreo in fondo alla navata sinistra,eretto nel XI secolo in onore di S.Eleucadio;sotto a questo ciborio trovano spazio due tavolette marmoree raffiguranti l’Annunciazione.


Battistero Neoniano

Il battistero fu fatto erigere nel primo quarto del V secolo dal Vescovo Orso in funzione dell’attigua cattedrale(per questo è anche chiamato Battistero della Cattedrale);in origine aveva forma ottagonale,così come il Battistero della Cattedrale di Milano,risalente al IV secolo. Alla base di ognuno dei quattro lati piani,alternati ad altrettanti lati absidati,si apriva originariamente una porta,di cui oggi è visibile solo l’arco che la sormontava,in quanto il livello primitivo del Battistero si trova tre metri al di sotto del piano stradale. Poco dopo la metà del V secolo il Vescovo Neone coprì l’edificio con una cupola,adornandolo inoltre di stupendi mosaici tuttora intatti.
Se per quanto riguarda l’esterno del battistero le lesene culminati in archetti pensili che si profilano nella parte superiore denotano un successivo rifacimento,l’interno è caratterizzato dalla perfetta armonia fra architettura e decorazione. Gli splendidi mosaici si affiancano agli stucchi nella parte inferiore della cupola. Quest’ultima presenta decorazioni musive che si possono considerare articolate in tre zone,un disco mediano e due fasce ad esso concentriche. Nel medaglione che spicca alla sommità della cupola è raffigurato il battesimo di Cristo nel Giordano;mentre Gesù è in piedi nelle acque S.Giovanni Battista procede al rito e la personificazione del fiume emerge dalle acque offrendo a Cristo un panno verde con il quale asciugarsi. La testa di Gesù,la colomba,la testa ed il braccio destro di Giovanni Battista risalgono ad un restauro ottocentesco.
Nella prima fascia sono rappresentate su fondo blu dodici figure di apostoli che,divisi in due schiere capeggiate da S.Pietro e da S.Paolo,avanzano lentamente tenendo in mano una simbolica corona gemmata. Ogni Apostolo è riconoscibile grazie al nome posto ai lati della testa.
La fascia più esterna è divisa in otto settori ognuno dei quali al centro presenta un’abside: all’interno di queste sono rappresentati alternativamente un trono ed un altare che rappresentano la sovranità e la divinità di Cristo.
Più in basso,all’altezza delle finestre sono presenti decorazioni a stucchi,anch’esse risalenti all’epoca del Vescovo Neone. Ancora più sotto si svolge una decorazione musiva con volute d’acanto verde e oro su fondo blu.

Mausoleo di Teodorico

Il mausoleo di Teodorico,re dei Goti morto nel 526,sorge a circa un chilometro di distanza da Ravenna;fu costruito con grandi blocchi di calcare istriano,squadrati e saldamente connessi l’uno all’altro nonostante l’assenza di calce,di cui il principale è quello che costituisce la copertura e che misura 11 m di diametro e 3 m di spessore arrivando a sfiorare le 300 tonnellate di peso. L’edificio è costituito da due ordini sovrapposti;quello inferiore,decagonale,possiede una nicchia su ogni lato,circondata da un arco a tutto sesto formato da conci di pietra dentati. Nella nicchia rivolta ad ovest è stata ricavata la porta che permette di accedere all’ambiente a forma di croce,coperto a crociera e sempre rischiarato da sei finestrelle,che dovette essere usato per la liturgia funebre.
L’ordine superiore,più stretto del primo,è anch’esso decagonale. Immediatamente al di sotto della copertura monolitica l’edificio è ornato da un fregio a tenaglia,di ispirazione nordica. All’interno il secondo ordine è circolare e presenta al centro una vasca di porfido in cui trovò sepoltura Teodorico.
In base ad un recente studio si suppone che la copertura sia stata posizionata con l’ausilio di un piano inclinato fino alla sommità del primo livello e di leve per sollevarla ulteriormente.

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