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Il Laooconte

A Rodi, attorno alla metà del ll secolo a.c. viene costruita una delle statue più importanti dell’arte ellenistica: il Laocoonte, a noi è giunta una copia dell’epoca in marmo, mentre l’originale, da quanto dicono le fonti, è in bronzo. Questa statua quando fu esposta suscitò una grande emozione in tutti gli artisti che ne presero spunto, anche nel rinascimento fu presa come punto di riferimento da un famoso scultore: Michelangelo Buonarotti.
Mostra che nonostante le statue in quell’epoca avevano raggiunto anche uno scopo celebrativo, vi erano ancora rappresentazioni mitologiche, principalmente venivano rappresentate scene drammatiche. Il mito dice che Laooconte era un sacerdote troiano ceh aveva un potere di predizione, lui sapeva che se i Troiani avessero portato il cavallo di Troia dentro le mura della città essa sarebbe stata distrutta, ma nessuno lo ascoltò.
Poseidone, che era dalla parte dei Greci, si arrabbiò e decise di mandare dei serpenti che hanno catturato lui e suoi figli e li hanno uccisi trascinandoli nel mare. La statua rappresenta il momento in cui Laooconte e i figli vengono catturati e cercano inutilmente di liberarsi, in una situazione di forte dinamismo. Avviene anche la torsione, le gambe sono da una parte e il corpo si gira dall’altro. Laooconte ha la testa puntata verso l’alto e sembra esaurire le forze, dal suo viso straziato si capisce quindi che ormai aveva capito quale sarebbe stato il suo destino. I figli sono in posizione antitetica, un altro aspetto importante è che la statua rende la tridimensionalità e rispetta il pathos. Un altro esempio di statue ellenistiche che rappresentano bene questi principi è il complesso di Ulisse e Polifemo.

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