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L’arte tardo-antica

Per arte tardo-antica intendiamo le forme artistiche che caratterizzarono gli anni compresi tra la fine del II e il IV-V secolo (imperatori Antonini). Nel 293 Diocleziano cominciò a farsi costruire un immenso palazzo a Spalato. Con Massenzio inizia la costruzione della Basilica romana. Nelle basiliche si amministrava la giustizia e si trattavano già affari. Solitamente erano composte da un grande ambiente rettangolare, spesso diviso in tre o più spazi (navate) da due o più file di colonne, con ingresso posto su uno dei lati maggiori o anche su uno di quelli minori o su ambedue. Al centro di uno dei lati maggiori o di uno di quelli minori (o su entrambi) si apriva un’abside a pianta rettangolare o semicircolare, al cui interno era situato il seggio del magistrato che amministrava la giustizia. La copertura poteva essere costituita da capriate lignee (cioè da travi inclinate rinforzate da un elemento longitudinale) che reggevano il tetto o da una volta a crociera in muratura o calcestruzzo. L’illuminazione proveniva da grandi finestre.

La colonna di Marco Aurelio è simile a quella Traiana. Rispetto a quella Traiana le bande del nastro spiraliforme si riducono di numero, le figure che compongono le scene sono più alte e meno numerose, il rilievo è più marcato e più profondo, cosicché si hanno forti contrasti chiaroscurali. L’aspetto della colonna, cilindrica, è deformato e ondeggiante. L’Arco di Costantino ha tre fornici, un attico e colonne libere su alti piedistalli addossati ai pilastri. Le colonne sostengono una trabeazione, mentre in prosecuzione del loro asse, e di fronte all’attico, sono collocate statue di prigionieri Daci. Il monumento è, forse, il più antico edificio di spoglio (materiale edilizio ricavato dalla spogliazione di altri edifici preesistenti). L’arco ingloba rilievi e sculture provenienti da monumenti dell’età di Traiano, di Adriano e di Marco Aurelio. La sua stessa struttura non è completamente di età costantiniana. L’intera porzione inferiore dell’arco risulta essere quella di un arco di trionfo dedicato ad Adriano. La parte inferiore del monumento onorario è interamente costruita in opera isodoma di marmo, mentre l’attico è in muratura di mattoni, riempimento in conglomerato cementizio e rivestimento in lastre marmoree.

Naos: cella.
Basilica Cristiana: andamento longitudinale e l’ingresso è sempre collocato in uno dei lati minori. Essa è preceduta da un quadriportico. La porzione di porticato che corrisponde alla facciata della basilica è detta nartece. L’interno della Basilica è diviso in navate. Quella centrale è di solito più ampia e più alta delle laterali, e termina con un abside. Questa si compone di un semicilindro innestato sulla parete di fondo, sormontato da un quarto di sfera a cui di da il nome di catino absidale. Talvolta il corpo longitudinale è tagliato trasversalmente da una navata, il transetto. Se i due bracci del transetto sono più corti delle navate la basilica si dice a croce latina, se sono uguali e si innestano al centro delle navate si parla di edificio a croce greca. Chiamiamo presbiterio il luogo riservato al clero, posto in fondo alla navata principale di fronte all’abside e solitamente è rialzato; è separato dalla navata da un recinto di marmo, detto transenna o pluteo.

Quadriportico: spazio di forma pressoché rettangolare con un porticato posto su tutti e quattro i lati.
Nartèce: porzione di porticato che corrisponde alla facciata della basilica.
Navata: parti (in genere tre) in cui è suddiviso l’interno della basilica tramite due o più serie di colonne. La navata centrale è solitamente più ampia e più alta delle laterali per permettere l’inserimento delle finestre.
Abside: è immediatamente visibile sul retro dell’altare. Solitamente conclude il presbiterio di una chiesa. Su di essa viene posto l’altare maggiore.
Catino Absidale: ha la forma di un quarto si sfera o di mezza cupola. E’ la parte superiore dell’abside.
Transetto: corpo longitudinale tagliato trasversalmente da una navata.
a Croce Latina: se i due bracci del transetto sono più corti delle navate.
a Croce Greca: se i due bracci del transetto sono uguali e si innestano al centro delle navate.
Presbiterio: luogo riservato al clero, posto in fondo alla navata principale di fronte all’abside. Solitamente è rialzato.
Transenna o Pluteo: recinto di marmo che delimita il presbiterio.
Martyria: edifici a pianta circolare o poligonale che sorgono sul luogo del martirio di un santo o sulla sua tomba.
Battistero: edificio riservato al rito del battesimo.

Basilica di San Pietro

Luogo della sepoltura dell’apostolo Pietro, voluta dall’Imperatore Costantino. Edificio preceduto da un quadriportico e suddiviso internamente in cinque navate. Un transetto precedeva l’unica ampia abside semicilindrica. Ospitata nel transetto, la tomba di San Pietro era protetta da un baldacchino formato da quattro colonne tortili con tralci di vite (dette salomoniche).

Santa Maria Maggiore

È, fra le basiliche paleocristiane, quella meglio conservata. L’interno è diviso in tre navate tramite due file di classiche colonne ioniche lisce e architravate. Al di sopra di queste le pareti della navata centrale sono forate da finestre, affiancate da lesene corinzie in asse con le sottostanti colonne. L’arco trionfale e la porzione di muro compresa fra la cornice e le finestre sono ricoperte di scene a mosaico. La copertura a cassettoni, di epoca rinascimentale, sostituisce quella originaria a capriate. La trabeazione distingue la porzione inferiore della navata centrale.

Santa Sabina

L’interno della basilica si compone di un’ampia navata centrale affiancata da due navate laterali. L’edificio è quasi completamente spoglio, infatti la struttura muraria è prevalentemente composta da mattoni.

Santa Costanza

Eretta come mausoleo di Costanza. Fu ben presto trasformata in battistero e, nel 1254, in chiesa. Interamente di mattoni, è a pianta circolare, con le pareti perimetrali scavate da piccole nicchie. Lo spazio centrale è coperto da una cupola che si imposta su un tamburo sorretto da archi che poggiano su un anello di colonne d’ordine composito accoppiate. Le colonne di granito liscio sono accoppiate in senso radiale (disposte una dietro l’altra e allineate nella direzione del raggio). Tra l’anello interno e quello esterno corre una volta anulare mosaicata interrotta solo dalla porzione opposta all’ingresso, che risulta coperta da un’altra volta a crociera. Anche la cupola era rivestita di mosaici in origine.

Basilica di San Lorenzo (Milano)

A pianta centrale preceduta da un ampio quadriportico. La forma esterna è quella di un quadrato per ampio tratto in curve. In corrispondenza degli angoli si elevano delle torri che contrastano la spinta della cupola posta a copertura del grande vano centrale. Questo si dilata in quattro esedre incorniciate da grandi arconi sui quali si imposta il tamburo a pianta ottagonale. Le esedre comprendono due ordini sovrapposti di arcate.

La tecnica del mosaico
È soprattutto tra il IV e il V secolo che la tecnica del mosaico (o tecnica musiva) diventa la più diffusa, a Roma e nei territori del suo impero, per decorare pavimenti e pareti, arrivando persino a sostituire la pittura. I mosaicisti romani impiegavano soprattutto pietre dure, terracotta e ciottoli di forma parallelepipeda, detti tessere. A cominciare dalla seconda metà del I secolo a.C. iniziò a diffondersi anche l’uso di tessere in pasta di vetro. I colori a disposizione aumentarono enormemente con l’uso del mosaico a pasta vitrea. Soprattutto l’impiego di schede a fondo dorato e argentato dette luogo a profonde innovazioni nell’effetto complessivo della decorazione musiva. Le tessere si immergevano nell’intonaco fresco, che veniva via via applicato al di sopra di un sottofondo sul quale il soggetto da rappresentare era stato precedentemente disegnato o inciso. Al risultato finale partecipava anche il piccolo vuoto che veniva intenzionalmente lasciato tra una tessera e l’altra. Spesso il mosaico si sovrapponeva a un dipinto vero e proprio, in quel caso le tessere d’oro erano collocate su un fondo rosso. Dopo aver disegnato con piccole tessere le sagome delle figure, si riempivano gli spazi fra l’una e l’altra secondo filari pressoché orizzontali per ottenere effetti speciali. Successivamente si iniziava a lavorare all’interno delle figure stesse.


I mosaici di Roma e Milano

La volta circolare del deambulatorio di Santa Costanza ci ha conservato quelle che sono le più antiche decorazioni musive paleocristiane. È possibile riconoscere almeno due tipologie ornamentali: la prima è costituita da un sistema geometrico di cerchi, losanghe, intrecci. La seconda, organizza le varie porzioni di volta con maggiore libertà compositiva. Tra le scene più note del deambulatorio si pone quella che illustra una vendemmia. Dai quattro angoli del riquadro radiale si innalzano delle piante di vite che distendono i propri tralci fino a riempire quasi tutto lo spazio disponibile. Formano così una corona attorno a una figura rappresentata a mezzo busto nel centro della scena e tratta secondo la tecnica che abbiamo definito compendiaria. Ai quattro angoli il trasporto dell’uva e la pigiatura concludono i soggetti del pannello. Il fondo è chiarissimo e su di esso il disegno risalta con precisione, mentre i colori squillanti rendono gioiosa la rappresentazione. Simili per caratteristiche ai mosaici romani della navata di Santa Maria Maggiore sono quelli milanesi che ancora si conservano nella Basilica di San Lorenzo. Nel mosaico absidale della Cappella di San Aquilino gli apostoli sono distribuiti a semicerchio attorno alla figura del Cristo. Questi, seduto in trono, solleva il braccio destro e tiene un libro aperto nella mano sinistra. Viene così presentato nel duplice ruolo di re (quindi sommo legislatore) e di maestro che insegna. Gli apostolo sono raffigurati in ambito senatoriale. Il Cristo è giovane senza barba, la cui solida volumetria è accentuata dalle pieghe delle vesti.

L’arte a Ravenna

La città di Ravenna fu oggetto di ampi interventi artistici. Essa fu il centro in cui si incontrarono arte romana paleocristiana e arte bizantina (nome dato al paleocristiano d’oriente). L’arte bizantina fu una delle tante forme assunte dall’arte che, più in generale, abbiamo più volte definito “tardo-antica”.

L’architettura e i mosaici

* Periodo imperiale. Mausoleo di Galla Placidia: presenta una pianta irregolare e quasi a croce greca, con volte a botte sui quattro bracci e una cupola all’incrocio di questi. All’esterno l’edificio è particolarmente povero e semplice. La cupola non è visibile dall’esterno, perché racchiusa entro murature verticali coperte da una piramide. Questa struttura di protezione e di contenimento delle spinte si chiama tiburio. L’interno è di una stupefacente ricchezza ornamentale. È rivestito da marmi preziosi e di mosaici splendenti. La cupola copre il vano centrale, all’intersezione con il transetto, così, in puri e inessenziali supporti della decorazione. Al di sotto della cupola sono ospitate coppie di santi, mentre le volte a botte presentano ornamentazioni a motivi geometrici e vegetali. Nel braccio della croce posto di fronte all’ingresso due Santi poggiano su un piano ben evidente che restringe prospetticamente verso il fondo e sul quale essi proiettano le loro ombre di corpi solidi e veri. Nella lunetta sottostante viene raffigurata una stanza con un armadio dalle ante aperte e una graticola sotto la quale è stato appiccato un fuoco. Il mausoleo imperiale non poteva che accogliere atti aulici.
Il Battistero degli Ortodossi o Neoniano: l’edificio ha pianta ottagonale con absidi su quattro lati ed è coperto da una calotta, celata da un tiburio. Il sobrio esterno, in mattoni, è appena mosso dai volumi delle piccole absidi, dalle finestre centinate (formate superiormente a semicerchio) e dagli archetti pensili separati da lesene. L’interno è suddiviso in tre parti: le due inferiori comprendono un doppio ordine di arcate che si sviluppano lungo gli otto lati dell’edificio, quella superiore è costituita dalla sola cupola. Gli archi appoggiano sui pulvini, elementi architettonici caratteristici dell’architettura bizantina, posti al di sopra dei capitelli e aventi la forma di un tronco di piramide rovesciato. Le grandi arcate dell’ordine inferiore racchiudono porzioni di muro rivestite in opus sectile di porfido e marmi pregiati. Quelle della zona mediana ospitano una triplice archeggiatura in stucco: quella centrale è occupata dalle finestre, mentre le due laterali accolgono figure femminili. Questa porzione centrale simula un loggiato interno che, negli edifici paleocristiani e anche in quelli romanici e gotici, viene più propriamente chiamato matroneo, in quanto riservato solo alle donne. La cupola è interamente mosaicata. La decorazione si organizza secondo due fasce concentriche gravitanti attorno a un nucleo centrale.
* Periodo ostrogotico: Basilica di Sant’Apollinare Nuovo: eretta da Teodorico. Edificio a tre navate, privo di quadriportico e preceduto dal solo nartece che viene più propriamente detto ardica. La navata centrale è conclusa da un abside semicilindrica e gli archi a tutto sesto che delimitano sono sorretti da colonne dorate di pulvinio. I mosaici appartengono a epoche differenti. Le decorazioni musive dividono in tre fasce distinte le pareti della navata centrale. Mausoleo di Teodorico: a pianta decagonale (10 lati) con profonde arcate cieche si imposta il massiccio corpo del piano superiore circondato da uno stretto ambulacro. Al di sopra di questo secondo corpo, un basso tamburo cilindrico sorregge una ciclopica cupola monolitica, formata cioè da un sol blocco di pietra, che conclude la costruzione. All’aspetto imperiale e alle tecniche costruttive romane si sovrappongono decorazioni di gusto barbarico, specie nella cornice al di sotto della calotta. Si tratta di semplici disegni geometrici in successione costituenti un motivo decorativo detto tenaglia.
* Periodo Giustinianeo: sotto il regno di Giustiniano l’impero d’oriente visse un periodo particolarmente glorioso, non solo dal punto di vista politico e legislativo, ma anche artistico. La più importante opera architettonica della capitale Constantinopoli: la Chiesa di Santa Sofia.
La Basilica di San Vitale a Ravenna richiama ai grandi esempi monumentali paleocristiani. Ha una pianta ottagonale preceduta da un quadriportico ma attualmente solo dall’ardica a forcipe che si dispone tangente a uno spigolo della costruzione centrica. All’esterno la struttura mostra la sua semplicità essendo solo di mattoni. All’interno a quello perimetrale si somma un secondo ottagono, i cui lati si dispiegano come i petali di un fiore. Lo spazio centrale è coperto da una cupola emisferica raccordata al tamburo ottagonale dai pennacchi. Due sono gli ingressi che si aprono su altrettanti lati adiacenti all’ottagono esterno. Uno di essi è in asse con il presbiterio, seguito dell’abside. Questa è affiancata da due piccoli ambienti caratteristici delle basiliche bizantine: a destra il diaconicon per la conservazine del pane e del vino consacrati, a sinistra la protesis per la conservazione delle suppellettili e per la preparazione delle funzioni liturgiche. I mosaici del presbiterio sono senza dubbio i più preziosi della basilica. In particolare sono degni di nota i due pannelli, leggermente concavi per essere posti all’innesto della conca dell’abside, raffiguranti Giustiniano e la consorte, accompagnati dai dignitari e dalle dame di corte. I due mosaici si collocano nella grande tradizione del rilievo storico romano. L’imperatore e l’imperatrice sono rappresentati mentre portano all’altare le offerte del pane e del vino in giorno della consacrazione della basilica. I ritratti di Giustiniano e la consorte sembrano addirittura apparizioni divine. L’imperatore d’oriente era considerato il tramite fra Dio e il suo popolo e la sua dignità era pari a quella degli Apostoli. La tecnica rappresentativa è molto schematica.
La Basilica di Sant’Apollinare In Classe: le stesse tipiche caratteristiche bizantine le troviamo nel mosaico del catino absidale della basilica di Sant’Apollinare in Classe. La scena è divisa in due parti distinte. Al centro la croce gemmata, emblema della vittoria sulla morte, è qui il simbolo della trasfigurazione di Cristo. In basso, Sant’Apollinare, con le braccia sollevate nell’antico gesto dell’orante. In posizione frontale, rivolto verso la comunità dei fedeli, il santo vescovo è l’intermediario ideale tra gli uomini e Dio. L’intera porzione inferiore del catino consiste nella raffigurazione di un giardino fiorito.

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