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Gioielli etruschi

Interessante approfondimento sui gioielli etruschi, le fonti greche e latine presentano gli Etruschi come una popolazione incline al lusso e alle raffinate abitudini tipiche di una società fortemente discriminata

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I gioielli etruschi

Le fonti greche e latine presentano gli Etruschi come una popolazione incline al lusso e alle raffinate abitudini tipiche di una società fortemente discriminata, in cui l’aristocrazia domina fin dagli inizi dell’VIII secolo a.C. Soprattutto nella seconda metà ditale secolo si diffonde su larga scala l’impiego dei metalli preziosi anche per gli ornamenti personali. Ce ne forniscono ampia documentazione le tombe, dove sono accumulate ricchezze di ogni tipo; in particolare quelle femminili abbondano di gioielli. Sull’uso di molti dei monili rinvenuti ci illumina il repertorio stesso dei dipinti tombali etruschi, che ne documentano la funzione ornamentale. Fra gli ornamenti personali più antichi, riferibili al IX-VIII secolo (quando inizia in Etruria la lavorazione dell’oro), figurano, anche se non frequentemente, le fibule (termine con cui gli archeologi designano le fibbie o, più esattamente, le grandi spille di sicurezza comunissime nel mondo antico): di vario aspetto (ad arco, a sanguisuga, ecc.), sono questi gli oggetti tipici del periodo villanoviano. Fibule simili sono a volte realizzate anche in argento e molto spesso in bronzo, con decorazioni in metallo pregiato che servono solo a impreziosire l’oggetto.
All’VIII secolo vanno riferite preziose fibule, di uso femminile, con staffa a disco placcato in oro e ornata a sbalzo, talora guarnite con impiego di altri materiali (come l’ambra). Alla stessa fase (Età del Ferro) vanno poi attribuite varie spirali-fermacapelli da donna, monili (soprattutto collane) costituiti di lamine in oro, argento ed elettro, nonché girocolli con pendenti di forme svariate e legati a perle, elementi d’ambra, pasta vitrea e “faience”. Anche i medaglioni sono un ornamento caratteristico, già a partire da questo primo periodo. Si tratta di dischi bronzei ricoperti da una foglia aurea sbalzata con motivi di tipo geometrico e successivamente con un repertorio ricchissimo di decorazioni orientalizzanti: palmette, figure animali e fantastiche, ecc. Come si vede, nella fase più antica l’oro è usato per lo più in funzione di rivestimento di materiali meno nobili e viene lavorato a lamina o in fili spiraliformi.
Nuove tecniche di lavorazione si diffondono con l’affermarsi della cultura orientalizzante nel corso della seconda metà dell’VIII e nel VII secolo a. C. In Etruria, dove l’oreficeria è un settore artigianale precocemente apprezzato, tali tecniche vengono introdotte da orafi stranieri, grazie ai contatti intensa sviluppati fra Occidente e Oriente mediterraneo. Compare così l’uso lavorazione a filigrana e a granula contemporaneamente alla diffusione di nuovi repertori decorativi, che la gioielleria contribuisce notevolmente a divulgare anche a vantaggio di altre categorie artigianali. Nelle tombe di questo periodo sono documentati a fermacapelli a spirale, ma in forme molto più varie dei precedenti e ora in modo molto più ricco; spesso sono alle estremità da protomi animali. Nello stesso tempo si diffondono molteplici tipi di spilloni, fibule, collane, orecchini, bracciali. Si usano molto le placche a sbalzo variamente legate tra loro e tra i motivi ornamentali si affermano uccelli in volo, sfingi, scimmie, leoni, felini, animali fantastici e immagini della Pòtnia theròn (la Signora degli animali) insieme a vari riempitivi e arabeschi fitomorfi. Le collane sono a catena, a elementi metallici o di altro materiale, a fili intrecciati; spesso vengono arricchite da pendagli con ornamentazioni di origine orientale e da dischi. Tra i pendenti un tipo particolare è quello costituito da uno scarabeo girevole, legato a un anello per la sospensione; l’oggetto è di sicura provenienza orientale, ma ha mutato l’originaria funzione di sigillo in senso prevalentemente ornamentale. Le rappresentazioni plastiche degli scarabei (animali sacri in Egitto) continuano a essere preferite per il loro valore magico; sulla base recano intagli di vario tipo, ispirati al repertorio figurativo corrente. I bracciali a cerchio rigido, in uso fin dalla prima Età del Ferro, vengono progressivamente integrati da quelli a fascia elastica, a serpentina e a nastro. Le nuove tecniche di lavorazione si riscontrano anche nelle fibule, tra le quali abbondano quelle con arco a nastro trinato. Fibule tipicamente maschili sono quelle cosiddette ‘a drago’.
I principali centri di produzione sembrano individuabili in Vetulonia a nord e nell’area ceretana a sud; le tecniche di lavorazione appaiono analoghe, ma con scelte stilistiche ben distinte: mentre nell’area settentrionale prevale uno stile più disegnativo, nel meridione si afferma il gusto per l’ornamentazione ricca e fastosa. Tipici della seguente età arcaica sono gli orecchini definiti ‘a bauletto’, formati da una lamina rettangolare curvata e ornata a filigrana, da legare al lobo dell’orecchio semplicemente con un filo sottile. Contemporaneamente si afferma l’uso di orecchini a borchia molto ampia, tipo probabilmente originario dell’Asia Minore. Tra i pendenti delle collane figurano in questo periodo i castoni con pietre dure, a volte incisi sulla lamina che rimane in vista. Soprattutto dalla metà del VI secolo a.C. si vanno diffondendo anelli digitali, caratterizzati da castone lavorato a sbalzo, a incisione o con inserzione di gemme intagliate, a volte ancora con funzione sigillare. Anche in alcune forme di anello si coglie un ‘evidente derivazione orientale; molto diffusi, per esempio, sono i tipi imitanti i cartigli egizi, peraltro già riprodotti dalle oreficerie cipriote e rodiensi. Sono poi documentati anelli a losanga incisa, di origine greca; dalla metà del VI secolo a.C. entrano anche nell’uso corrente gli anelli a scarabeo girevole, il cui successo perdura incontrastato durante tutto il periodo ellenistico.
Tutto il repertorio decorativo del periodo arcaico mostra l’ellenizzazione crescente dell’arte etrusca. Alla fine del VI secolo a.C. alle tecniche ormai tradizionali si aggiunge l’uso di una granulazione finissima, quasi a pulviscolo, associata all’inserzione di paste vitree e pietre dure, con notevoli risultati decorativi e cromatici. Nell’età classica il repertorio decorativo locale torna a essere sempre più influenzato dall’arte greca contemporanea e, dalla fine del IV secolo a.C. in poi, mostra evidenti contatti con la produzione macedone e persiana. Vengono in uso diademi a fascia, lavorati a sbalzo, e orecchini a scudo ovale con grappolo pendente oppure a forma di ferro di cavallo con decorazione a sfere. Abbondano le ornamentazioni tratte dal mondo vegetale, ma s’incontrano anche temi decorativi più animati, come le figure a mezzo busto di giovani rappresentati fra cavalli, uccelli fra leoni e teste femminili disposte in funzione di contorno. Un altro modello di orecchino, diffuso nell’area meridionale, è quello a tubo, cioè ad anello terminato da un elemento sferoidale, schiacciato presso il punto d’appoggio al lobo dell’orecchio. In età ellenistica entrano nella moda locale anche orecchini con pendenti di vario materiale (oro, ambra, pasta vitrea), raffiguranti anforette, uccelli, protomi animali, teste di negro, campanule; si tratta di gioielli affini a quelli macedoni e tarantini. Altri monili tipici sono le bulle lavorate a sbalzo e destinate sia all’abbigliamento femminile sia a quello maschile (soprattutto dei giovani), nonché i pendagli cavi a protomi di satiro o con scene mitologiche complesse. All’interno di questi ultimi gioielli potevano essere raccolte essenze odorose.
Le statue di offerenti trovate a Lavinio testimonianza interessante della ricchezza degli addobbi muliebri nel mondo ed etrusco, ci indicano che più collane tipo diverso potevano essere indossate anche contemporaneamente. Le stesse sculture documentano poi l’uso di grandi pettorali, con scene ottenute a che sono però scarsamente presenti negli esempi originali di oreficeria.
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